“Anestesia” di Fumettibrutti, la rinascita, il cambio di sesso

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Con Anestesia si completa una ideale trilogia della transizione sessuale che Fumettibrutti aveva avviato con il suo debutto Romanzo esplicito e proseguito con P. La mia adolescenza trans. Nel primo libro si ponevano le radici per conoscere la storia di vita di Josephine ‘Yole’ Signorelli, nel secondo si faceva un balzo all’indietro, mostrando momenti precedenti alla sua scelta di cambiare sesso.

Se Romanzo esplicito era diretto e al contempo ellittico, composto per frammenti, P. La mia adolescenza trans era parso un libro a fumetti non del tutto capace di trovare una forma e un equilibrio, a causa di una scarsa fluidità narrativa, qualche wall of text di troppo e una certa discontinuità nel disegno. In questo percorso Anestesia si può considerare, invece, un passo verso la compiutezza. È ancora presto per parlare di vera e propria maturità artistica, ma senza dubbio il libro mostra gli evidenti progressi di Signorelli, un “talento grezzo” sempre meno acerbo.

Non è un caso, forse, che una maggiore chiarezza di espressione arrivi con il libro che narra il momento in cui l’autrice e protagonista trova una nuova compiutezza identitaria nel suo corpo, e realizza la propria indipendenza affrancandosi dalla famiglia, dalla città natale e da relazioni passate. In precedenza, per quanto forte e sfrontata, la protagonista delle sue autofiction era messa in scena come vittima di contesti sociali cupi e ripiegati su loro stessi. I problemi non venivano tanto dalla famiglia, ma certamente da relazioni sentimentali che sconfinavano nella violenza, fisica e psicologica.

Una specie di rinascita 

Le pagine di Anestesia si dividono in due blocchi: il racconto dell’operazione chirurgica per il cambio di sesso e dei pochi giorni che l’hanno preceduta e, dopo una manciata di pagine bianche e nere, il racconto dell’arrivo a Bologna per iscriversi all’Accademia di Belle Arti. 

Prima di questa cesura netta c’è il risveglio dall’anestesia. Quel momento è apparentemente la nascita di un nuovo individuo e, come ogni nascita, non è priva di dolore e travaglio. Sono state sette le operazioni a cui si è sottoposta, ha chiarito Signorelli in un’intervista pubblicata sul settimanale Sette del Corriere della Sera. Il dolore che ha attraversato, l’autrice sceglie di mostrarlo attraverso la metafora del suo corpo sollevato da un elefante e accompagnato da passerotti e gru, in un transito da ciò che è goffo e ingombrante a ciò che è elegante e leggiadro.

Il rito di passaggio consumato col travagliato risveglio dall’anestesia racconta, nella percezione di chi racconta, un divenire e non un “cambio” di sesso, poiché lei si è sempre sentita donna. E la sua determinazione a realizzarsi è più forte di ogni ostacolo (o malasanità, si potrebbe anche dire, visti gli imprevisti affrontati in ospedale e la brutta accoglienza ricevuta: «io non le metto le mani su “quello”» si sente persino dire).

Eppure, anche la nuova vita non è priva di imprevisti. La protagonista si ritrova a dover pagare dei debiti, e la necessità di procurarsi soldi in fretta la porta a lavorare in un night. Incontra nuova violenza (portata sulla pagina con una messa in scena poco chiara) ma, finalmente, si trova di gran lunga più preparata ad affrontarla: l’autrice si racconta trasformata, padrona di sé stessa, disinvolta al punto da nemmeno sentire la necessità di confessare ad amici, clienti del night o istituzioni la propria identità sessuale precedente.

Nel libro c’è un prima e c’è un dopo. Ma in lei tutto appare chiaro ‘da sempre’. In questo senso è quasi straniante osservare come Signorelli autrice venga raccontata dalla stampa quasi soltanto in virtù della propria transizione e poco per le proprie capacità di narratrice. Sua è la scelta di raccontare se stessa e la propria transizione, ma questo aspetto non è che un momento, un passaggio chiave mostrato però solo in una manciata di pagine.

Dopo il risveglio anche le relazioni personali più positive sembrano prendere una piega ordinaria, priva delle difficoltà precedenti. Eppure, chiunque lei incontri sul proprio percorso ha una caratterizzazione così leggera da apparire meramente in funzione della protagonista.

Per certi versi è un meccanismo inevitabile: l’autobiografia è, per sua natura, un processo egocentrico. In questa trilogia lo è ancor di più, perché incentrata su un’evoluzione personale, il compiersi del divenire fisico (e sociale) di una singola persona. Il lettore distaccato, quello che non arriva a questo libro a seguito della lettura – o del follow – dell’autrice sui social, potrà non cogliere il ricorso ad alcune soluzioni grafiche o a battute (spesso davvero sagaci) che danno un senso di déjà-vù rispetto alle vignette online. Qualcun altro faticherà a perdonare la scelta stilistica della velocità grafica – una cosciente ‘fretta di esecuzione’ – che può rendere di difficile lettura alcuni passaggi. Eppure, i momenti frettolosi sono meno presenti rispetto al precedente libro che, a differenza di Romanzo esplicito, già cercava una forma fumetto più canonica.

In virtù della capacità di alternare e mescolare le intenzioni – commuovere, far riflettere, ridere di un umorismo caustico («le tette me le ha pagate lo stato, è un po’ come se fossero di tutti») – che dalle strisce dei social arrivano qui più chiare che nei lavori precedenti, Anestesia è un racconto veloce ma intenso. Avidamente concentrato su una manciata di eventi, è il frutto del lavoro di una giovane autrice trasgressiva e irriverente che afferma una cifra riconoscibile, chiara e, tutto sommato, nemmeno troppo fuori dagli schemi.

Anestesia
di Josephine ‘Yole” Signorelli
Feltrinelli Comics, ottobre 2020
brossura, 144 pp., colore
16,00 € (acquista online)

Leggi le prime pagine del fumetto

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