Guida al binge-reading del Batman di Grant Morrison

batman grant morrison

Nel 2006, DC Comics decise di rilanciare la propria linea di fumetti con una trovata particolare: invitò infatti i propri autori a raccontare nuove avventure dei personaggi saltando un anno delle loro vite, per poi andare a rivelare – tra le righe o in modo esplicito a seconda delle situazioni – quanto successo in quel periodo “mai narrato”. Questo espediente, servì agli autori per staccarsi in modo più netto dalle storie precedenti. Tra i nuovi autori a cui fu affidato il personaggio di Batman ci fu anche Grant Morrison, già autore in precedenza di Arkham Asylum e Batman: Gothic, da poco ritornato in DC dopo un lungo e apprezzato ciclo degli X-Men chiuso in modo affrettato e approssimativo. Lo sceneggiatore scozzese adottò un approccio simile, prevedendo inizialmente un piano per soli 25 episodi ma poi allungandolo subito, fino a restare sul personaggio per circa 6 anni.

E, nonostante la grande ambizione dell’autore e un’accoglienza un po’ freddina da parte della critica, alla fine il risultato sarebbe stato all’altezza delle aspettative: il nuovo Batman si scrollò di dosso la polvere del Cavaliere Oscuro per diventare un personaggio più sfaccettato e malleabile, pur mantenendo intatte – anzi, in alcuni casi recuperando – le proprie caratteristiche di base.

[Questo articolo non dovrebbe contenere spoiler, visto che tutti gli snodi principali di trama qui raccontati furono anticipati dalla stessa DC Comics nei materiali promozionali… ma procedete con cautela, se non avete mai letto queste storie.]

Numero di albi: Le storie di Morrison sono sparpagliate tra varie testate americane. Il suo ciclo iniziò infatti sulla serie principale del personaggio, Batman, per poi proseguire autonomamente su altre testate aperte ad hoc. Per leggerlo nella sua interezza, bisogna dunque recuperare: Batman 655-658, 663-669, 672-683, 700-703; Batman and Robin 1-16; Batman: The Return; Batman: The Return of Bruce Wayne 1-6; Batman Incorporated vol. 1 1-8; Batman Incorporated: Leviathan Strikes!, Batman Incorporated vol. 2 0-13.

Un lungo ciclo durato dal 2006 al 2012 e composto da circa 2.000 pagine. A queste bisogna però aggiungere anche quelle di Final Crisis, miniserie in 7 albi scritta dallo stesso Morrison che presentò un evento essenziale per potersi godere in modo completo questo ciclo.

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Dove posso leggerlo in Italia: Nonostante si tratti di un ciclo abbastanza recente, ci sono già diverse edizioni di queste storie. A pubblicarlo per la prima volta fu Planeta DeAgostini, principalmente sulla testata mensile Batman. L’ha stessa Planeta l’ha poi rieditato interamente nella collana in 11 volumi brossurati Batman di Grant Morrison, proseguita da RW Lion a partire dal numero 4. Di recente, Panini Comics ha ripreso la pubblicazione dell’intero ciclo in volumi Omnibus, a partire da una prima uscita, a ottobre 2020, che comprende i numeri di Batman dal 655 al 683 (solo le storie sceneggiate da Morrison).

Di cosa stiamo parlando: Tutto il ciclo di Morrison è facilmente divisibile in tre grossi blocchi: il primo, con la costruzione delle fondamenta della saga, si conclude con lo scontro con il Dottor Hurt e il Guanto Nero in Batman R.I.P. e la morte apparente di Bruce Wayne in Crisi Finale; il secondo, con le avventure dei nuovi Batman e Robin (rispettivamente Dick Grayson e Damian Wayne, il figlio di Bruce) e in parallelo le vicende di un Bruce disperso nel tempo; l’ultimo, con la creazione della Batman Incorporated e un cambio di prospettiva notevole per il personaggio, che sposta il proprio campo d’azione dalla sola Gotham City a tutto il mondo, per affrontare la minaccia della misteriosa organizzazione criminale Leviatano.

Con le sue storie, Morrison puntò verso un obiettivo preciso: recuperare il personaggio rimasto sepolto sotto gli stereotipi e le battutine a effetto (se state pensando a «Io sono il dannato Batman» da All Star Batman and Robin di Frank Miller e Jim Lee, ci avete preso). Una deriva intrapresa dal personaggio fin dagli anni Ottanta ed estremizzata dai film sul personaggio. Per farlo, l’autore decise di recuperare innanzitutto Bruce Wayne, utilizzandolo non solo come maschera di Batman ma anche come elemento narrativo centrale nelle avventure del personaggio. Inoltre, raccontò una storia che tenesse ben chiaro passato, presente e futuro dell’uomo pipistrello.

«Mentre conducevo le mie ricerche riguardanti la ricca storia editoriale del personaggio, cominciò a ronzarmi per la testa l’idea che tutte le storie di Batman fossero in qualche modo vere e quindi facessero parte della sua biografia» ha affermato Morrison. «Dagli anni giovanili, selvaggi e pulp degli esordi, in cui Batman era una “strana figura nascosta nel buio”, fino ad arrivare al soldato paranoico degli anni Novanta, passando per il vigilante sorridente e paternalistico degli anni Quaranta, il crociato pre-psichedelico degli anni Cinquanta, il supereroe detective degli anni Sessanta, l’avventuriero nerboruto degli anni Settanta e il vigilante forte e brutale degli anni Ottanta.»

Riemersero così molti elementi abbandonati della storia del personaggio, compresi gli aspetti più naïf delle avventure anni Cinquanta e Sessanta, ora rivisti in chiave post-moderna come il Batman del pianeta alieno Zur-En-Arrh, con il suo costume sgargiante, qui trasformato in una personalità latente di Bruce Wayne. Tra i recuperi di Morrison, ci fu stata persino la versione manga del personaggio, oltre a Bat-Mito, la Batwoman originale, il Club degli Eroi e tante altre idee – spesso decisamente folli, a guardarlo con uno spirito meno disincantato – create tra gli anni Quaranta e Sessanta.

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Allo stesso tempo, già in una delle prime storie (su Batman 666), Morrison raccontò il futuro di alcuni suo personaggi, da usare come probabile punto di arrivo su cui far convergere tutte le trame. Questa linea temporale è poi tornata in scena in un altro paio di occasioni, divenendo infine una parte centrale delle trame dopo il viaggio nel tempo di Bruce.

Perché leggerlo: Perché – insieme al contemporaneo All Star Superman – è una delle storie migliori e più compiute di Grant Morrison in ambito supereroistico, in grado di stabilire nuovi standard per tutte le storie di Batman del nuovo millennio, introducendo oltretutto vari elementi su cui sarebbero stati basati numerosi fumetti contemporanei e successivi.

Ma anche perché è una saga strutturata su diversi livelli di lettura, che la rendono una lettura perfetta sia per chi conosce a memoria tutta la storia di Batman – che può scoprire un’inedita organicità in 60 anni di avventure –, sia per chi non ha mai letto nulla del personaggio. Anche i tanti riferimenti al passato sono presentati per essere immediatamente chiari ai nuovi lettori, senza mai risultare didascalici.

Infine, anche perché è impossibile in un solo articolo eviscerare tutto ciò che Morrison ha inserito nel suo Batman a livello di idee, trame, evoluzione dei personaggi, innovazioni e invenzioni. Meglio (ri)leggere direttamente tutto il suo ciclo.

Le storie migliori: Il primo apice della gestione di Morrison fu Batman R.I.P., la saga che rivelò definitivamente il manifesto programmatico dell’autore dopo alcune storie interlocutorie, con un Bruce Wayne che si ritrova a un passo dalla sconfitta, privato di tutto ciò che lo rende Barman (tra cui le certezze sulla morte dei suoi genitori) e costretto a ricostruirsi quasi dalle basi.

Subito di seguito ci furono i 16 numeri di Batman and Robin, caratterizzati da tanta azione e da nuove dinamiche nel rapporto tra i personaggi, in particolare tra Batman/Dick Grayson e Robin/Damian Wayne, ma anche nelle loro interazioni con Gordon e Alfred. Nel mettere in scena un nuovo “Dinamico Duo”, inoltre, Morrison ne approfittò per ideare nuovi avversari come il folle Professor Pyg e lo sgargiante e letale Flamingo. Una sorta di Anno uno aggiornato per il nuovo millennio.

Le storie peggiori: In un ciclo di storie minuziosamente pianificato come questo, parlare di storie “peggiori” potrebbe suonare fuorviante. In ogni caso, sono di certo evitabili le storie inserite all’interno del crossover La resurrezione di Ra’s al Ghul, che quasi nulla aggiungono alle trame portate avanti da Morrison (e, anzi, sembrano quasi un intoppo, nel rileggere il ciclo tutto d’un fiato).

Anche se la run di Morrison è perfettamente compiuta in tutta la sua interezza, con la seconda serie di Batman Incorporated perse un po’ dello slancio accumulato fino a quel momento. Forse perché l’autore fu costretto a rivedere i propri piani in seguito all’azzeramento della continuity di DC Comics attuata con il rilancio New 52. Sicuramente per la presenza del mediocre Chris Burnham, disegnatore dotato di un buon senso per la narrazione ma anche di un tratto che varia di continuo registro tra il grottesco, l’iper dettagliato e il cartoonesco senza alcuna ragione valida.

I momenti migliori: La prima interazione di Damian con Batman, la scoperta dell’esistenza di un esercito di Man-Bat, il ritorno del Batman di Zur-En-Arrh, la prima missione di Dick e Damian… sono tanti i momenti da ricordare nella gestione di Morrison, ma forse, su tutti, quello che ha l’impatto più forte è il ritorno di Bruce Wayne dalla morte (o, meglio, dal suo viaggio nel tempo), lanciato direttamente in una situazione disperata.

Lì, tutte le trame aperte da Morrison fino a quel momento, a partire da Batman 655, iniziano a districarsi, e Batman si prepara definitivamente per un nuovo capitolo: la fondazione della Batman Incorporated, una struttura che ha lo scopo di promuovere la lotta al crimine in tutto il mondo attraverso l’utilizzo di tanti “uomini pipistrello” geograficamente localizzati e coordinati da Bruce Wayne. Un cambio di prospettiva notevole per un personaggio da sempre legato in modo molto stretto alla sua città.

E poi, certo, c’è anche l’esordio della Bat-Mucca su Batman Incorporated vol. 2 1, un omaggio divertito ai momenti più ingenui del fumetto supereroistico americano. Se Batman può avere un segugio come Asso, perché Damian non può avere una mucca?

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Il personaggio migliore: Se c’è un personaggio centrale all’interno del ciclo di Morrison – oltre ovviamente allo stesso Batman – è Damian Wayne, figlio di Bruce e Talia al Ghul, cresciuto per diventare il nuovo capo della Lega degli Assassini. Un personaggio creato proprio da Morrison, che fa il suo esordio nella prima storia dello sceneggiatore scozzese e la cui importanza narrativa aumenta pian piano, fino a renderlo il vero e proprio co-protagonista.

E, mentre lui si prende sempre più spazio, impariamo a conoscerlo meglio: letale, determinato, presuntuoso come sua madre eppure affascinato dalla figura eroica di suo padre, di cui vorrebbe fortemente seguire le orme, ma da cui viene sempre protetto (a suo dire in modo eccessivo). Così, grazie a lui, scopriamo anche un Bruce Wayne più paterno che mai, che si ritrova persino a mettere a rischio Gotham City pur di salvare suo figlio. Con la sua parabola narrativa, Damian diventa così la pietra angolare della gestione di Morrison, il cui scopo ultimo sembra essere quello di rendere Bruce il più umano possibile.

Damian altera inoltre gli equilibri del rapporto tra Batman e Robin, nel periodo in cui a indossare il mantello dell’uomo pipistrello è Dick Grayson. Fra i due, è Grayson quello incerto sul proprio ruolo, mentre il nuovo Robin sembra perfettamente a proprio agio a gestire la situazione (tanto da arrivare spesso a sostenere e complimentarsi con il suo partner).

Il disegnatore migliore: Nonostante l’ottimo lavoro fatto da Andy Kubert e Tony Daniel – i disegnatori che, assieme a Burnham, hanno disegnato più albi –, i tre episodi della serie Batman and Robin disegnati da Frank Quitely, i primi con Dick Grayson e Damian Wayne nei loro nuovi ruoli, restano i migliori di tutti, dal punto di vista visivo.

In quelle tre storie l’autore è riuscito a dare allo stesso tempo una sensazione di classicismo, grazie alle forme rotonde dei veicoli e al character design vintage dei “cattivi”, e un dinamismo molto moderno e personale. Le scene di lotta sono coreografate in modo eccezionale e risultano sempre chiare e lineari, nonostante l’articolata impostazione dei layout. Una cosa molto rara in questi ultimi anni all’interno del fumetto supereroistico.

Miglior tavola: Non a caso, una delle migliori tavole di tutto il lotto è proprio di Quitely, tratta da Batman and Robin 2, con Damian che si lancia in modo avventato nella battaglia e finisce contro il muro, con le crepe che vanno a formare un onomatopeico “smash”.

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Dopodiché, l’inquadratura si stringe sempre più freneticamente sul suo sguardo, per mettere in evidenza la situazione di difficoltà in cui si ritrova, finché a chiudere la pagina non appaiono, per contrasto, gli occhi di Batman, che in modo conciso ma molto deciso ordina: «Robin! Fatti da parte» (a seguire, poi, c’è una pagina doppia di lotta con protagonista Batman, anch’essa notevole).

Miglior copertina: Nonostante i tanti disegnatori di buon livello utilizzati da DC Comics – da Andy Kubert a Frazer Irving, passando per il già citato Frank Quitely – le copertine non sono per nulla il punto di forza dell’intero ciclo. Così, la mia preferita è diventata quella realizzata da John H. Williams III per il primo volume della riproposizione in formato Omnibus di queste storie, ripresa di recente anche da Panini Comics.

Molto semplice ed elegante, raffigura il profilo scuro di una mano che si staglia su uno sfondo rosso sangue e al cui interno appare la figura di Batman, in procinto di essere stritolato. Un perfetto riassunto in forma grafica della trama di Batman R.I.P., senza però spoilerare nulla.

Una citazione però la merita anche la copertina di Alex Ross per Batman 676 (anche questa parte di Batman R.I.P.), con un Batman più etereo che mai (la trovate più sopra). Questa illustrazione è stata poi citata in modo esplicito da Burnham per la cover di Batman Incorporated vol. 2 8, con la morte – anche questa apparente – di Damian.

Dialoghi memorabili: In Batman and Robin 10, mentre Dick Grayson cerca in tutti i modi di riportare in vita Bruce Wayne, uno scambio tra lui e Damian chiarisce una volta per tutte l’equilibrio caratteriale tra i due personaggi, con un Batman a disagio nel suo essere Batman e un Robin che si finge sbruffone per nascondere le proprie paure:

Damian: «Se mio padre ritorna… non potremo più essere Batman e Robin, vero?»
Dick: «No, credo di no. È un piccolo prezzo da pagare per riportarlo in vita. Tornerò a fare quello che facevo come Nightwing.»
Damian: «E io cosa farò? Pensi che mio padre mi lascerà essere Robin?»
Dick: «Pensi davvero che ti sopporterebbe come faccio io?»

Dialoghi a parte, risulta molto significativo il soliloquio di James Gordon a chiusura della gestione di Morrison, con cui l’autore sembra voler chiarire che, anche dopo la sua uscita di scena, Batman continuerà a vivere, così come ha sempre fatto, nonostante tutti i possibili stravolgimenti narrativi: «Ognuno di noi affronta il dolore a modo suo. I sospetti su Bruce Wayne e Batman che ho da tempo preferisco tenerli per me. Alla fine mi basta sapere questo: Batman torna sempre, più grande e più forte, più splendente di prima. Batman non muore mai. Non ha mai fine. Probabilmente non l’avrà mai».

Se dovessi sintetizzarlo: La più importante gestione di Batman del nuovo millennio, ma anche una delle più innovative dai tempi di Frank Miller e dei suoi Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Anno uno.

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