Le isole ai confini del mondo, e il viaggio di Lepage

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Abbiamo conosciuto in Italia il lavoro di Emmanuel Lepage grazie alla pubblicazione del dittico Muchacho, nel 2006/2007 per Alessandro Editore, e poi con Ar-Men, pubblicata da Tunué nel 2017. Se nel primo caso ci trovammo di fronte a un graphic novel, intenso ed esteticamente interessantissimo, ambientato nel Nicaragua della rivoluzione Sandinista, nel secondo caso abbiamo potuto apprezzare una modalità narrativa che coniugava l’avvenimento storico e il racconto tradizionale con il linguaggio della docufiction grafica. Ora Lepage ritorna in italiano, e le cose si fanno – in parte – diverse.

L’approccio di Ar-Men, forse ancora meno affinato nella forma, lo ritroviamo nel più recente Le isole ai confini del mondo (Tunué), realizzato da Lepage tra il 2010 e il 2011. Si tratta di un vero e proprio diario-reportage dedicato ad un viaggio nell’arcipelago australe delle Kerguelen, a ridosso dell’Antartide, a bordo della Marion Dufresne, nave polivalente utilizzata per rifornire di carburante e cibo le basi scientifiche operanti in quelle isole appartenenti alla Francia. 

La trama. François Lepage, fotografo, ha l’incarico di realizzare un servizio nelle Terre australi e antartiche francesi insieme alla giornalista Caroline Britz, dedicato ai rifornimenti sulle isole. Propone al fratello Emmanuel, il fumettista, di accompagnarlo. Il fumettista si unisce al gruppo a Saint-Denis, capoluogo dell’isola de La Réunion, nel marzo-aprile 2010, per un viaggio di sei settimane che include l’isola di Tromelin, le isole Crozet, le isole Kerguelen, l’isola di Saint-Paul e l’isola Amsterdam. Lungo il viaggio l’autore abbozza i ritratti dei membri della missione, rievoca la storia dei luoghi – fra cui il destino del navigatore Yves Joseph de Kerguelen de Trémarec – e le sfide della presenza umana in queste terre inospitali.

Tra evocazioni letterario-avventurose, storia, leggende, reportage e diaristica – secondo uno stile adottato dall’esploratore Ernest Shackleton nel suo seminale Sud. La spedizione dell’Endurance – Lepage crea un prodotto narrativo che tiene insieme davvero molte cose. Ci sono il linguaggio del fumetto, ovviamente, ma anche lo stile grafico dei carnet de voyage e l’illustrazione fiction e nonfiction. Ed il tutto è miscelato e alternato a seconda del ritmo, degli avvenimenti e delle emozioni che scaturiscono dal racconto quotidiano di un mese di viaggio. 

Quella che leggiamo è un’opera di 160 pagine, ricca di informazioni e curiosità a proposito di un mondo ai confini del mito, che cerca di far rivivere le atmosfere delle ultime spedizioni esplorative alla ricerca di nuovi mondi da colonizzare tra il Sette e l’Ottocento. Al contempo, prova a raccontare, ancora una volta, la bellezza della natura selvaggia, quella wilderness cioè che, come un mito scientifico-filosofico e artistico, si propagò attraverso il Romanticismo. Era l’epoca degli struggimenti intorno al Sublime, ovvero al fascino irresistibile verso quello strano “kind of horror” – come nel caposaldo La ballata del vecchio marinaio di Coleridge – che la Natura estrema ispira all’osservatore (e che in essa si può perdere…), un concetto nato in contrapposizione agli entusiasmi per l’avvento dell’industrializzazione. Lepage, proprio come un artista romantico, e sicuramente ispirato dai dipinti di Caspar David Friedrich, non sfugge alla malìa di quei luoghi ed alle loro varie forme di naturalezza ‘potenziata’. Ma vi aggiunge anche l’interesse, ben più contemporaneo, per gli uomini, scienziati e non, che vivono in quelle lande decisamente inospitali. 

Fornito degli strumenti classici del disegnatore di carnet de voyage – matita, carboncino, pennelli per acquerelli e blocchi di carta e cartoncino – Lepage schizza e pennella “dal vivo”, quando gli è possibile. Ma rimanda ad altri momenti, grazie anche alle foto del fratello François, la realizzazione delle grandi tavole illustrate. La sua è quindi una tecnica mista, che include il digitale, e le immagini sono spesso a tutta pagina, valorizzate e impreziosite dal grande formato. Il risultato è interessante e vario nell’alternanza dei ritratti, realizzati in matita e/o acquerello, dei passeggeri della nave e degli abitanti, in missione scientifica e di supporto ad stesse, delle varie isole, tutte diverse nel loro modo di essere desolate e dall’aspetto primordiale quasi extraterrestre, con le illustrazioni naturalistiche sia della fauna autoctona sia dei paesaggi visibili dalla nave o direttamente sulla terra ferma. 

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Non mancano una serie di illustrazioni di fantasia, ricostruite in base ai ricordi che “esplodono” esteticamente e concorrono a saldare il reale con l’immaginario. Questo è il caso dell’Arco delle Kerguelen, una formazione di rocce in mezzo al nulla una volta costituita da una forma ad arco, e che Lepage non riuscirà a vedere. 

La narrazione a fumetti lega il tutto dando spazio agli avvenimenti giornalieri e alle interazioni umane, in cui si sperimentano momenti di tensione e dimostrazioni di destrezza e sangue freddo, considerate le condizioni estreme in cui si opera, tra turbolenze meteorologiche, mare costantemente in tempesta e fortissimi venti glaciali. Il mélange che si crea è piacevole, seppur non sempre sembra fluire perfettamente. Realizzato un decennio fa, nell’assemblaggio dei vari linguaggi c’è una relativa immaturità che sarà superata da Lepage nelle opere successive. 

Dal punto di vista dei contenuti, c’è spazio anche per qualche riflessione sui cambiamenti climatici, e sulla visione antropocentrica del rapporto uomo-natura imperante sino a pochi anni fa. Sono temi vicini alla cosiddetta deep ecology, gli stessi che echeggiano nel fortunato film Into the wild di/con Sean Penn e nel libro di Jon Kracauer da cui è stato tratto, ma anche nel sorprendente graphic novel di Thomas Gilbert La Saggezza delle Pietre, tradotto da Diabolo Edizioni nel 2017. 

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Le Isole ai confini del mondo è un patchwork di linguaggi e di tecniche grafico-pittoriche che potrebbe interessare ad un pubblico giovane, una sorta di nuova letteratura grafica per ragazzi, ma anche ad un pubblico adulto, magari quello un po’ stancato dal mainstream supereroistico quanto da quello intimista, in cerca di quelle emozioni che la letteratura d’avventura marinaresca e di sopravvivenza, dal Robinson Crusoe di Defoe al Moby Dick di Melville, dall’Isola del Tesoro di Stevenson sino al Lupo di Mare di London e altri (non senza il Tintin di Hergè, tanto amato da Lepage), ha saputo donare.

Le Isole ai confini del mondo
di Emmanuel Lepage
traduzione di Stefano Andrea Cresti
Tunué, novembre 2020
cartonato, 160 pp., colore
27,00 € (acquista online)

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