Dan Slott al centro delle polemiche per un documentario Marvel

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Dan Slott, ripreso al proprio computer per la docuserie Marvel 616

In seguito all’uscita su Disney+ di Marvel 616, una docuserie di 8 episodi che tratta vari aspetti del mondo Marvel (dai cosplayer allo Spider-Man giapponese, passando per il ruolo di editor, disegnatori e sceneggiatori), lo sceneggiatore Dan Slott (Amazing Spider-Man, Silver Surfer) è finito al centro delle polemiche, perché in uno degli episodi è descritto come un autore incapace di rispettare le scadenze, suscitando lo sdegno di lettori e perfino professionisti, indignati dal trattamento di favore che la casa editrice riserva a Slott.

L’episodio in questione è Il metodo Marvel, dedicato alla realizzazione del primo numero della serie Iron Man 2020, scritta proprio da Dan Slott (con Christos Gage) e disegnata da Pete Woods. Nella puntata si racconta la filiera produttiva dell’albo, dall’idea originale fino all’arrivo nelle fumetterie. Il titolo fa riferimento alla pratica con cui venivano scritti i fumetti Marvel – lo sceneggiatore elaborava un soggetto privo di dialoghi che il disegnatore sviluppava nel dettaglio attraverso i suoi disegni, prima che l’altro aggiungesse i dialoghi. Era un metodo utilizzato da Stan Lee per far fronte al lavoro di scrivere moltissime serie al mese, che però oggi è caduto in disuso in favore di sceneggiature complete – che permettono anche una pianificazione più accurata dei piani editoriali, a differenza della natura più improvvisata del metodo Marvel. Nell’episodio, Slott afferma di essere «uno degli ultimi dinosauri» ad adoperare ancora lo stile Marvel.

Quello delle scadenze è un tema molto sentito nell’industria fumettistica. La redazione tiene talmente tanto al rispetto delle scadenze da aver organizzato dei corsi appositi per insegnare agli autori come gestire questo aspetto del mestiere. «Il rischio è diventare inaffidabile agli occhi di un editor» ha spiegato a Fumettologica Valerio Schiti, disegnatore che ha lavorato con Slott su Tony Stark: Iron Man. «È un lavoro di squadra e, per quanto tu bravo possa essere, devi essere in grado di lavorare all’interno di un meccanismo più grande di te. Poi, certo, esistono degli autori così grandi e che garantiscono vendite e successi così grossi che alla fine gli si concede un po’ più di tempo.»

La docuserie non fa che aggravare la reputazione controversa di Slott, autore amato e odiato dalla critica. Le sue gestioni di She-Hulk e Silver Surfer sono state molto apprezzate e hanno persino vinto premi di settore, ma le sue storie per Amazing Spider-Man, pur popolari presso i lettori, non hanno mai convinto del tutto. Nel 2012 aveva perfino ricevuto delle minacce di morte in seguito alla decisione di uccidere Spider-Man e farlo rivivere con la coscienza del Dottor Octopus. Di recente, i fan sono insorti perché nella serie dei Fantastici Quattro da lui scritta, Franklin Richards (il figlio di Sue e Reed) ha scoperto di non essere un mutante.

Il metodo Marvel mescola interviste a ricostruzioni del processo produttivo (c’è Slott che inscena un momento di frustrazione dovuto al blocco dello scrittore, Woods che disegna le tavole e così via). In un passaggio, Tom Brevoort, editor esecutivo della casa editrice, afferma con aria divertita che «la parola “lavoro” non esiste per Dan. Non rispetta mai le scadenze. Per fortuna è bravo e così compensa la sua incapacità di consegnare un progetto nei tempi prestabiliti». L’episodio mostra Slott lavorare quasi sempre con un co-sceneggiatore che si occupa di scrivere i dialoghi, in questo caso Christos Gage, per far fronte alle scadenze. In un altro momento, vediamo il letterista Joe Caramagna lamentarsi del poco tempo che gli viene dato per fare il proprio lavoro: «Quando ricevo la sceneggiatura da Dan di solito mancano due giorni alla stampa. Non faccio che mandare messaggi o e-mail supplicando che qualcuno mi mandi delle pagine di sceneggiatura». Questo perché i dialoghi sono l’ultima componente a essere finalizzata, mentre di norma un letterista può lavorare in parallelo al disegnatore.

La leggerezza con cui Brevoort fa queste affermazioni, quasi a voler condonare i comportamenti poco professionali di Slott, ha indispettito molti spettatori. Tra questi, lo sceneggiatore Aleš Kot (Secret Avengers, Days of Hate), che ha fatto notare come esistano persone queer e di colore «con idee fresche e un’etica del lavoro inappuntabile che Marvel dovrebbe assumere invece di lasciare che Dan Slott sfori sempre le scadenze e bistratti i suoi collaboratori, ma sembra quasi che all’editor-in-chief che si è spacciato per un giapponese non interessi».

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Tom Brevoort e la sua categorica affermazione su Slott: «Non rispetta mai le scadenze»

Il disegnatore Ramon Villalobos (che lavora per Marvel, DC e Valiant) ha commentato: «Gli editor non mi sono mai sembrati così piacevolmente sorpresi quando facevo l’eccentrico bucando una consegna. Sono geloso di questo trattamento riservato a Dan Slott», per poi aggiungere che «quando buco una consegna, mi deprimo, guadagno meno soldi, sprofondo nelle mie insicurezze, metto in difficoltà gli editor».

Alcuni dei partecipanti hanno commentato l’episodio prendendo le difese di Slott. «È televisione, ragazzi» ha scritto Pete Woods su Twitter. «Non posso crederci che pensiate che sia tutto vero. La realizzazione del fumetto è veritiera ma è stata abbellita per rendere l’episodio interessante». Christos Gage ha precisato le specifiche del proprio lavoro: «Le sceneggiature di Dan sono molto dettagliate, suddivide l’azione vignetta per vignetta e descrive cosa succede in ognuna di esse. Il disegnatore è libero di apportare modifiche ma la storia è tutta sulla pagina, a eccezione dei dialoghi. Quelli li scrivo io, a volte prima che il disegnatore inizi il suo lavoro, altre dopo. Quando lo fa Dan buca sempre la consegna perché è ossessionato dalla ricerca delle parole perfette. Io invece scrivo finché ho tempo e poi, be’, sarà quel che sarà».

Gage crede che le critiche piovute addosso a Slott siano il sintomo di un rapporto difficile tra lui e una certa parte del pubblico: «È molto aperto su questioni delicate come la politica, quindi si attira i risentimenti della gente. Arrabbiatevi pure per i suoi tweet, odiate le sue storie, va bene, ma il lavoro (e le vendite) parla per sé».

iron man 2020 dan slott

Anche Jim Zub, che ha sceneggiato con Slott la serie Tony Stark: Iron Man, lo ha difeso dichiarando che l’episodio non è del tutto preciso nel raccontare il processo creativo di Slott: «Mi ha raccontato l’intera trama di Iron Man 2020 otto mesi prima che iniziasse a scrivere le sceneggiature. Abbiamo parlato per ore al telefono di come avrebbe strutturato la serie» (Zub avrebbe dovuto co-sceneggiare la testata ma ha preferito accettare l’incarico su Conan il Barbaro).

Slott stesso ha spiegato di aver «scritto sceneggiature complete in passato, ma chiunque conosca il processo produttivo dei fumetti sa che pianificare una storia nel dettaglio non è solo sciocco ma anche impossibile, più o meno. Così come sono impossibili alcune tempistiche raccontate nell’episodio. Si sono presi queste e altre libertà per creare un prodotto televisivo divertente».

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