Guida al binge-reading di Largo Winch

largo winch

Il belga Jean Van Hamme è uno dei più solidi scrittori di thriller a fumetti. Il suo capolavoro, XIII, è un continuo susseguirsi di colpi di scena, tradimenti, contro-tradimenti, cambi d’identità, rivelazioni sorprendenti, assassinii e ancora altri tradimenti: una delle letture più mozzafiato che la bande dessinée ci abbia mai proposto. Largo Winch, in realtà, non è da meno. Un po’ meno conosciuto da noi, forse perché non ha avuto un fortunato adattamento in videogioco, ma continuamente in testa alle classifiche di vendita in Francia e in Belgio: nel 2015 il ventesimo volume della serie, l’ultimo scritto dal suo creatore, è stato tirato in 300 mila esemplari.

Il personaggio fu creato a metà degli anni Settanta per una serie di romanzi, nonostante Van Hamme avesse già pubblicato qualche fumetto, come l’erotico-fantastico Epoxy insieme a Paul Cuvelier. Fu proprio il successo del primo libro, Largo Winch et Groupe W nel 1977, a spingerlo a lasciare il suo lavoro nella finanza e dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: lo stesso anno pubblicò Thorgal con Grzegorz Rosiński e Storia senza eroi con Dany, e nel 1984 fu la volta di XIII.

Soltanto nel 1990 lo sceneggiatore tornò alla sua prima creatura e, in collaborazione con il disegnatore Philippe Francq, lo trasformò nel best seller del fumetto che è tuttora, da cui nel corso degli anni sono stati tratti anche un film e una serie tv (visibile gratuitamente su RaiPlay).

Numero di albi: Largo Winch è composta da 22 volumi, di cui 20 scritti da Van Hamme e gli ultimi 2 dal giallista Éric Giacometti, tutti disegnati da Francq e pubblicati in Francia da Dupuis, per un totale di circa un migliaio di pagine. La serie è strutturata in dittici, ognuno dei quali costituisce un episodio. Ogni due volumi, quindi, c’è una nuova avventura, tutte collegate da una forte trama orizzontale.

Questa forma deriva dal fatto che 6 storie (quindi 12 volumi) sono l’adattamento degli altrettanti romanzi del personaggio. In dettaglio, sono stati adattati in ordine il primo romanzo (Largo Winch et Groupe W, 1977, nei volumi 1 e 2), poi l’ultimo (Business Blues, 1980, volumi 3-4), il secondo (Largo Winch et la Cyclope, 1977), il quarto (Largo Winch et la Forteresse de Makiling, 1979) e il terzo (Largo Winch et le Dernier des Doges, 1978).

Dopo le storie inedite dei volumi 11-14 è stato adattato anche il quinto romanzo, Largo Winch et les Révoltés de Zamboanga (1979). Gli ultimi albi, dal 17 in poi, contengono infine solo storie inedite, scritte apposta per la serie a fumetti, ma che mantengono lo stesso “passo” caratteristico della serie.

Di recente è stata annunciata anche una serie prequel, La fortune des Winczlav, scritta di nuovo da Van Hamme e disegnata da Philippe Berthet (Pin-UpDall’altra parte della frontiera), in uscita nel marzo 2021, che indagherà il passato della famiglia di Largo Winch.

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Dove posso leggerlo in Italia: Gli episodi di Largo Winch sono stati tradizionalmente pubblicati a puntate su Lanciostory e poi raccolti in volume, prima da Eura Editoriale nella collana Euramaster e ora da Editoriale Aurea in Aureacomix Linea BD. I 21 volumi attualmente tradotti in italiano sono usciti anche negli Albi Avventura allegati nel 2018 alla Gazzetta dello Sport. Purtroppo nessuna di queste collane è attualmente disponibile in libreria. Buona caccia in fumetteria, sulle bancarelle o negli arretrati.

Di cosa stiamo parlando: Quando Nerio Winch, uno degli uomini più ricchi del mondo, proprietario del Gruppo W, conglomerato di multinazionali che spaziano nei più svariati campi, muore precipitando – lanciato, sappiamo da subito noi lettori – dal tetto del suo grattacielo, tutte le sue proprietà passano a un figlio adottivo, che lui aveva allevato e addestrato in segreto perché diventasse il suo degno erede.

Largo è un orfano di origini montenegrine, bello, irresistibile, intelligentissimo, dotato negli affari, capace di sparare, combattere con il coltello e fare a pugni, e pure dal cuore buono. Un uomo infallibile e uno spirito libero, che non ha alcuna voglia di farsi ingabbiare dalle meccaniche della multinazionale che si trova a dirigere. Si trova, quindi, a dover fronteggiare azioni ostili di concorrenti, a cercare di limitare la sete di denaro e potere dei suoi, che mal accettano la sua visione etica del capitalismo, e a indagare su chi abbia fatto fuori Nerio. 

Non mancano, inoltre, ovviamente tentativi di far fuori anche lui, dai quali riesce sempre a salvarsi grazie alle sue abilità e a quelle delle persone di cui si circonda: in particolare, l’ex criminale svizzero Simon Ovronnaz, conosciuto in una prigione turca, e il pilota israeliano Freddy Kaplan, dal passato torbido e con un debito di riconoscenza nei confronti di Nerio Winch.

Nei vari episodi, quindi, Largo deve affrontare squali della finanza, politici corrotti, sicari, manager scontenti, ma anche servizi segreti di potenze straniere, femme fatale, trafficanti di droga, dittatori asiatici, nobili veneziani megalomani, terroristi musulmani. Tutti loro sono accomunati dal desiderio di scalzarlo dal suo “trono dorato”. Alcuni vorrebbero solo il suo posto, altri fare fortuna sulla sua rovina, altri ancora sono spinti da desideri di vendetta nei confronti suoi o del padre.

Il risultato è quasi sempre una trappola per Largo, spesso costretto a fuggire braccato da killer o dalla polizia, finché non riuscirà a disinnescare il piano del cattivo di turno con un colpo di genio – o di mano – che ribalterà la situazione.

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Perché leggerlo: Con questi ingredienti, Van Hamme costruisce un fumetto action molto classico e coinvolgente, che spazia dall’alta finanza – di cui lui è esperto – alle risse nei bassifondi. Il ritmo è sempre alto, con continui colpi di scena e dialoghi a effetto. È una lettura trascinante, senza respiro, dalla quale è difficilissimo staccarsi.

Poco importa se lo sceneggiatore non si preoccupa di approfondire particolarmente la personalità dei suoi personaggi, tutti abbastanza stereotipati nei loro ruoli. Ognuno di loro è funzionale all’avanzamento della trama, una pedina in un gioco di colpi di scena, intrighi e rivolgimenti di fronte, e tanto basta.

Largo stesso è l’emblema di questo approccio. È un personaggio troppo perfetto per risultare interessante, ma è interessantissimo quello che fa. Anche se non può empatizzare con lui – troppo ricco, bello, fortunato -, il lettore resta comunque incollato alle pagine per scoprire come se la caverà di volta in volta e come punirà il cattivo che ha cercato di fregarlo.

Allo stesso modo funzionano anche i disegni di Francq. Non aspettatevi da lui virtuosismi, scene spettacolari o inquadrature emozionanti: il suo stile è molto piano, preciso, corretto ma senza guizzi. La sua mano è invisibile, come se disegnasse in punta di piedi per non togliere attenzione alle evoluzioni della trama.

Le storie migliori: È difficile scegliere alcuni volumi come i migliori della serie: Largo Winch ha generalmente una qualità molto alta e costante, tanto che anche sui siti di appassionati gli episodi hanno punteggi molto omogenei. Dovendo per forza indicarne un paio, la scelta ricade sulla seconda e sulla terza avventura, ovvero i volumi 3-4 e 5-6. Erano entrambe tratte dai romanzi, quindi in un momento in cui Van Hamme aveva ancora grande freschezza di scrittura e tante idee.

Non voglio dire che Largo Winch arrivi a saltare lo squalo, ma ci sono momenti in cui se ne percepisce il rischio (ne parliamo più avanti). Ecco, in queste due storie ne siamo ancora lontanissimi: i personaggi sono già stati delineati e lo sceneggiatore ci può giocare con la massima libertà, le menti sono ancora fresche e tutto gira a meraviglia.

Il dittico O.P.A. (1992) e Business Blues (1993) ci cala nel concept della serie, ovvero complotti e alta finanza. È una storia complessissima di spregiudicate scalate azionistiche (attraverso una O.P.A., appunto) e di giochi fiscali che coinvolgono addirittura il Governo degli Stati Uniti e i libici, interessati a mettere le mani sul Gruppo W tramite un prestanome. Ovviamente non è una storia che si svolge (soltanto) in sale riunioni di multinazionali, ma prevede sparatorie, inseguimenti, ammazzamenti, bombe, bionde mozzafiato e un arciere assassino che uccide i magnati, quasi una versione della Freccia Nera di Robert Louis Stevenson trasposta nel nostro mondo neoliberista.

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Il romanzo Business Blues era il sesto della serie, ma Van Hamme decise di trasporlo a fumetti come seconda avventura, probabilmente perché conscio della bontà del suo intreccio. Lo spostamento funziona benissimo, perché Largo Winch si trova così a dover contrastare l’azione ostile di un concorrente poco tempo dopo aver preso il controllo del gruppo del padre. Il nemico conta sulla sua inesperienza, come prevedibile. Meno scontato è il fatto che il miliardario playboy sia un osso così duro.

H (1994) e Dutch Connection (1995), tratti dal secondo romanzo, ci portano invece in Europa, in un’indagine per scoprire chi ha messo in piedi un gigantesco traffico di droga all’interno del Gruppo W, sfruttandone le fabbriche per la raffinazione, la compagnia aerea per il trasporto e le catene di alberghi per la diffusione. Largo viene subito incastrato dal suo misterioso avversario, incolpato di omicidi che non ha commesso e costretto alla fuga. Van Hamme ci mostra qui tutta la capacità di cadere sempre in piedi del suo eroe, che se la cava in ogni situazione per il rotto della cuffia. Introduce inoltre due personaggi femminili più interessanti di quelli già mostrati, un po’ più sfaccettati e tormentati delle pupe che sono finite nel letto di Largo negli albi precedenti.

Una è la baronessa Solange Vandenberg, collaboratrice dei criminali dai quali acquista la droga. Nel corso della vicenda sembra compiere una parabola di redenzione grazie a Largo, ma alla fine ricadrà nella sua dipendenza e venderà i buoni per una manciata di dosi. L’altra è Texel Marjan, ispettrice di polizia che si finge una studentessa e seduce Simon per arrivare al suo capo. Anche lei è un personaggio ambiguo, avversaria dei protagonisti, ligia al dovere e agli ordini, ma che alla fine passa dalla loro parte. A differenza della povera baronessa, lei tornerà altre volte nella serie grazie a una relazione travagliata con lo svizzero. 

I momenti migliori: La lettura di Largo Winch, con pagine densissime di dialoghi e di accadimenti, è un vero giro sulle montagne russe. Ogni albo ha almeno due o tre momenti davvero forti, tra rivelazioni inattese e scene d’azione al cardiopalma. Qui sotto ne trovate qualche esempio, non esaustivo ma indicativo di quello che Van Hamme e Francq hanno saputo mettere in scena.

  • Il primo inseguimento: Siamo a metà del primo volume. Largo non sa della morte di suo padre adottivo e si trova in una prigione di Istanbul, arrestato ingiustamente, incastrato per un omicidio che non ha commesso. In cella con lui c’è Simon e i due, che si sono appena conosciuti, approfittano della visita di un pezzo grosso, venuto proprio a liberarlo, per fuggire dal carcere, utilizzando perfino la schiuma di un estintore per neutralizzare le guardie. L’inseguimento si conclude con un tuffo con l’auto nel Bosforo, dal quale ovviamente i nostri eroi si salveranno quasi senza un graffio.
  • Un ingresso da duro: Come i migliori eroi dei film d’azione, Largo Winch è in grado di concludere le scene più rocambolesche con una battuta sprezzante. Lo vediamo alla fine di Business Blues: dall’aeroporto La Guardia il nostro deve correre in piena Manhattan nella sede della banca dove sta venendo sancito il passaggio di proprietà del Gruppo W al rivale Gus Fenimore. Sulla strada un gruppo di uomini armati blocca la strada alla sua limousine, quindi monta con Simon su una moto, schiva vari sicari, entra in derapata nell’atrio del grattacielo, sale di corsa le scale, salta sulla piattaforma per il lavaggio dei vetri, lotta con un killer e infine sfonda la finestra della sala riunioni. A quel punto può concedersi di sdrammatizzare con una vera one-liner da duro: «Scusatemi se ho fatto tardi, ma il traffico a New York… Sapete com’è…».
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  • Finale di gran classe: Non ci vuole classe solo negli inseguimenti e nelle scazzottate, ma anche nell’eliminare i nemici. Largo ce lo insegna nel finale di Dutch Connection, quando il dirigente del Gruppo W che ha tradito e organizzato un traffico di droga con i mezzi della compagnia sale con un pugno di fedelissimi su un aereo pieno di cocaina e si dà alla fuga. Winch sembra aver perso, quando all’improvviso il jet esplode in volo. Nel suo piano perfetto – che ha previsto un dirottamento, tradimenti vari e un atterraggio di fortuna – il miliardario aveva avuto anche il tempo di piazzare un ordigno nella carlinga, prevedendo una fine del genere. Così da poter compiere la sua vendetta senza alcuna fatica, e in modo decisamente spettacolare.
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  • Vanhammeverso: Per un autore prolifico come Van Hamme la tentazione di far interagire i suoi numerosi personaggi dev’essere molto forte, soprattutto se le loro storie sono ambientate tutte nello stesso periodo storico e anche i temi trattati sono simili. Largo Winch, negli anni, è diventato quindi il fulcro di un piccolo universo condiviso con gli altri fumetti dello sceneggiatore. Ad esempio, nei volumi 19 e 20 il posto di dirigente della sezione aeronautica del Gruppo W viene offerto a Laurent Draillac, protagonista di Storia senza eroi: sono passati quasi quarant’anni dalla sua avventura, e Van Hamme e Francq ce lo mostrano invecchiato, brizzolato ma sempre in gamba. Stephen G. Dundee, direttore del giornale di proprietà di Winch, è invece un personaggio ricorrente di XIII, molto importante anche nelle avventure scritte da Yves Sente dopo il ritiro di Van Hamme. Ma la citazione più divertente del belga alla sua serie più famosa è un giochino per i suoi fan: in Golden Gate, quando Largo deve dare un nome falso, questo non potrà che essere McLane, una delle mille identità che ha avuto XIII nelle sue avventure.

I momenti peggiori: Largo Winch è una serie di ottimo livello, con una scrittura asciutta – per quanto possa esserlo un fumetto popolare francese, generalmente verbosi – e poche cadute. Nonostante questo, qualche momento da dimenticare c’è . «Anche il bravo Van Hamme talvolta sonnecchia», parafrasando il detto latino.

  • L’ombra del padre: Largo è stato a lungo educato in segreto dal padre su un’isola disabitata del mediterraneo, su cui trascorrevano insieme le estati. Anche dopo essere diventato capo del Gruppo W, il miliardario vi si ritira spesso per isolarsi dalla vita tormentata, e lì… dialoga con l’ombra del padre. Questi sono forse i momenti più deboli della scrittura di Van Hamme, che scade in un artificio retorico poco incisivo, posticcio, forse abusato, che mal si sposa con il tono generale della narrazione.
  • Monaci e squali: La serie viaggia spesso sul limite della sospensione dell’incredulità, con scene d’azione esagerate, impossibili, assurde. C’è un punto, però, in cui Van Hamme sembra sul punto di esagerare, a metà del sedicesimo volume: in pieno centro di Hong Kong, Largo è inseguito dall’ennesimo gruppo di sicari e viene salvato da una squadra di monaci shaolin, che balzano, mistici e confuici, nella passerella di un centro commerciale mollando sganassoni ai cattivi. Ecco, niente squali e sci nautico, ma poco ci manca.
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Miglior tavola: Non è facile scegliere la miglior tavola di Largo Winch dal punto di vista del disegno. Come si diceva prima, lo stile di Francq non è affatto spettacolare e dà poco spazio a immagini davvero memorabili. Portiamo quindi inevitabilmente la scelta a una scena che difficilmente il lettore dimenticherà, per il ritmo della sceneggiatura, per l’inaspettatezza di ciò che succede e per l’inventiva dello scrittore.

Largo, sospeso nel vuoto sulla facciata del suo grattacielo, sta lottando con un assassino che cerca di farlo precipitare gettandogli in testa arredi da giardino, quando all’improvviso il nemico si blocca e precipita. Una punta di lancia l’ha trapassato da dietro…. ma non è proprio una lancia, è l’asta di un ombrellone. Un ombrellone completo. Che si apre e fa planare con garbo il cadavere dell’uomo. Una scena d’azione perfetta per incastri, con un tocco di ironia. (Ah, a uccidere l’assassino è stato il maggiordomo.)

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Miglior copertina: Le copertine di Largo Winch sono poco spettacolari – abbiamo già parlato del disegno di Francq? – e sono giocate sulla grafica. Nella maggior parte dei casi hanno il protagonista a figura intera circondato da un paio di elementi che rimandano al tema della storia e a grandi campiture di colore. Non proprio le illustrazioni più raffinate del mondo. La più interessante così è quella di Il prezzo del denaro (tredicesimo volume), per il taglio insolito del protagonista, inquadrato solo dalla vita in su per fare spazio a un accenno di nevicata.

Dialoghi memorabili: Come in molti fumetti francofoni, in Largo Winch parlano tutti parecchio, e forse per questo sono pochi i dialoghi che rimangono davvero impressi. Uno dei più riusciti è il primo scambio duro tra Largo e Dwight E. Cochrane, l’amministratore del Gruppo W, che ha una visione del mondo molto diversa da quella del suo capo. Il giovane miliardario ha appena insultato il manager, disprezzato i metodi sporchi con cui fa affari ed è uscito sprezzante da una riunione.

Cochrane lo insegue e gli urla contro tutta la sua rabbia. Il gruppo è in mano sua, dice, solo lui sa come gestirlo. Largo non deve metterci becco. «Quindi si accontenti di intascarsi il suo denaro e lasci che le persone capaci la arricchiscano senza immischiarsi. Intesi, Winch?!»

Ma Largo lo stoppa, prima con una battuta sprezzante – «Dovrebbe farlo più spesso, signor Cochrane. Le eviterebbe le spese dello psicoanalista e farebbe bene alla sua ulcera» – poi puntualizzando un errore in una citazione storica fatta dall’amministratore, prima di andarsene. L’altro, colpito da questo uno-due, resta immobile, basito, in piedi in centro al corridoio. Un vero K.O. verbale.

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Se dovessi sintetizzarlo: Un action adrenalinico nel mondo della finanza, con un protagonista perfetto che riesce a non risultare antipatico nonostante le premesse e trame ai limiti dell’impossibile. In meno parole ancora, XIII ma con più soldi e più memoria.

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