“Dragon Hoops” è un piccolo grande “romanzo” americano

dragon hoops

Gene Luen Yang è uno dei più talentuosi fumettisti americani, ma pochi in Europa sembrano essersene accorti. In Italia il suo nome è balzato agli onori della cronaca nel 2016 in concomitanza alla decisione di DC Comics di affidargli i testi di una delle testate dedicate a Superman. Eppure, Yang era l’autore di opere importanti come American Born Chinese (First Second Books, 2006, pubblicato in Italia da Guanda nel 2008) e Boxers & Saints (First Second Books, 2012), con cui aveva fatto incetta di premi e riconoscimenti, nonché della fortunata trasposizione a fumetti della serie animata di Nickolodeon Avatar: The Last Airbender (Dark Horse Comics, 2012, in Italia per Tunué nel 2020). Tra l’altro, il suo impegno come autore, promotore e formatore non era certo passato inosservato, tanto da convincere la Library of Congress a nominarlo ambasciatore della letteratura per ragazzi nel 2016.

Grazie a Tunué, la sua ultima fatica, intitolata Dragon Hoops, è stata tradotta e pubblicata celermente anche da noi. Parliamo di un best seller in patria, che grazie a una tematica trasversale e generazionale come il basket ha raggiunto un’ampia platea di lettori, ma il merito va indubbiamente anche alla maestria con cui Gene Luen Yang ha trattato l’argomento. In forza come docente prima di matematica e poi di informatica alla cattolica Bishop O’Dowd High School e in preda ad una crisi di ispirazione, Yang si ritrova per caso e per curiosità a seguire le vicende delle locale squadra di basket giovanile. Pur essendo totalmente lontano dal mondo dello sport agonistico, vince la ritrosia, appassionandosi alle vicende umane dei giovani atleti e del loro couch Lou Richie. 

Per un’intera stagione, il gracile professore di informatica segue le gesta dei Dragons di Bishop O’Down, della loro storia di eterni secondi, in un campionato dove i ragazzi dell’ultimo anno, come Ivan Raab e Paris Austin, si giocano il proprio futuro. Da profano, Yang valica un confine e racconta tutto quello che accade con uno stupore quasi infantile. Si scopre, al di là di ogni ragionevole dubbio, un tifoso che grida, smania e soffre insieme ai giovani atleti dei Dragons. In buona sostanza, scopre la bellezza di fare parte di un qualcosa che lo travalica e che rende una partita a basket qualcosa di unico e di speciale. Il suo è uno sguardo romantico e vivo

Yang riesce a muoversi tra i generi con una leggerezza sorprendente, merito di un tratto semplice ed immediato, quasi iconico. La scrittura lineare e nel contempo dinamica gli permette di intrattenere il lettore per quasi 500 pagine, intrecciando Storia, graphic journalism e un’avvincente “autofiction” con momenti di meta-fumetto. Le parentesi autobiografiche sono infatti dedicate all’analisi dell’arte di fare fumetti: Yang seleziona e adatta, affinché tutto si disponga con praticità in un meccanismo narrativo funzionale, dove spesso il falso diventa un momento del vero.

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Per creare un dispositivo senza momenti di noia, pedanti infografiche e nozionismo, Yang tradisce de facto alcuni aspetti della realtà per poter raccontare al meglio una storia vera. La componente emozionale rimanda tanto a pellicole come L’arte di vincere di Bennett Miller quanto ai classici dello spokon nipponico. Yang non lesina nelle interviste l’ammirazione per opere come Slam Dunk di Takehiko Inoue o Ping Pong di Taiyō Matsumoto, anche se la maggiore ispirazione proviene da un romanzo dedicato ai lettori più giovani: The Crossover di Knawe Alexander. 

Con Dragon Hoops, Yang dimostra la capacità del medium fumetto di catturare la dinamicità e la suspense di uno sport come il basket, che viene analizzato anche e soprattutto come fenomeno identitario e sociale, toccando senza sensazionalismo la tematica razziale. Non limitandosi al movimento “Black Lives Matter”, ma affrontando da vicino la questione della discriminazione di altre minoranze etniche – interessante da questo punto di vista il capitolo dedicato al giovane panjabi –  e questioni di genere.

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Scandendo la narrazione in capitoli impreziositi da digressioni sulla storia del basket – che in filigrana è facile leggere come una storia sociale degli Stati Uniti – Yang ha creato un piccolo grande “romanzo” americano adatto tanto ai più piccoli quanto ai lettori con qualche anno in più sulle spalle, dimostrando ancora una volta il proprio talento. Dragon Hoops, al di là dell’argomento, è una lezione su come fare fumetto tout court.

Dragon Hoops
di Gene Luen Yang
traduzione di Annalisa Zignani
Tunué, ottobre 2020
cartonato, 448 pp., colori
24,90 € (acquista online)

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