“Aldobrando”, una storia di formazione in un mondo fantasy

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Nel manuale di Bruti, il gioco da tavolo inventato da Gipi nel 2015, il fumettista pisano aveva inserito una storia che raccontava a sommi capi la vicenda di Aldobrando, uno dei personaggi del gioco. Il fumetto si interrompeva quando il giovane entrava nell’arena di battaglia detta “Fossa”: allora toccava al giocatore, con le proprie carte, decidere le sorti dei combattenti. Una nota introduttiva spiegava poi che la storia di Aldobrando sarebbe proseguita e, a distanza di cinque anni, Gipi ha mantenuto fede alla promessa con Aldobrando, avvalendosi stavolta dei disegni di Luigi Critone, fumettista attivo in Francia con serie storiche come Je, François Villon e Sette missionari.

Pubblicato in Italia da Coconino Press, Aldobrando amplia e prosegue la storia dell’eponimo protagonista, che nel manuale era stata raccontata con abbondanti ellissi. Aldobrando è un orfano che finisce accusato di aver attentato alla vita del principe di Due Fontane, regno governato da un orribile re interessato solo a possedere la sua sposa – nonché figlia acquisita. Il ragazzo finisce così in un’avventura che lo formerà come giovane adulto. Aldobrando è un ragazzino puro che non conosce nulla del mondo e assorbe ogni esperienza come una spugna. Attraverso le sue reazioni scopriamo il mondo, la vita, l’amore. A lui sono affidati i momenti comici, che sono quasi sempre scaturiti da una reazione a ciò che succede attorno a lui, più che a un’indole naturalmente guascona.

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La prima versione di Aldobrando per Bruti

Rispetto a quel breve racconto, la storia è cambiata. L’inizio è prelevato quasi parola per parola dalla versione disegnata da Gipi, ma poi la trama si apre a nuovi episodi. Le due versioni mostrano come Gipi abbia riscritto la propria storia per aprire il mondo di Bruti e soprattutto come il nuovo disegnatore abbia declinato le scelte dello sceneggiatore. Gipi torna ad abitare quel genere fantasy in cui era piombato da ragazzo, come racconta nella monografia di Lezioni di fumetto, quando non faceva altro che disegnare Il Signore degli Anelli, studiarsi le armature medioevali e giocare a Dungeons & Dragons.

La proto-versione di Aldobrando era un racconto molto più chiuso sul suo protagonista e funzionale a creare una cornice per i giocatori di Bruti. Qui l’autore ha allargato lo sguardo, aggiunto comprimari e soprattutto rifiutato l’aspetto fantastico, preferendo un racconto di formazione. Si è divertito con la lingua, passando dalla macchia verbale toscaneggiante a un fraseggio più o meno composto, a seconda dell’estrazione sociale dei parlanti, screziando così le scene d’ironia. È tutto molto canonico e aderente allo schema della narrazione fiabesca, minus la magia – gli uomini sono esseri malformi, le donne visioni angelicate (Critone non riesce a disegnare male nemmeno la schiava con il taglio a zero), c’è l’abbandono del nido, la chiamata all’avventura.

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Insomma, il “cosa” è abbastanza convenzionale, ma è filtrato attraverso lo sguardo dei due autori. Anche se disegnato da un’altra mano, Aldobrando sta sullo scaffale insieme agli altri lavori di Gipi, che continua a raccontare di ragazzini che non hanno famiglia, di amicizie dal valore salvifico, di traumi che scavallano la sfera psicologica e diventano fisici, o viceversa, e della continua messa in discussione dei rapporti sentimentali. La dimensione corporale è spogliata da connotazioni sessuali e rimane più nella fisicità delle masse (immense, nel caso di Beniamino, o mingherline, in quelle di Aldobrando, a cui tutti ricordano con insistenza le sue braccia «zampe di merlo») e nelle storture dei volti.

In quella manciata di pagine apparse nel manuale di Bruti il fumettista di La mia vita disegnata male aveva costruito un immaginario e un’estetica ben precisi. Critone quell’estetica la segue interpretandola alla sua maniera: dà un po’ più di consistenza e dimensione agli ambienti, definisce e rifinisce tutto quel mondo dominato dal segno sottile e istintivo di Gipi. Le scenografie e i costumi sono essenziali, Critone evita di caricare troppo gli ambienti o i personaggi di barocchismi. Il pauperismo è perseguito anche nella scelta delle inquadrature, che stanno sui personaggi, non cercano l’afflato o lo stupore.

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Il team creativo prova a mantenere la barra dritta sulle vicende umane e a non concedere mai nulla alla spettacolarità gratuita – c’è un momento d’azione saliente, in cui i lettori si aspettano una di quelle sequenze d’azione dove non resta intero un solo osso dei personaggi, che si consuma tutto fuoricampo. Il design di alcuni personaggi è stravolto (il maestro all’inizio del racconto di Gipi era molto più giovane rispetto al vecchio arruffato che disegna Critone) e lo stesso Aldobrando, che Gipi aveva risolto con una sintesi disarmante nella sua efficacia, qui trova una concretezza terrena, pur mantenendo la patina cartoonesca che gli aveva dato lo sceneggiatore. Anche i coloristi Francesco Daniele e Claudia Palescandolo hanno i cromatismi di Gipi ben chiari in testa: l’incarnato sabbioso dei volti, il rossore di guance e nasi, i paesaggi che si dissolvono in chiazze di colore, il calore delle torce, il blu della notte. Tutto l’impianto visivo è a misura della persona che quella storia l’ha scritta.

Anche se manca la carica d’urgenza che ha spinto a razzo tutte le opere di Gipi, Aldobrando è un fumetto di genere dove lo sceneggiatore ha saputo trovare una quadra lavorando fuori dai suoi ambiti consueti, accompagnato da un disegnatore padrone del proprio mestiere.

Aldobrando
di Gipi e Luigi Critone
Coconino Press, novembre 2020
Cartonato, 210 pp., colori
24,00 € (acquista online)

Leggi anche: Disegnare “Aldobrando”. Intervista a Luigi Critone

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