Il fenomeno dei romanzi sul cellulare e il loro rapporto con il manga

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Il «più originale fenomeno in voga», «la nuova forma letteraria che mescola originalità e un vago senso di infantilismo», ma anche «un fenomeno bizzarro completamente estraneo al senso comune del mondo letterario» e poi ancora «romanzi porno» e «di gusto volgare». Sono molte le definizioni catalizzate dal fenomeno socio-letterario giapponese dei keitai shōsetsu (romanzi per cellulare): da una parte lo si innalza a nuova forma letteraria, dall’altra lo su mortifica a espressione transitoria di una subcultura espressa da una gioventù illusa e autolesionista che si riconosce attraverso banali racconti d’amore e lacrime. Ma sia nel primo, sia nel secondo caso, i tentativi di definizione si sono rivelati da una parte ambigui o poco ragionati, dall’altra perentori. Cosa sono, allora, i keitai shōsetsu?

Il termine keitai shōsetsu può essere tradotto come romanzi su o per cellulare e identifica l’insieme di tutte quelle opere nate, scritte e lette principalmente attraverso l’uso di un telefonino. Grazie alla nascita di alcuni siti a iscrizione gratuita come Mahō no Irando e No ichigo, milioni di utenti hanno potuto creare una propria home page da personalizzare con diari, racconti, romanzi o semplici pagine di un blog. Sono soprattutto le ragazze tra i quindici e venticinque anni le principali artefici e consumatrici di questa forma narrativa: scrivono nei momenti di pausa, sul treno, a casa, tra le coperte prima di andare a dormire. E le lettrici fanno lo stesso. Si lasciano accompagnare dalla tormentata storia di un’altra adolescente come loro, tra spensierati ricordi adolescenziali ed esperienze dolorose.

Esploso nel 2007 come un fenomeno apparentemente nuovo e incontrollabile, il keitai shōsetsu si è sin da subito imposto come una delle più interessanti novità della letteratura giapponese contemporanea. Al di là delle notevoli implicazioni di natura socio-letteraria, questi romanzi hanno immediatamente destato curiosità e attenzione per le nuove tecnologie impegnate nella creazione di un testo letterario e per l’esplorazione di nuovi linguaggi mediali e digitali. La perplessità che suscita in ambienti letterari conservatori l’utilizzo di un supporto non cartaceo come primo veicolo di creazione e diffusione di letteratura è accompagnata da argomentate discussioni sul loro presunto valore letterario: possono, queste opere, essere considerate romanzi a tutti gli effetti? Con una scrittura squisitamente postmoderna, gli autori di queste opere hanno cercato di ritagliarsi un proprio spazio personale in cui raccontare, con lo stile diretto e incisivo degli sms, le proprie emozioni e passioni. Il risultato finale può essere sconcertante: frasi spezzate come singhiozzi, semplici elenchi di stati d’animo, brevi haiku contaminati dalle culture pop.

Di seguito proponiamo un estratto dal quarto capitolo del libro Pop Generation – La letteratura giapponese ai tempi del manga (Falzea), di Paolo La Marca – docente di lingua giapponese presso l’Università degli Studi di Catania, curatore della collana Doku di Coconino Press e peraltro nostro collaboratore – all’interno del quale vengono analizzati i legami tra questi romanzi e gli shōjo manga (i fumetti per ragazze).


I legami con lo shōjo manga

Leggendo un qualsiasi romanzo su cellulare è impossibile non riuscire a scorgere alcune palesi similitudini con il fumetto per ragazze. Inizialmente poco apprezzato dalla critica che sembrava prediligere i fumetti per ragazzi o il gekiga (劇画, immagini drammatiche), lo shōjo manga ha avuto due momenti decisivi: il primo intorno alla metà degli anni Settanta con la comparsa delle “signore del fumetto”, lo Hana no 24nen gumi (花の24年組, Il meraviglioso gruppo del 24) e il secondo con il «fenomeno Yoshimoto Banana» che ha riportato l’attenzione dei media e della critica su questo mondo di “fiori e sogni”. Proprio questo mondo di “fiori e sogni” – come il titolo di una famosa rivista che ospita queste opere, «Hana to yume» (花とゆめ) – ha fatto conoscere aspetti del tutto inediti di un universo narrativo che tutti credevano di conoscere. L’idea che il fumetto per ragazze dovesse necessariamente raccontare storie d’amore travagliate, ambientate in contesti stranieri, tra matrigne crudeli, sorellastre invidiose e avversità del destino, era nata in seguito al successo di alcune opere pubblicate a cavallo tra gli anni Cinquanta e Settanta e strutturate su plot assai simili.

Sul finire degli anni Cinquanta, invece, Watanabe Masako (わたなべまさこ, n.1929), Maki Miyako (牧美也子, n.1935) e Mizuno Hideko (水野英子, n.1939) hanno impresso una leggera svolta al fumetto per ragazze, rivitalizzandolo grazie alla presenza di nuovi scenari narrativi: Mizuno Hideko, allieva di Tezuka Osamu (手塚治虫, 1928-89), ha portato avanti l’eredità del maestro con commedie scanzonate di ispirazione fiabesca; Watanabe Masako e Maki Miyako, invece, si sono cimentate in storie di bambine sfortunate, in drammi umani, separazioni, miracolose agnizioni e conflittuali rapporti tra sorelle.

Subito dopo è stato il turno di due nomi importanti, Nishitani Yoshiko (西谷祥子, n.1943) e Satonaka Machiko (里中満智子, n.1948) che, attive per un lungo arco di tempo, hanno rivestito il fumetto per ragazze di un alone di melodramma grazie anche alla presenza di temi controversi come lo stupro e la perdita della verginità. Intorno al 1961 era esploso il boom di storie che ruotavano attorno alla vita quotidiana delle protagoniste, con un accento posto sulla vita scolastica. In molti casi la lettrice, oltre a immedesimarsi sul piano emotivo con le storie, trovava un riscontro grafico nella corrispondenza della propria uniforme scolastica con quella della protagonista.

Gli anni Ottanta, invece, hanno rifiutato le ambientazioni straniere, preferendo contesti quotidiani in cui diveniva ancor più facile l’immedesimazione tra lettrici e protagoniste del fumetto. Gran parte dei best seller di quegli anni sono storie ambientate nei licei, con ragazze alle prese con la vita quotidiana, le prime cotte, il primo rapporto sessuale e i problemi di incomunicabilità con la famiglia. Si vedano i manga di Tsumugi Taku (紡木たく, n.1964), Ikuemi Ryō (いくえみ綾, n.1964) e Takaguchi Satosumi (高口里純, n.1957). A farla da padrone sono i comportamenti giovanili e l’insofferenza degli adolescenti nei confronti del mondo degli adulti e della scuola: insofferenza che, spesso, si traduce in atti di aperta ribellione.

Risulta, quindi, evidente lo stretto rapporto che lega i keitai shōsetsu agli shōjo manga non solo in termini narrativi (identici plot; rapidità nello sviluppo degli eventi), ma anche stilistici (la scelta di articolare la narrazione in un susseguirsi di dialoghi). Per Sugiura Yumiko, leggere un romanzo come Daisuki yattanyade (大好きやったんやで, Mi piacevi un casino, 2007) di Rei, scevro da qualsiasi descrizione sessuale esplicita nonostante parli di host e di ragazze che lavorano in locali erotici, è come calarsi nella lettura di una romantica storia d’amore, del tutto simile – si potrebbe aggiungere – a un qualsiasi fumetto per ragazze immerso nella realtà contemporanea. Dello stesso avviso è anche lo scrittore Hirano Keichirō, per il quale il “ritmo” e lo stile di queste opere non ricordano affatto i romanzi, ma le singole vignette di un manga.

Per rendere evidenti le similitudini a livello narrativo tra keitai shōsetsu e shōjo manga, si è pensato di dividere le opere che trattano lo stesso tema in gruppi distinti, creando dei veri e propri «sottoplot» facilmente riscontrabili nei keitai shōsetsu a tematica amorosa:

Amici d’infanzia

Molti romanzi su cellulare raccontano la storia di due ragazzi che si conoscono sin dai tempi dell’infanzia. Una volta diventati grandi, si scoprono, o tutti e due o uno dei due, innamorati. Questo è il caso del romanzo Moshi mo kimi ga (もしもキミが, Se solo tu, 2006) di Rin (凛), in cui viene raccontata la straziante storia di Yuki e Maki, amici sin da piccoli, poi fidanzati, ma separati alla fine dalla morte di lei. In Akai ito (赤い糸, Il filo rosso del destino), invece, i due protagonisti legati dal filo rosso del destino, Mei e Akkun, si incontrano per la prima volta da piccoli di fronte a una pasticceria, per poi ritrovarsi, ormai adolescenti, al liceo. Osanajimi (幼なじみ, Amici d’infanzia) di banbi (sic.) è un’ulteriore versione della stessa storia. In questo caso la protagonista si chiama Haruka e, sebbene abbia trascorso insieme a Takuya un’infanzia come fratello e sorella, adesso, liceale, si scopre innamorata di lui:

In realtà non voglio che mi veda come una sorella minore, ma come una donna.
Eppure, ciò che si riflette sempre nel suo sguardo, non sono io.

Il mondo del fumetto per ragazze ha basato gran parte della propria fortuna su questo genere di storie. Senza andare troppo indietro nel tempo, ma dando soltanto un’occhiata ai best-seller degli ultimi anni, è doveroso quantomeno citare il manga Sunadokei (砂時計, La Clessidra, 2003-2006) di Ashihara Hinako (芦原妃名子).

Rapporti tra sorelle

L’incipit di Akai ito si apre con una confessione di Mei:

Yūya.
Il ragazzo che amo.
Eppure i suoi occhi non guardano me.
Anche se mi guarda, anche se ascolta la mia voce.
Cerchi dentro di me l’immagine di mia sorella?

Queste parole ci permettono di introdurre un altro tema molto comune, ossia il rapporto tra due sorelle. Akai ito si apre con il classico triangolo sentimentale, dove due sorelle si contendono l’amore di uno stesso ragazzo. Variazioni sul tema, invece, prevedono che una delle due sia innamorata di un ragazzo che, invece, stravede per l’altra. Questo abusato canovaccio regge le fila di un classico per eccellenza del fumetto per ragazze, Mariirū (マリィ・ルウ, Marylou, 1965) di Nishitani Yoshiko. Varianti dello stesso triangolo vedono la sorella minore innamorata del fidanzato/marito della sorella maggiore come nel racconto a fumetti Tanuki bayashi ga kikoeru (狸ばやしがきこえる, Ascoltando le musiche dei tanuki) di Ikuemi Ryō; oppure le due sorelle innamorate dello stesso ragazzo come nel manga Garasu no shiro (ガラスの城, Il castello di vetro, 1969) di Watanabe Masako. Piccole varianti al cast che compone il triangolo possono interessare il rapporto tra due cugine anziché sorelle, come nel romanzo Ima demo kimi o (今でもキミを, Ancora adesso tu, 2007), seguito del fortunato Moshi mo kimi ga di Rin. In quest’opera viene raccontata la storia di Yuki dopo la morte di Maki e l’entrata in scena della cugina di lei, Nao, da sempre innamorata di lui. Anche in questo caso, gli occhi di Yuki continuano a cercare lo sguardo di Maki che purtroppo non ritroverà più.

Un aspetto quanto mai interessante – che si può analizzare in qualità di sottotema molto frequente – è l’attenzione rivolta allo sguardo dell’amato. Lo si è già letto nell’incipit di Akai ito (Eppure, i suoi occhi non guardano me), ma anche in Osanajimi (Eppure, ciò che si riflette sempre nel suo sguardo, non sono io): il topos narrativo per cui la protagonista si accorge che il ragazzo che ama non la “vede” pur guardandola, è, quindi, piuttosto ricorrente e ci fornisce un ulteriore tassello che lega i keitai shōsetsu con lo shōjo manga. Anche nel manga Umi no ōrora (海のオーロラ, Aurora del mare, 1978-1980) di Satonaka Machiko leggiamo:

Quando ci si innamora, si prova interesse nel sapere cosa osservano gli occhi dell’altra persona.
Con la coda dell’occhio, inseguo sempre Franz.
Anche se mi mostro indifferente, osservo soltanto lui.
Ecco perché me ne sono accorta.
Franz fa come me…
Facendo finta di nulla, osserva sempre te.

Vita scolastica

Riuscire a fare una lista completa di tutti i keitai shōsetsu il cui incipit coincide con l’inizio della scuola (media o superiore che sia, non importa) è un’impresa alquanto ardua. O meglio, sarebbe più opportuno sottolineare come gran parte dei romanzi d’amore (恋愛ケータイ小説, ren’ai keitai shōsetsu) inizi parallelamente alle avventure scolastiche della protagonista. A pensarci bene, però, entrare in una nuova scuola, conoscere nuovi amici e magari innamorarsi dell’idolo di molte ragazze, sono gli elementi principali che riassumono la classica trama da shōjo manga.

In un fumetto di Ikeda Riyoko (池田理代子, n.1947) dal titolo Oniisama e… (おにいさまへ…, trad.it., Caro fratello, 1974), le prime pagine riportano una discussione tra madre e figlia sull’importanza di indossare o meno l’uniforme scolastica il primo giorno di scuola: la stessa identica scena apre la prima pagina/schermata del romanzo Il dono di un angelo di Chaco.

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Tra le prime autrici di manga che hanno iniziato ad ambientare le proprie storie tra i banchi di scuola, Nishitani Yoshiko occupa un posto di primo piano. I suoi manga, scanzonati e solari, seguono le vicende di alcune ragazze che, oltre ad ammiccare alla moda sfoggiando abiti diversi a ogni episodio, si affacciano all’amore innamorandosi tra le mura scolastiche. Tra le sue opere più rappresentative è doveroso citare Gakuseitachi no michi (学生たちの道, La strada degli studenti), pubblicato a puntate su «Shūkan Māgaretto» (週刊マーガレット, Weekly Margaret) dal 1967 al 1968. Insieme con altri manga, questo gakuen mono ha fatto da apripista a centinaia di fumetti che ancora oggi vengono pubblicati, pur se adattati, nella grafica e nei contenuti, al gusto di un pubblico contemporaneo. Qualche titolo: Seito shokun (生徒諸君!, Studenti!, 1977-1985) di Shōji Yōko (庄司陽子, n.1950), Hana yori dango (花より男子, trad.it., Hana yori dango – Meglio i ragazzi che i fiori, 1992-2003) di Kamio Yōko (神尾葉子, n.1966) e Bokura ga ita (僕等がいた, trad.it., Noi c’eravamo, 2002-2012) di Obata Yūki (小畑友紀) sono solo alcuni degli esempi più eclatanti e di maggiore successo commerciale.

Sul fronte dei romanzi su cellulare, come si è detto, si potrebbe fare prima a elencare le opere che non hanno un’ambientazione scolastica, ma per dovere di analisi, si citeranno soltanto le più rappresentative: Akai ito, Moshi mo kimi ga, Tenshi ga kureta mono, Koizora, Nijiiro no yakusoku (虹色の約束, Una promessa color arcobaleno, 2007) di Yume (結芽) o Namida ame (涙雨, Pioggia di lacrime, 2007) di Asuka (飛鳥).

Storie di formazione

In molti shōjo manga e keitai shōsetsu la protagonista è il più delle volte una ragazza dimessa, timida e introversa, spesso vittima di bullismo. Il manga Māsu (マース, Mars, 1996-2000) di Sōryō Fuyumi (惣領冬実, n.1959) racconta la classica storia di una ragazza che innamorandosi, ricambiata, del bel tenebroso di turno, diventa oggetto di minacce della ex fidanzata di lui. Una storia identica a quella del romanzo Koizora in cui Mika, appena fidanzatasi con Hiro, viene presa di mira dalla sua ex fidanzata che, per ripicca, la fa violentare da alcuni suoi amici, fino a essere l’involontaria causa del suo aborto.

Il carattere inizialmente debole della protagonista è una costante molto frequente in questo genere di storie. La sua apparente “fragilità”, infatti, è il motore che la spinge a reagire, crescere e maturare. Il fumetto, o romanzo su cellulare non importa, si apre con il ritratto di una ragazza giovane e insicura e si chiude con un altro ritratto dello stesso personaggio, maturato e cambiato dopo varie vicissitudini. In poche parole, un bildungsroman al femminile dei tempi moderni.

Ijime

Nel racconto Kizu (Ferite) presente nella raccolta Koibana – Aka (恋バナ – 赤, Storie d’amore – Rosso, 2005) di Yoshi, la protagonista è una diciottenne che sin dalle elementari è vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei. Questo senso di rifiuto e odio che avverte attorno a sé la porta a credere di non aver alcun diritto ad amare. Proprio per questo motivo, si provoca volontariamente dei tagli sulle braccia. Lo sviluppo della storia ricorda molto da vicino il plot di Deep Love – Storia di Ayu, quando entra in scena un ragazzo gravemente malato che sembra amare sinceramente la protagonista. Il tema del risutokatto (リストカット, dall’inglese wrist cut, taglio dei polsi) ricompare in altri romanzi come nel già citato Inochi no kagayaki di Miku o nel racconto Umi (海, Mare) in Tsubasa no oreta tenshitachi – Umi (翼の折れた天使たち- 海, Angeli dalle ali spezzate – Mare, 2006) di Yoshi, ma è soprattutto il tema centrale di uno shōjo manga che ha fatto molto discutere in Giappone, un best-seller da nove milioni di copie: Raifu (ライフ, Life, 2002) di Suenobu Keiko (すえのぶけいこ, n.1979), una storia in cui si intrecciano ijime e sofferenze auto-inflitte filtrati attraverso la mente di un’adolescente.

Storie d’amore proibito

Temi ricorrenti possono essere anche le travagliate storie d’amore tra professori e studentesse o relazioni incestuose tra fratello e sorella, più sofferte e tragiche proprio perché impossibili. In tempi recenti, ricordiamo tra i fumetti appartenenti alla prima categoria, Sensei! (先生!, Professore!, 1996-2003) di Kawahara Kazune (河原和音, n.1972), mentre tra i romanzi su cellulare troviamo, tra gli altri, Shiroi jāji – Sensei to watashi di reY e Saigo no yakusoku (最後の約束, L’ultima promessa, 2007) di Miyu (美由).

Nella seconda categoria, invece, rientra un’opera di Aoki Kotomi (青木琴美, n.1980) dal titolo Boku wa imōto ni koi o suru (僕は妹に恋をする, Sono innamorato di mia sorella minore, 2003-2005), storia a metà strada tra il morboso e il melodrammatico in cui due fratelli si scoprono innamorati e si abbandonano alla passione. Nel frattempo, la narrazione procede attraverso un susseguirsi di cliché da feuilleton d’altri tempi. Lo stesso discorso è altrettanto valido per un altro manga dal titolo Tsumi ni nureta futari (罪に濡れたふたり, Una coppia sprofondata nel peccato, trad.it, Splendid Love Story, 1998-2004) di Kitagawa Miyuki (北川みゆき, n.1967) in cui viene ripresentato un identico pattern narrativo con risvolti erotici surreali su cui, paradossalmente, sembra basarsi tutto l’impianto strutturale del manga. Nel mondo dei keitai shōsetsu, il tema dell’amore incestuoso è il leit-motiv del romanzo Katayoku no Hitomi (片翼の瞳, L’unica ala di Hitomi) di Nanase in cui la protagonista, Hitomi, si innamora del fratello Hijiri e rimane incinta. Lo sviluppo del romanzo, con tutti i suoi colpi di scena, è del tutto identico ai fumetti per ragazze di cui si è appena accennato.


Paolo La Marca insegna lingua giapponese presso l’Università degli Studi di Catania. Ha scritto saggi sulla letteratura giapponese moderna e contemporanea e sulla storia del fumetto giapponese. Come traduttore di manga, ha curato le opere di Kamimura Kazuo, Nakamura Asumiko, Kondō Yōko, Eguchi Hisashi e Uchida Shungiku. Insieme a Vincenzo Filosa e a Livio Tallini, è il direttore di due collane di manga per Coconino Press (Gekiga e Doku). Collabora con Fumettologica.

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