“Il richiamo di Cthulhu” di H.P. Lovecraft in versione manga

richiamo cthulhu

Il richiamo di Cthulhu, romanzo breve di Howard Phillips Lovecraft scritto nel 1926 e pubblicato originariamente nel 1928 sulla rivista pulp Weird Tales, è una delle opere più rappresentative dell’intero Ciclo di Cthulhu, una serie di storie horror dello scrittore di Providence incentrate su creature mitologiche arrivate da luoghi distanti nello spazio e nel tempo. Dopo il recente L’ombra venuta dal tempo, il mangana Gou Tanabe si è dedicato proprio a questo caposaldo della mitologia lovecraftiana, un tassello irrinunciabile – poiché particolarmente concentrato sulla figura del mostro del titolo – nella sua lunga serie di rivisitazioni a fumetti dell’opera dello scrittore, che finora lo hanno visto lavorare su Il mastino e altre storieIl colore venuto dallo spazioL’abitatore del buioLe montagne della follia.

Il richiamo di Cthulhu racconta le vicende di Francis Wayland Thurston, il quale rinviene i diari e i documenti del suo defunto prozio, morto in quello che in apparenza fu un incidente. Il protagonista intraprenderà un viaggio che lo vedrà affrontare un’avventura inquietante che sconvolgerà per sempre la sua esistenza e la sua cognizione dell’universo, a seguito della scoperta dell’esistenza di creature misteriose che possono essere pericolosamente evocate tramite pratiche occulte.

La cifra stilistica di Lovecraft è fatta di descrizioni fumose, seppur straboccanti di aggettivi e di connotazioni singolari. Le creature ultraterrene da lui immaginate si nascondono all’occhio umano, si manifestano nei sogni, e lo scrittore fa di tutto per rendere inafferrabili alla mente del lettore il suo bestiario mutevole e immondo. Tanabe si è arrogato dunque il difficile compito di dare una resa visiva a Cthulhu e l’ha fatto con un’abbondanza di forme e dimensioni, tratteggiando una creatura imponente, perfettamente nel solco della tradizione iconografica che nel corso del secolo scorso ha visto immaginarlo: un mostro dalla testa di polipo gigante, dagli innumerevoli tentacoli e dalla fisicità molto più chiara e meno mutevole rispetto a come lo descrive Lovecraft stesso.

Lo Cthulhu di Tanabe è imponente, un’entità al limite del divino che si manifesta con meno mistero rispetto alla sua versione letteraria e che impone la sua presenza entrando con prepotenza in splash page singole o doppie, senza lasciare spazio ad altri elementi visivi. Viene in mente la prepotenza dello Cthulhu di Alberto Breccia, che si compone di macchie di una complessità intangibile, un termine di paragone necessario, essendo una delle più riuscite rappresentazioni del mito di Lovecraft. Quello Cthulhu era mutevole, idealmente fedele alle descrizioni dello scrittore.

Tanabe invece ha scelto di imporre il proprio Cthulhu come un elemento totemico, con un esito diverso ma altrettanto efficace. Una scelta chiara, nell’intento di celebrare quella figura nel modo più solenne, conferendole una potenza monolitica. Se in L’ombra venuta dal tempo Tanabe si esercitava nella difficile rappresentazione di scenari e architetture di luoghi che secondo Lovecraft nemmeno rispettavano il senso delle tre dimensioni, qui il suo lavoro si concentra su figure umane e disumane, in una continua contrapposizione tra uomo e bestia leggendaria che trascende il reale fino allo scontro mitologico.

Ogni volta che il fumettista giapponese – il cui nome ormai sembra inseparabile da quello di Lovecraft – si cimenta nella complessa impresa di interpretare un racconto dello scrittore di Providence si tratta un’esperienza avvolgente. Ma anche della dimostrazione che, nel confronto con un grande autore sfaccettato come Lovecraft, a Tanabe non manchi di certo la personalità.

Il richiamo di Cthulhu
di Gou Tanabe
traduzione di Silvia Ricci
J-Pop, ottobre 2020
cartonato o brossurato, 276 pp., b/n
20,00 € / 7,50 € (acquista online)

Leggi anche:

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su Instagram, Facebook e Twitter.