È morto lo scrittore di fantascienza Vittorio Catani

Scomparso a 80 anni uno dei più importanti e storici autori della fantascienza italiana. Vincitore del premio Urania e di 17 Premi Italia per la fantascienza.

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Vittorio Catani, uno dei nomi storici della fantascienza italiana, è morto all’età di 80 anni lo scorso 23 novembre a Bari, dove aveva sempre vissuto.

Fu il primo vincitore del Premio Urania, quel premio che aprì ufficialmente le porte alla fantascienza italiana sull’ammiraglia delle riviste da edicola del genere. Il premio, istituito da Gianni Montanari, curatore della rivista tra il 1985 e il 1990 scomparso poche settimane fa, è ancora oggi la principale passerella per gli autori che si distinguono nel campo del romanzo di finzione a sfondo scientifico erede del romanzo scientifico ottocentesco di Jules Verne e del nostro Emilio Salgari (ma anche Yambo e vari altri) e poi di orientamento sociale di H. G. Welles. Ma Catani ha visto molti altri riconoscimenti e premi, inclusi ben diciassette edizioni del Premio Italia per la fantascienza.

Il lavoro di Catani ha coperto un arco di tempo ampissimo, non solo con i romanzo (il suo esordio avvenne con il romanzo breve Breve eternità felice di Vikkor Thalimon, pubblicato dalla Casa Editrice La Tribuna nel 1972 all’interno del numero 168 di Galassia, intitolato L’eternità e i mostri.

Il suo lavoro è quello che praticamente ha tenuto in vita l’idea di una “via italiana” alla fantascienza: la sua poetica è caratterizzata dalla scelta di temi sociali, ecologici, psicologici, elaborati in forma di avventure e insieme allegorie, con l’obiettivo di presentare una “fantascienza del reale” che nel tempo verrà declinata sulle pagine di Urania, Galaxy, Galassia, la prima e poi la nuova serie di Robot, la rivista Nova Sf*, Futuro Europa, ma anche giornali (L’Unità, La Gazzetta del Mezzogiorno), riviste di settore (MacWorld) e poi decine di ebook con Delos Digital, senza contare gli interventi su Fantascienza.com e su Camillaonline.

Il blog di Urania lo ricorda con due interventi, uno dell’editor Franco Forte e l’altro di Enzo Verrengia.

Forte racconta un piccolo aneddoto all’inizio della sua carriera: il rifiuto da parte di Catani di un suo racconto perché non ancora all’altezza, con una motivazione che fu di stimolo alla creazione del suo stile e al passaggio dal lato “dei professionisti” della scritta. Un regalo difficile da accettare, ma che Forte sottolinea come cruciale e indicatore del ruolo e della intensità di Catani: «E infatti da quel giorno, da quando ho preso consapevolezza di quanto le bastonate sul coppino di Vittorio fossero corrette, per me le cose sono cambiate, e una dopo l’altra sono arrivate le vere soddisfazioni per chi ambisce a pubblicare a certi livelli. Lasciatemi dunque ricordare Vittorio Catani non solo come un amico e un compagno d’avventura nel folle mondo della fantascienza, ma anche come uno dei maestri che mi hanno saputo indirizzare sulla strada giusta da percorrere per soddisfare i lettori come da sempre sognavo di fare. Un retaggio che adesso io cerco di trasmettere agli altri, quando posso, senza mai dimenticare chi è stato il primo ad avermi aperto gli occhi. Ancora grazie, Vittorio…»

Invece Verrengia, autore e storico traduttore del settore della fantascienza e non solo, ricorda episodi della vita di Vittorio Catani: «Nato a Lecce ma da sempre radicato a Bari, una capitale del meridione differente dalle altre. Avvantaggiata dal trovarsi sulle rotte verso e dal Levante, felice commistione di terziario, commercio e sviluppo. Non a caso, nei suoi dintorni sorge Tecnopolis, la città dell’informatica. Dal suo ufficio di direttore di banca in Viale Unità d’Italia, Catani conciliava l’impegno professionale con la vocazione creativa. Per il suo appartamento nel quartiere di Poggiofranco transitò, fra gli altri, John Brunner. Era l’epoca del fandom. Catani fondò proprio a Bari la rivista amatoriale THX1138, che pubblicò autori poi affermatisi. E c’erano le convention, dove era possibile fare incontri mirabolanti, come quello che lo scomparso raccontava essere avvenuto una volta a Rimini con Robert Silverberg, che cercava disperatamente un bagno. Senza dimenticare una performance a Montepulciano nel 1986, allorché alla premiazione di un concorso per racconti fantastici, Alberto Moravia redarguì Luce D’Eramo per avere affrontato con il romanzo “Partiranno” un argomento fantascientifico: alieni sulla Terra. Catani guidò la pattuglia indignata che abbandonò la sala».

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