“Ultima goccia”, un divertito gioco metafisico

ultima goccia andrea de franco eris edizioni

Ad Andrea De Franco il caffè deve piacere davvero molto, tanto da renderlo protagonista del suo romanzo a fumetti. Io però non ci vado matto per il caffè e anzi mi fa proprio male, quindi dovrei fare fatica ad apprezzare il suo racconto, ma in realtà Ultima goccia non parla poi così tanto di caffè, nonostante al centro ci siano tazzine e chicchi.

Il racconto – tanto fluido da un punto di vista narrativo quanto destrutturante da quello formale – si concentra su quell’entità mutevole che è il caffè per parlare di altro, di stati d’animo, di inadeguatezza, insicurezza e fragilità. Chicchi, polvere, liquido, raffermo sulla tazza o sul fondo della caffettiera, il caffè ha molteplici manifestazioni ma è sempre caffè: per De Franco «il miele nero dell’esistenza» è ideale metafora del divenire.

Il protagonista del fumetto è un ometto con la testa a tazzina, che ricorda i personaggi del videogioco Cuphead e il protagonista del fumetto Too Much Coffee Man di Shannon Wheeler, anche lui con la testa a forma di tazza. Non ce la fa a contenere il caffè, così si rompe, si moltiplica e si divide più e più volte. Non trova pace e si lascia andare a surreali monologhi o dialoghi con oggetti animati.

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In questi monologhi, oltre che nel tratto a penna sottilissimo e tremolante ma deciso, è facile ritrovare l’influenza di Anders Nilsen, autore americano di volumi composti da brevissime dissertazioni su disegni talvolta al limite dello sketch e dello scarabocchio (Monologues for the Coming Plague e Monologues for Calculating the Density of Black Holes), oltre che del più noto e imponente tomo Big Questions. Da lui De Franco sembra apprendere il gusto per l’improvvisazione e l’uso della narrazione come flusso di coscienza il più possibile non mediato. In Ultima Goccia il flusso, il senso di spontaneo scorrimento, non sta solo nelle espressioni verbali, ma anche nel modo in cui queste sono capaci di mutare costantemente forma.

Ogni cosa è animata e fluida, in continua mutazione, non solo il caffè. In questo l’attitudine di De Franco non può non ricordare Fabio Tonetto, soprattutto il Rufolo del secondo volume pubblicato da Eris Edizioni, Rufolo e il grande evento: altro libro in cui la materia narrativa è strumento di ricerca e riflessione in un tendere al metafisico sostenuto da un disegno etereo, dove figure buffe giocano col lettore facendolo illudere di trovarsi di fronte a vago divertissement.

Rispetto al lavoro di Tonetto, nonostante anche qui la fluidità del disegno tenda alla serrata sequenzialità dell’animazione, qui il divertito gioco metafisico tende graficamente all’astrazione, seguendo l’esempio di uno dei principali autori di fumetto astratto, Patrick Kyle. Come lui De Franco tende a tagliare la pagina con segno spesso geometrico e netto, che lascia al bianco uno spazio dominante, avvolgente. In questo modo le poche campiture di nero sono di una liquidità delicata, come quando finalmente il caffè esce dalla caffettiera, in un momento di epifania. È forse l’unico momento in cui il nero è disteso davvero in maniera completa a rappresentare delle forme.

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Con l’andare avanti frenetico delle pagine, le tavole si fanno sempre più fitte di immagini, in un affollarsi di buffe figure che cambiano forma e dissertano tra loro, rapite da un vortice dal gusto improvvisato (e per apprezzare la vena grafomane di De Franco raccomando di seguire il suo profilo Instagram). Ciò che muove questo turbinio di immagini e l’esperienza stessa del libro si riassume in un passaggio cardine del finale: «Forse solo questo volevo. Far coincidere i confini del mio corpo con i limiti del mondo».

Ultima goccia
di Andrea De Franco
Eris Edizioni, novembre 2020
brossura, 264 pp., bianco e nero
18,00 € (acquista online)

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