I 5 migliori anime usciti in Italia nel 2020

In questo 2020 così particolare (eufemisticamente parlando), abbiamo pensato di allargare il nostro consueto appuntamento con i “best of” dell’anno anche ai migliori anime resi disponibili in Italia, andando ad ampliare uno sguardo d’insieme finora riservato solo ai fumetti (con quattro categorie: migliori serie a fumetti, migliori fumetti classici, migliori graphic novel stranieri e migliori graphic novel italiani).

Si tratta di anime presenti sulle piattaforme di streaming Amazon Prime Video e Netflix, che offrono ormai una proposta molto ampia anche per quanto riguarda questo segmento, la prima con recuperi e novità, la seconda per lo più con novità, comprese importanti produzioni proprie (tra le quali sono presenti anche franchising molto noti come Transformers, Saint Seiya e Ghost in the Shell).

Questa selezione, oltre che uno sguardo in retrospettiva all’anno che sta per finire, vuole però essere anche una fonte di spunti a cui attingere per trascorrere il tempo in queste festività un po’ anomale, durante le quali ci ritroviamo costretti in casa per contrastare la pandemia.

Promare

La Terra è sull’orlo del caos da quando alcuni individui, i cosiddetti Burnish, a causa di un eccesso di stress, subiscono un fenomeno di autocombustione che li porta a distruggere tutto ciò che li circonda. Trent’anni dopo la nascita di questi casi, il pianeta è in buona parte distrutto dalle fiamme, e i pompieri della Burning Rescue hanno il compito di affrontare gli eventi causati dai Burnish con l’uso di robot giganti. A complicare il tutto ci si mette anche un gruppo di terroristi che minaccia un equilibrio tanto agognato.

Promare è un film capace di regalare un’esperienza adrenalinica davvero travolgente, grazie a un’estetica innovativa e a un insolito approccio alle riflessioni ecologiste e sociali. Il regista Hiroyuki Imaishi e il suo staff si sono divertiti a inserirsi nell’immaginario legato ai robottoni – da Gundam a Evangelion, passando per Patlabor – per spappolarlo in una visione schizofrenica e iper-colorata che potrebbe suggerire un nuovo e interessante corso per l’animazione giapponese.

Folle e imprevedibile, frenetico e affascinante, Promare è l’anime da vedere per capire cosa è stata finora l’animazione e, probabilmente, cosa sarà nel prossimo futuro. Il film è uscito nei cinema italiani a febbraio 2020 ed è stato poi reso disponibile su Netflix a inizio dicembre.

(Andrea Fontana)

Miyo – Un amore felino

Miyo Sasaki è innamorata di Kento, ma lui non corrisponde il sentimento della ragazza. Kento non sa che Miyo di notte può trasformarsi in un gatto, intrufolandosi in casa sua. Tra i due (cioè tra il ragazzo e la gatta) nasce un forte rapporto di affetto e la buffa situazione finirà per mettere nei guai Miyo e tutte le persone a cui vuole bene. 

Partendo da riferimenti a film dello Studio Ghibli come I sospiri del mio cuore o La ricompensa del gatto, Miyo – Un amore felino si distacca da quell’immaginario tradizionale, pur conservandone alcune sfumature, per raccontare in una forma leggera, divertente e originale, le difficoltà di crescere. 

Il film, diretto da Jun’ichi Satō, già brillante regista di Sailor Moon, e scritto da Mari Okada, tra gli autori della serie Ano hana, è una favola che si appoggia al potere immaginifico del folclore nipponico ma che non dimentica di raccontare la vita quotidiana con i suoi dolori, sofferenze e piccole gioie. Non trovando una distribuzione in sala a causa della pandemia, Miyo – Un amore felino è stato reso disponibile su Netflix.

(Andrea Fontana)

Great Pretender

Il vero erede di Cowboy Bebop è finalmente arrivato e si trova su Netflix. Great Pretender racconta le disavventure di una banda di truffatori il cui modus operandi prevede di entrare in confidenza con la vittima imbastendo un piano a lungo termine, che si conclude con uno spettacolare raggiro e il conseguente furto di denaro.

La serie è composta da 23 episodi raggruppati in archi narrativi precisi, ambientati in diverse parti del mondo. Il respiro internazionale della serie è evidente anche dal gruppo eterogeneo di protagonisti, il cui character design è di Yoshiyuki Sadamoto (noto per Evangelion e Nadia – Il mistero della pietra azzurra): il giapponese Makoto Edamura, il francese Laurent, le anglofone Cynthia e Abigail, la coreana Shi-Won. Un mix tra la banda di Lupin e quella di Cowboy Bebop, per l’appunto, che l’anime omaggia innanzitutto nella colonna sonora (le sigle iniziali delle due serie sono alquanto simili) e poi nel ritmo e nella complessità dei temi trattati (la linea orizzontale del racconto sviscera il passato di tutti i personaggi, regalando più di una sorpresa).

Ma il vero pezzo forte – come se tutti gli altri ingredienti non fossero già sufficienti – è lo straordinario design di sfondi e ambienti, una cascata di colori acidi, saturati al massimo e scintillanti, con una palette che gioca sui contrasti e le policromie. Una vera gioia per gli occhi.

(Federica Lippi)

Seven Days War

Questo gioiellino del regista trentaseienne Yuta Murano – al suo primo lungometraggio – è la storia di Mamoru, che in un giorno d’estate, a ridosso delle vacanze estive, decide di dichiarare il suo amore all’amica Aya ma si ritrova poi coinvolto in una fuga collettiva. Aya decide infatti di festeggiare il suo diciassettesimo compleanno lontano dagli adulti, scappando per una settimana con un gruppo di compagni di scuola in un enorme edificio industriale abbandonato in mezzo ai boschi. Quello che poteva essere un normale campeggio si tramuta ben presto in una guerra, con il gruppo asserragliato all’interno e genitori, giornalisti e poliziotti impegnati a cercare di farli uscire.

Siamo lontani dai fasti di Summer Wars, il notevole film del 2009 di Mamoru Hosoda a cui forse Murano si è ispirato per l’idea di base (un’avventura estiva giovanile che diventa una guerra) e per il nome del protagonista, ma anche qui lo stile è fresco e il messaggio è sincero, con tematiche abbastanza inusuali.

Oltre allo scontro dichiarato tra adulti e adolescenti, c’è la più delicata diatriba tra essere e apparire, soprattutto sui social network, nonché il tema del coming out, sia in senso sessuale ma anche in generale come confessione di qualcosa di intimo e privato. Il film è dal 24 dicembre su Amazon Prime Video, per poi uscire in un dvd a marchio Dynit.

(Federica Lippi)

Ride Your Wave

L’ultimo lungometraggio di Masaaki Yuasa racconta la storia di Hinako, diciannovenne appassionata di surf, e Minato, pompiere ventunenne, legati da un grande amore sbocciato poco dopo il loro primo incontro. Purtroppo la relazione non dura a lungo: Minato muore annegato nel tentativo di salvare un uomo, e Hinako resta sola con il suo dolore.

Ben presto la ragazza scopre che può evocare lo spirito di Minato cantando la loro canzone, ma il ragazzo compare solo in acqua e può vederlo solo lei. Hinako resta così legata alla presenza del defunto fidanzato, di cui si rifiuta di accettare la scomparsa, ma il corso degli eventi la porterà ad affrontare la perdita. 

In Ride Your Wave Yuasa sviluppa in chiave “acquatica” il tema dell’elaborazione del lutto, mettendo da parte le invenzioni sperimentali che lo hanno reso noto al grande pubblico con i suoi lavori precedenti, come Devilman Crybaby o Ping Pong the Animation, e concedendosi una storia più lineare. Il regista non tradisce però la sua vena ironica e scanzonata, presente anche qui, che, insieme a un finale realmente emozionante, rende il film una delle migliori visioni di questo complicato 2020. Il film sarebbe dovuto uscire nelle sale italiane ad aprile ma, a causa della pandemia, è stato dirottato su Amazon Prime Video.

(Federica Lippi)

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