I 10 migliori graphic novel stranieri del 2020

Dopo i migliori classici e le migliori serie, proseguiamo la nostra rassegna del meglio del 2020 allargando lo sguardo al di fuori dei nostri confini, con quelli che a nostro giudizio sono stati i migliori graphic novel di produzione straniera pubblicati in Italia nel corso dell’anno. Ed è una lista che spazia per il mondo forse meno degli anni scorsi, caratterizzata da una forte impronta americana – con giovani autori già affermati e nomi molto noti – ma pescando comunque da altre realtà.

Nella selezione di questo 2020 trovano posto in modo predominante biografia e autobiografia, format consueti del graphic novel, ma spesso caratterizzati dall’incontro con il fantastico, qui rappresentato in diverse sue forme a creare un dialogo ibrido in grado di affascinare per le mescolanza di generi. Tra memoir, racconti di formazione, romanzi corali e storie piratesche sui generis, ce n’è insomma per tutti i gusti.

Rusty Brown, di Chris Ware (Coconino Press)

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Il libro più recente di Chris Ware (Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla terra, Building Stories, Quimby the Mouse) raccoglie le storie della serie Rusty Brown apparse originariamente fin dal 2001 sulla testata antologica Acme Novelty Library. È il racconto della vita di un individuo comune, ancora più comune del Jimmy Corrigan protagonista del libro con cui Ware si è affermato come uno dei più influenti narratori per immagini dei nostri tempi.

Come succede spesso con le opere del fumettista di Chicago, anche Rusty Brown è una storia corale, un romanzo che, pur essendo incentrato su un singolo personaggio, approfondisce la natura e i rapporti di un nucleo familiare se non proprio di un’intera comunità. Rusty Brown è probabilmente l’opera dai toni più umani e pacati di Ware, realizzata con uno sguardo intenso e trasversale sugli interni e sui paesaggi, reminiscente della pittura di Edward Hopper e una profondità di approccio alla vita nell’entroterra americano che segue l’esempio di scrittori come John Updike.

L’effetto drammatico del racconto, generato da delusioni, rimpianti e ordinarie difficoltà quotidiane, si compone per piccoli tasselli senza mai apparentemente raggiungere un vero e proprio climax. È in questo modo che si manifesta al meglio il realismo dell’autore, con la costruzione di uno scenario complesso e frammentato, come Charles Schulz faceva con i suoi Peanuts.
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Laura Dean continua a lasciarmi, di Mariko Tamaki e Rosemary Valero-O’Connell (Bao Publishing)

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Mariko Tamaki è una delle sceneggiatrici più apprezzate del fumetto d’autore nordamericano, tanto che dopo i graphic novel Skim e E la chiamano estate (entrambi realizzati con la cugina Jillian Tamaki) è arrivata a scrivere anche per DC Comics su personaggi come Wonder Woman, Supergirl, Harley Quinn e Batman. Con Laura Dean continua a lasciarmi l’autrice è tornata a raccontare l’adolescenza, stavolta con una storia d’amore travagliata, e ad accompagnarla ai disegni c’è la giovane e talentuosa Rosemary Valero-O’Connell, già nominata a due Eisner Award nel 2018 con la storia breve What is Left.

Freddy, la protagonista del libro, ha 17 anni, frequenta il liceo, lavora in una caffetteria ed è perdutamente innamorata della sua ragazza, Laura, che però l’ha già lasciata più volte, facendola molto soffrire. In un racconto che è una sorta di coming of age sentimentale, la protagonista dovrà riuscire a emanciparsi da una relazione tossica, accettando se stessa e il mondo che la circonda.

Tamaki racconta le relazioni giovanili senza alcun stereotipo, con un realismo che difficilmente si riesce a trovare in una forma così fedele al mondo degli adolescenti contemporanei. Il segno di Valero-O’Connell è fluido ed emotivamente travolgente e prende le mosse dal fumetto indipendente americano ma traendo ispirazione anche dal fumetto giapponese per ragazze, con l’inserimento di sfondi floreali, caratteristici dello shojo. La bicromia rosa aggiunge poi un tocco pop al libro, allontanando ogni negatività da un racconto ricco di dramma ma anche dotato di uno spirito fortemente positivo.
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Ombelico infinito, di Dash Shaw (Coconino Press)

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Un volume mastodontico (di oltre 700 pagine) che racconta come, durante un momento di sfaldamento, una famiglia riscopre se stessa trovando una nuova unità. L’occasione arriva quando i nonni invitano tutti i figli e i nipoti per una settimana nella casa al mare, intenzionati a comunicare il loro intento di divorziare, nonostante l’età avanzata e quarant’anni di matrimonio.

Ciò coglie i familiari impreparati – c’è chi si rivela comprensivo e chi invece disorientato – ma finisce per rappresentare l’occasione per tutti di passare del tempo insieme in un contesto insolito, dando loro la possibilità di conoscersi meglio, legare o ritrovarsi. I nonni, con la loro scelta audace e drastica, sembrano dunque volersi sacrificare per la famiglia stessa, finendo anche narrativamente per risultare meno rilevanti e lasciando spazio alla loro progenie.

Dash Shaw, con il suo segno apparentemente freddo ed essenziale, è abile ad accompagnare il lettore nelle vite dei suoi personaggi e a insinuarsi nel loro animo, grazie anche a dialoghi realistici e densi. Ombelico Infinito è il suo secondo libro (anche se in Italia è arrivato dopo il più recente Cosplayer), uscito originariamente nel 2008 quando l’autore aveva appena venticinque anni, e gli ha permesso di affermarsi come uno tra i più apprezzati e interessanti autori del panorama indipendente americano.
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Dragon Hoops, di Gene Luen Yang (Tunué)

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Fresco di vittoria agli Harvey Awards come miglior libro dell’anno, nella seconda metà del 2020 è arrivato anche in Italia Dragon Hoops di Gene Luen Yang. Il nuovo graphic novel dell’autore di American Born Chinese racconta le vicende della squadra di basket giovanile della Bishop O’Down, scuola in cui lo stesso Yang prestava servizio come docente di informatica. L’autore si immerge da profano nel mondo dello sport agonistico, sperimentando sulla propria pelle la competitività, le attese e le delusioni dei giovani atleti e del loro coach.

Quello di Yang è uno sguardo romantico e vivo, in grado di rendere Dragon Hoops più che un semplice memoir. L’autore riesce infatti a muoversi tra i generi con una leggerezza sorprendente, merito di un tratto semplice ed immediato, quasi iconico. La scrittura lineare e nel contempo dinamica gli permette di intrattenere il lettore per quasi 500 pagine, intrecciando Storia, graphic journalism e un’avvincente “autofiction” con momenti di meta-fumetto.

Dragon Hoops diventa così un avvincente saggio di antropologia sociale: attraverso il basket Yang rilegge anni di storia degli Stati Uniti, evidenziandone sogni e debolezze. Un piccolo grande romanzo americano, adatto tanto ai più piccoli quanto ai lettori con qualche anno in più sulle spalle.
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Epiphania 1-2, di Ludovic Debeurme (Coconino Press)

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Dopo Lucille e Renée – anche questi pubblicati in Italia da Coconino Press – Ludovic Debeurme è tornato in Italia con i primi due volumi (di tre) di Epiphania, storia con cui racconta ancora una volta i problemi dell’adolescenza, calandoli però in un contesto fantastico.

In quella che sembra una normale città di periferia americana, dopo uno tsunami e una pioggia di meteoriti iniziano misteriosamente a spuntare fuori da giardini, marciapiedi e strade dei feti dall’aspetto per metà umano e per metà bestiale, che vengono ribattezzati “mixbody”. Questi bambini crescono più velocemente di quelli del tutto umani e in breve tempo diventano una parte importante della società in cui vivono. Vengono temuti e disprezzati per il loro aspetto alieno e pauroso, fino all’insorgere di violente tensioni sociali.

In questo contesto cresce Koji, mixbody adottato e cresciuto dal giovane e spaesato musicista David. I problemi di Koji sono gli stessi dei bambini e ragazzini di oggi, con la scoperta del proprio corpo e le divergenze con il padre. La differenza principale sta nel fatto che lui non ha il tempo di imparare a superare le problematiche che la crescita di volta in volta gli pone, visto l’alto ritmo con cui avviene il suo sviluppo.

La prosa asciutta e delicata di Debeurme si amalgama bene con il suo stile di disegno di forte impronta espressionista e racconta, attraverso uno spunto fantastico, i problemi di intolleranza e integrazione delle società occidentali contemporanee, senza però rinunciare a mettere al centro della narrazione le figure di David e Koji, con i loro comportamenti fortemente umani.
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The Surface, di Aleš Kot e Langdon Foss (Eris Edizioni)

Dopo essersi fatto conoscere al pubblico italiano con Days of Hate, Il nuovo mondo e Zero, Aleš Kot si conferma come uno degli sceneggiatori più interessanti della scena fumettistica americana. The Surface, con i disegni dettagliati dalla linea chiara di Langdon Foss, è un racconto cyberpunk cervellotico e ambizioso, che trasporta il lettore in un mondo del futuro complesso e deviato, così ampio da uscire dalla dimensione stessa del fumetto per mezzo di inserti di testo e approfondimenti.

Surface è la storia di un gruppo di giovani hacker che parte alla ricerca di un luogo misterioso e mitologico che potrebbe spiegare la piega iper-tecnologica che ha preso la società e la natura stessa del mondo in cui viviamo. La loro è una missione rovinosa e ricca di imprevisti, in un loop dove non ci sono più confini tra realtà e virtuale.

Prendendo ispirazione dalla lezione di maestri del genere, come il William Gibson di Neuromante e il Masamune Shirow di Ghost in the Shell, Kot realizza quello che finora è il suo lavoro più personale, con il quale si inserisce nel solco della tradizione sci-fi pur mantenendo una propria voce riconoscibile.
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Ritratto di ubriaco, di Olivier Schrauwen, Florent Ruppert e Jérôme Mulot (Coconino Press)

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Il nuovo lavoro del belga Olivier Schrauwen – assente dalle librerie italiane dall’uscita di Il mio bimbo nel 2010 – è un libro realizzato a sei mani insieme al duo francese composto da Florent Ruppert e Jérôme Mulot (Famiglia reale, La tecnica del perineo). I tre autori sono ormai da tempo noti per la carica eversiva e sperimentale delle loro opere e la loro capacità di fondere generi e scandagliare le potenzialità del sistema fumetto.

Quello che viene fuori dal loro sodalizio artistico è un oggetto non negoziabile, in cui il grottesco e l’assurdo collidono nel creare un mondo familiare e sfuggente. Ritratto di ubriaco gioca infatti con il lettore, nascondendo sotto la parodia dei romanzi di pirateria una riflessione sulle storie e sulle leggi che regolano il fumetto.

Schrauwen, Ruppert e Mulot conducono il lettore attraverso un tour de force abbacinante, che lascerà storditi e increduli come dopo un lungo viaggio in mare o una serata di bagordi. Astenersi lettori che cercano un’esperienza rilassante e appagante: Ritratto di Ubriaco è un gioco che pretende pazienza, dove la cerebralità di alcune soluzioni e la ripetizione di alcune strutture narrative possono mettere a dura prova i più distratti.
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Il lupo, di Jean-Marc Rochette (L’ippocampo)

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Sulle cime del massiccio degli Écrins, una delle più selvagge e impervie catene montuose delle Alpi francesi, un pastore incattivito dalla vita dà la caccia a un lupo, colpevole di aver sbranato il suo gregge. Su questo scenario innevato, contraddistinto da altitudini e temperature proibitive, si consuma un inseguimento che non avrà vincitori.

Uomo e lupo si ritroveranno in qualche modo a convivere, mentre l’ombra delle cime montuose si staglierà su di loro con le sue leggi regolatrici e imprevedibili. Un primordiale scontro tra uomo e animale, sul cui sfondo si erge protagonista la montagna con la sua natura incontaminata, realizzato da Jean-Marc Rochette, il co-creatore di Snowpiercer.

Disegnata con un segno spesso, immediato e nervoso, Il lupo, che nasce da un aneddoto raccontato da un pastore a Rochette, è una storia a tratti cruda e violenta, che tratteggia la testardaggine e l’impotenza dell’uomo di fronte alla forza della natura e, al contempo, la ferocia dell’animale mosso dai suoi più profondi istinti primordiali. È anche una storia di sopravvivenza e convivenza, che nel finale lascia aperto uno spiraglio di luce e speranza.
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Su un raggio di sole, di Tillie Walden (Bao Publishing)

Su un raggio di sole è la storia di Mia, una ragazza che viaggia su una nave spaziale a forma di pesce, il cui equipaggio ha il compito di riparare edifici e strutture che fluttuano nello spazio e provenienti da un lontano passato. A questo suo presente si alternano flashback che la mostrano da giovane alle prese con la scuola e con un amore travolgente. La ragazza ha come vero obiettivo quello di trovare una riconciliazione con gli errori del passato, senza pretendere davvero di poter tornare indietro a rimediare, ma cercando invece di affrontare con maturità una perdita e di accettare definitivamente la vita adulta.

Walden, l’autrice di Trottole (pubblicato in Italia nel 2018 da Mondadori Oscar Ink), non ha nemmeno venticinque anni e con questo lavoro è già al suo quinto libro. Ha collezionato finora successi da parte di pubblico e critica, con nomination e vittorie ai premi Eisner e Ignatz. Con questo nuovo libro fa un nuovo grande passo verso la maturità artistica: una space opera sentimentale che mescola una moltitudine di influenze, forte di una grande disinvoltura e una notevole capacità narrativa.

L’autrice trae ispirazione tanto dall’immaginario fantasy sentimentale di Hayao Miyazaki quanto dai manga dalle tematiche lgbtq di maestre del genere come Keiko Takemiya o Riyoko Ikeda e lo fa con grande maturità e personalità. Su un raggio di sole è un graphic novel intrigante e visionario, in cui i sentimenti sono il motore di un racconto epico.
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Labirinti, di Charles Burns (Coconino Press)

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Il nuovo lavoro di Charles Burns – il fumettista americano autore di Big Baby, Skin Deep, El Borbah, Black Hole – è il primo capitolo di una trilogia in versione album alla francese: volumi di grande formato, a colori e di una sessantina di pagine l’uno, così come era anche la sua precedente opera, la trilogia composta da X’ed Out, The Hive e Sugar Skull.

In Labirinti Burns costruisce un racconto ipnotico che indaga i meandri della mente di un adolescente, Brian, appassionato di disegno e di cinema. Sin da piccolo il ragazzo realizza filmini in Super 8, horror amatoriali che mostra ai coetanei con grande soddisfazione, e inoltre ha sempre con sé un taccuino su cui disegna mostri e creature deformi. Il suo prossimo film sarà incentrato sulle cose assurde che popolano la sua mente, come spiega a Lauria, la bella coetanea che dovrebbe prendere parte al film e che è combattuta tra essere affascinata da lui o esserne al contrario intimorita. È grazie alle sue passioni che Brian riesce ad avvicinarla, e tra i due nascerà una singolare complicità.

Labirinti è un horror psichedelico debitore della tradizione americana dei fumetti di EC Comics o della serie televisiva  Ai confini della realtà. È un racconto che si compone per tasselli, piccole storie nella storia, sogni e finzione che si mescolano a una realtà dai confini gradualmente sempre più incerti e disturbanti.
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