Quando Charlie Brown si chiamava Pierino: la prima volta dei Peanuts in Italia

Il 20 febbraio 1961 i lettori di Paese Sera si trovarono tra le mani, senza saperlo, un oggetto storico: a pagina 7 del quotidiano, in mezzo alle altre strisce pubblicate già da anni, ne comparve una nuova. Il protagonista era un bambino dalla testa rotonda che dialogava con il suo cane. L’autore della serie si chiamava Charles M. Schulz. Il suo protagonista Pierino. Quella su Paese Sera fu la prima edizione italiana dei Peanuts, anche se è molto meno nota di quelle che la seguirono.

Mentre le strisce uscivano sul giornale, infatti, nella libreria milanese Milano Libri un gruppo di intellettuali appassionati di fumetti iniziava a leggere in originale quegli stessi fumetti provenienti da oltreoceano e pensava a come portarli in Italia. Nel 1963 uscì così l’antologia Arriva Charlie Brown! e due anni dopo la rivista Linus, che addirittura prendeva il nome da uno dei personaggi di Schulz e lo sbatteva pure in copertina. Sempre nel 1963 anche Bompiani aveva dato alle stampe un libretto quadrato dedicato a Snoopy, Felicità è un cucciolo caldo, che affiancava aforismi e vignette, traduzione del best seller Happiness is… a warm puppy.

Nessuno di loro sembrava essersi accorto che la striscia che tanto amavano uscisse in Italia già da tempo, né, come vedremo, la redazione di Paese Sera, almeno nei primi tempi, sembrava essere stata influenzata da quello che stava succedendo in libreria. La loro versione dei Peanuts fu un fatto isolato, una bolla senza conseguenze sulla storia editoriale dei personaggi in Italia e proprio per questo interessante. Come i passeri di Darwin, ebbe una sua evoluzione indipendente che merita di essere raccontata.

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La prima striscia dei Peanuts, pubblicata su Paese Sera il 20 febbraio 1961, uscita negli Stati Uniti il 9 novembre dell’anno precedente.
Questa, come tutte le immagini degli interni dei giornali sono ricavate dai microfilm conservati presso la Biblioteca Sormani di Milano.

Paese Sera era un quotidiano del Partito Comunista, fondato nel 1949, che dava molto spazio alla cronaca, all’attualità e allo sport, contenuti (e toni) più leggeri rispetto all’organo del partito, l’Unità. Il Post lo descrive così: «Fu un giornale vivace e indipendente, spesso in conflitto con il partito, attento alla cronaca rosa e a quella nera (i cui episodi erano spesso descritti come una questione sociale e non solo di ordine pubblico). Sulle sue pagine ha ospitato scrittori come Gianni Rodari, Norberto Bobbio e Umberto Eco». Fino al 1963, quando poi si fusero, era l’edizione serale di Il Paese. All’epoca, infatti, i quotidiani uscivano in diverse edizioni durante il corso della giornata, aggiornando via via le notizie. Paese Sera era l’ultima di sei, in edicola intorno alle 21 e in vendita fino alla mattina successiva. Per questo motivo aveva una doppia datazione: il numero che usciva la sera, ad esempio, del 20 settembre 1957 riportava la data «Venerdì 20 settembre – Sabato 21 settembre 1957».

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La prima pagina di Paese Sera del 26 agosto 1964, dedicata ai funerali di Palmiro Togliatti celebrati il giorno precedente.

Tra i contenuti “leggeri” del giornale, oltre all’oroscopo e alla cronaca sportiva, c’erano anche i fumetti. Dalla fine degli anni Cinquanta una pagina ospitava, di fianco alla posta dei lettori, una colonna di strisce umoristiche. Erano quasi tutte di provenienza americana, più o meno note (Flash Gordon di Dan Barry, Blondie di Chic Young, Henry di Carl Anderson, italianizzato in Enrico, Lord Blumm, ovvero Mister Abernathy, di Ralston Jones and Frank Ridgeway), ma c’era anche qualche produzione europea, come Turlupin del francese Piem e Don Celes, ribattezzata Carlo, dello spagnolo Olmo

Di domenica, a fumetti e vignette era dedicata una pagina intera, con tavole di personaggi decisamente più noti di quelli che comparivano dal lunedì al sabato. Negli anni vi passarono, ad esempio, il Paperino di Bob Karp e Al Taliaferro e Arcibaldo e Petronilla dei successori di George McManus; Blondie, unica strip della settimana ad avere l’onore della pubblicazione domenicale; i Katzenjammer Kids, prima intitolati Capitan Bum e poi Capitan Cocoricò, rifacendosi al nome che uno dei protagonisti aveva da decenni sul Corriere dei Piccoli. Tra le vignette spiccavano opere dei Disegnatori Riuniti di Cassio Morosetti e di Sempé, creatore con Goscinny del Piccolo Nicola.

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La sezione dei fumetti del 4 gennaio 1961. 

In questa massa di serie più o meno famose apparvero appunto le strisce di Pierino. Non si sa perché gli anonimi traduttori avessero deciso di chiamare in questo modo la striscia. Sicuramente Peanuts era un titolo poco trasparente, senza un corrispettivo chiaro in italiano: “noccioline” da noi non ha lo stesso significato di “cose da poco” che ha negli USA e che così poco piaceva a Schulz. Molto meglio quindi intitolarla al protagonista.

La scelta di ribattezzare Charlie Brown in Pierino è però davvero inspiegabile, tanto più quando su Paese Sera per i personaggi di altre strip, ma anche di tutti i comprimari dei Peanuts, erano tranquillamente utilizzati i nomi originali. La possibilità più concreta è che si cercasse di richiamare l’ambito delle barzellette: la striscia raccontava – secondo i traduttori – le vicende di bambini terribili, e “Pierino” indica la teppa per antonomasia.

Ai nostri occhi stupisce anche che la nuova serie non fosse in alcun modo presentata ai lettori. Non una parola, nemmeno due righe per annunciarla o per introdurre personaggi e autore. Per chi confezionava il giornale era chiaramente una strip come un’altra, buttata nel calderone solo perché era piaciuta a qualche redattore. Bisogna ricordare, però, che all’epoca i Peanuts non erano il fenomeno di costume che sarebbero poi diventati, e in Europa erano completamente sconosciuti, tranne che da qualche anglofono appassionato. Basti pensare che anche in Francia, dove la strip arrivò nel 1962 su Spirou, per la poca cura gli adattatori incapparono in vari errori, ad esempio identificando Lucy come la sorella di Charlie Brown.

Un altro indizio di questa poca attenzione al materiale pubblicato viene proprio dalle traduzioni su Paese Sera, niente affatto immuni da refusi o da scelte poco felici. A scorrere i numeri del giornale viene addirittura il dubbio che fossero affidate a persone diverse, probabilmente interne alla redazione, compreso qualcuno che ignorava completamente il pregresso della striscia. Impossibile spiegare altrimenti il fatto che, ogni tanto, il buon vecchio Pierino venisse chiamato Carletto…

Striscia del 25 maggio 1961, in originale uscita il 5 marzo 1960.

Negli oltre dieci anni in cui fu pubblicata, Peanuts non ebbe un trattamento di favore rispetto alle sue “colleghe”. Usciva dal lunedì al sabato e non ebbe mai spazio nella sezione domenicale dei fumetti. Non c’era nemmeno una distanza temporale regolare tra l’uscita americana e la pubblicazione su Paese Sera. Poteva capitare che un giorno uscisse una strip dell’anno precedente, il giorno dopo una di quello prima ancora e poi una vecchia di soli pochi mesi. Anche il loro ordine era spesso casuale, e non era raro trovare a gennaio strip sul Natale e altre su Capodanno e San Valentino nei giornali di marzo.

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La strip del Capodanno 1962 pubblicata su Paese Sera del 14 marzo 1964.

La coerenza interna della striscia, già minata da questo, era indebolita ulteriormente da un pesante adattamento per renderla più comprensibile a un pubblico di lettori casuali, che colpiva soprattutto le abitudini tipicamente americane, poco note da noi, e i rimandi interni alla serie. Ad esempio scomparve un classico tormentone di Schulz, il compleanno di Beethoven, festeggiato da Schroeder come se fosse la festa più importante dell’anno: troppo complicato per essere spiegato a chi non seguiva con attenzione la serie, fu sostituito da altre ricorrenze.

Un doppio caso di cancellazione del Compleanno di Beethoven, entrambe le volte fuori tempo.
La striscia del 24 novembre 1960 esce in Italia il 13 marzo 1964 e parla di San Valentino, mentre quella del 9 dicembre 1960 da noi il 4 gennaio 1962 assume un tema natalizio.

Per poco più di quattro anni la striscia proseguì in questo modo disordinato e poco filologico, fino all’aprile 1965. Quel mese nelle edicole italiane uscì il primo numero di Linus che, come già scritto, avrebbe portato alla ribalta la serie e soprattutto ne avrebbe fissato definitivamente, nel nostro Paese, nomi, lessico e tormentoni. La nuova rivista non passò inosservata nella redazione di Paese Sera. O a causa di accordi con il distributore o per adeguarsi alla nuova traduzione, dal 10 aprile Pierino cambiò nome, diventando Charly [sic] Brown. Tempo qualche mese, per fortuna, il refuso fu corretto e il bambino si chiamò definitivamente Charlie anche sul quotidiano del Partito Comunista.

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L’ultima striscia di Pierino e la prima di Charly Brown, 9 e 10 aprile 1965. Da notare anche il cambio di impaginazione delle strisce, con la testatina che passa a sinistra.

Nonostante questo, la redazione di Paese Sera continuò a tradursi “in casa” il fumetto, ignorando completamente quello che stava venendo fatto su Linus. Il caso più evidente riguarda The Great Pumpkin, l’essere divino che Linus adora e di cui aspetta ogni anno l’apparizione nell’orto in occasione di Halloween. I fratelli Cavallone, traduttori per la rivista pubblicata da Figure/Milano Libri, l’avevano ribattezzato Grande Cocomero, pur sapendo benissimo che pumpkin è la zucca: volevano però dargli un nome maschile, che lo avvicinasse a Babbo Natale, e avevano scartato – comprensibilmente – l’opzione “Grande Zuccone”. Di conseguenza, nonostante Schulz disegnasse chiaramente delle zucche, quello di Linus nella loro traduzione divenne un orto di cocomeri, con invidiabile coerenza interna e naturale confusione nei bambini alle prese con la strip.

Su Paese Sera questo ragionamento non fu fatto, vuoi per non creare confusione nei lettori, vuoi perché semplicemente la redazione non si era posta gli stessi scrupoli dei traduttori milanesi. Fu così, ad esempio, che sul giornale del 1° novembre 1967 Patty Mentina, ovvero Piperita Patty, ricevette una lettera da Linus che cercava di indottrinarla al credo della Grande Zucca. La striscia faceva parte di una sequenza di avvicinamento ad Halloween, mentre sul quotidiano romano fu pubblicata esattamente il giorno dopo. Bisogna ammettere però che, finalmente, la redazione aveva almeno iniziato a pubblicarle nell’ordine corretto.

Le strisce del 1 e del 2 novembre 1967 (17 e 18 ottobre 1966 in originale) con Patty Mentina e la Grande Zucca. 

È interessante come la poca cura della redazione di Paese Sera per una delle strisce più importanti al mondo sia andata di pari passo con una costante, crescente attenzione per i fumetti, sempre più numerosi e scelti con ottimo gusto. Dopo l’avvento di Linus, quando le strisce diventarono di moda, sul quotidiano furono pubblicati altri “pezzi grossi” come B.C., Il Mago di Id, Gli Antenati e Mafalda, al suo esordio in Italia. Addirittura dal 1965 il giornale stampò, nell’edizione domenicale, alcune tavole di Jules Feiffer due anni prima che lo scoprissero i lettori di Linus.

Inoltre, ogni anno, il giornale indiceva un concorso per nuovi fumettisti italiani in collaborazione con il Salone Internazionale dei Comics di Lucca. Nell’edizione del 1968 uscì vincitore la serie di un giovane di Modena, Franco Bonvicini, che un paio di anni dopo si ritrovò a pubblicare le sue Sturmtruppen proprio fianco a fianco con il Charlie Brown di Schulz.

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