La storia maledetta del musical di Spider-Man degli U2

spider-man turn off the dark
Foto: Jacob Cohl

Poco più di 10 anni fa, per la precisione il 28 novembre 2010, debuttava a Broadway il primo musical dell’Uomo Ragno, Spider-Man: Turn Off the Dark. Era diretto da Julie Taymor, probabilmente la più nota e acclamata regista teatrale in attività, gli U2 avevano scritto dieci canzoni per lo show e una designer premio Oscar aveva curato i costumi. Nonostante le aspettative e i nomi coinvolti, quel musical si rivelò un colossale disastro produttivo e infranse tutti i record che di solito la gente non vuole infrangere, quelli negativi.

Le prime conversazioni a proposito di un musical su Spider-Man iniziarono nel 2002, in seguito al successo del film di Sam Raimi. A supervisionare il progetto c’era Tony Adams, il produttore della saga cinematografica della Pantera Rosa e di Victor/Victoria, mentre Bono Vox – insieme a The Edge – si impegnò a scrivere le canzoni. Il leader degli U2 disse che aveva accettato l’incarico come forma di competizione nei confronti di Andrew Lloyd Webber (il creatore di Cats, Evita e tanti altri musical di successo). Il cantante aveva presenziato a una cena in onore di Webber, che in quell’occasione aveva ringraziato i musicisti rock «per avermi lasciato da solo per 25 anni – ho avuto il teatro tutto per me». Bono pose un’unica condizione, cioè che Julie Taymor avrebbe dovuto dirigere lo show.

La richiesta di Bono non era certo difficile da esaudire: Taymor era una celebre e celebrata regista teatrale e cinematografica che aveva diretto la pluripremiata versione teatrale de Il re leone (la produzione con l’incasso più alto di tutte, 8 miliardi di dollari nell’arco di vent’anni, and counting), oltre ai film Frida e Across the Universe. Taymor assoldò poi Eiko Ishioka, la visionaria costumista del Dracula di Francis Ford Coppola, immaginando un’estetica totalmente fuori dai canoni del genere supereroistico.

Foto: Jacob Cohl

Nell’ottobre 2005, proprio mentre stava firmando i contratti, Tony Adams ebbe un malore e morì poco dopo, lasciando il progetto nelle mani del partner David Garfinkle, un avvocato alla sua prima esperienza come produttore. Garfinkle passò quindi tutte le decisioni creative nelle mani di Taymor. Il budget stanziato era di 52 milioni di dollari. «Garfinkle non sapeva dell’esperienza che aveva avuto la Disney lavorando con Taymor su The Lion King: la creatività della regista sboccia solo sotto la supervisione di qualcuno» scrisse il New York Times. La Taymor aveva infatti idee molto peculiari in termini di messa in scena: The Lion King era un misto di attori truccati, marionette e teatro d’ombre. Ma Taymor aveva anche immaginato una sequenza in cui Simba, dopo la morte di Mufasa, finiva in una Las Vegas della giungla dove gli animali selvatici erano costretti a partecipare a combattimenti all’ultimo sangue per la gioia degli spettatori (i dirigenti Disney cassarono l’idea).

Taymor e il librettista Glen Berger – commediografo e sceneggiatore di cartoni per bambini – mischiarono lo Spider-Man di Raimi con la mitologia greca: introdussero un coro greco di liceali (un «geek chorus», invece che un «greek chorus») che imbastisce la storia durante lo spettacolo, mettendo in dubbio la legittimità di certe scelte narrative e cambiando le carte in tavola come un deus ex machina.

Taymor pretese inoltre di inserire la dea Aracne, una donna che sconfisse Atena in una gara di tessitura e che la dea per vendetta trasformò in un ragno. Nello show, è Aracne a scegliere Peter come candidato per diventare Uomo Ragno, una figura maledetta che nei secoli ha assunto varie identità. Quando il gruppo di lavoro avanzò dubbi su Aracne, Taymor puntò i piedi, «se Aracne è fuori dallo show, allora anch’io sarò fuori dallo show».

Per Spider-Man, Taymor voleva evitare l’effetto musical: Spider-Man non si sarebbe messo a ballare e cantare, lo spettacolo era pensato come «un circo rock and roll e una sensibilità da libro pop-up». La versione iniziale dello show ripercorreva la trama del film del 2002, inserendo però questi due elementi e alterando una parte fondamentale delle origini di Spider-Man: zio Ben non muore per colpa indiretta di Peter ma viene ucciso mentre cerca di fermare un ladro che aveva rubato l’auto di Flash Thompson. Inoltre, Goblin muore nel primo atto e Peter smette i panni Spider-Man, il coro allora crea i Sinistri Sei (Carnage, Electro, Lizard, Kraven, Swarm e il personaggio ex-novo Swiss Miss, una donna ricoperta di lame affilate), Aracne gli appare in sogno convincendolo a riprendere il suo ruolo di supereroe e salvare la città, per poi diventare a sua volte antagonista di Spider-Man. L’eroe la sconfiggerà mostrandole che anche nella maledizione del ragno rimane un briciolo di umanità. La ritrovata umanità di Aracne le permetterà poi di ascendere al paradiso.

Anche Bono e The Edge ebbero i loro grattacapi. Privi di familiarità con le canzoni da musical, fecero fatica ad adattarsi alla scrittura di Broadway. I produttori fecero ascoltare loro quattro cd contenenti le più famose canzoni da musical degli ultimi sessant’anni. «Se devi lavorare a un musical di Spider-Man, probabilmente non è una grande idea assumere una regista che non ama granché il personaggio e due compositori che non amano granché i musical» ha ricordato Berger a BBC Culture. «Stavamo aprendo le porte o alla fabbrica di cioccolato di Willy Wonka o a una qualche sorta di mattatoio.»

Da subito emersero le prime criticità. I supereroi in teatro non erano mai stati molto popolari. L’ultimo esempio, It’s a Bird… It’s a Plane… It’s Superman, risaliva al 1966. Questo perché era troppo difficile ricreare i loro superpoteri dal vivo e perché i teatri di New York erano pensati per rappresentazioni teatrali, non per spettacoli circensi come potevano essere i teatri o i palazzetti di Los Angeles e Las Vegas. Tutto il budget di Spider-Man fu drenato dalla tecnologia per far volare gli attori tra gli spalti e dai rinnovamenti del teatro che avrebbe dovuto ospitare tale impianti.

Foto: Jacob Cohl

Complice il tracollo finanziario del 2008, Garfinkle non riuscì ad assicurarsi i fondi per continuare l’impresa e così Bono, temendo il peggio, coinvolse l’impresario Michael Cohl, che aveva organizzato i tour degli U2 e di altri musicisti come Michael Jackson e Frank Sinatra. Dopo diversi rinvii della data d’apertura, gli attori Evan Rachel Wood e Alan Cummings, che avevano firmato per interpretare rispettivamente Mary Jane Watson e Goblin, si chiamarono fuori («è proprio il caso di dire che schiavai un bel proiettile» avrebbe detto Cummings). Nel 2009, Walt Disney acquistò Marvel Comics ma non fece nulla per risollevare le sorti dello show, nonostante la relazione con Taymor e l’esperienza nel settore teatrale dell’azienda.

Nel novembre 2010 Turn Off the Dark iniziò ad andare in scena in anteprima (con un pubblico selezionato e senza i critici, per permettere ai realizzatori di aggiustare il tiro a seconda delle reazioni). La prima anteprima fu interrotta varie volte per problemi tecnici con gli stunt, che volavano per il teatro attaccati a dei cavi, fino alla tragicomica scena, prima dell’intervallo, in cui Spider-Man rimaneva appeso alle balconate del teatro, a due metri d’altezza dalle prime due file. «Era la posizione peggiore perché nessuno riusciva a raggiungerlo, provarono perfino con un bastone ma non servì a nulla». Alcuni attori si ferirono gravemente. Le successive repliche non andarono meglio ed evidenziarono numerosi difetti, nella narrazione e nella messa in scena. Non solo: alcuni critici comprarono il biglietto per le anteprime, pur di scoprire com’era il musical.

Prima ancora di debuttare, Turn Off the Dark aveva ottenuto l’infausto record di periodo di prova più lungo nella storia di Broadway: 182 anteprime. Le prime recensioni non migliorarono la situazione: il Guardian lo definì «sconcertante nella sua inettitudine», le acrobazie erano «numeri da circo di paese» e la musica «un mortorio di mediocrità». Il New York Times si accanì sul lavoro di Bono e The Edge dicendo che le canzoni erano «un mal di testa continuo». Lo stesso Vox in un’intervista al programma Nightline commentò: «Ho letto quella recensione e sono d’accordo, sono le stesse cose che dicevamo noi mentre ci lavoravamo». Il cantante assicurò però che lo show era stato pesantemente modificato durante le anteprime e che quello che avrebbe debuttato ufficialmente sarebbe stato un musical diverso.

Taymor non volle ascoltare i suggerimenti dei produttori e di Bono, e Cohl la licenziò. Tutta la vicenda aveva assunto una piega talmente farsesca che tutti i programmi comici, dal Saturday Night Live in giù, ci scherzarono sopra. Taymor fu sostituita da Philip William McKinley (regista di The Boy from Oz), mentre Roberto Aguirre-Sacasa, drammaturgo passato al fumetto (aveva scritto una serie dei Fantastici Quattro, nonché alcuni fumetti di Spider-Man), fu chiamato a riscrivere il copione. Lo sceneggiatore eliminò il coro greco, fece diventare Goblin e i Sinistri Sei i veri cattivi dello show e confinò Aracne nel ruolo della fata madrina. Nel climax della storia, Goblin è in cima al Chrysler Building intento a suonare un pianoforte, per incitare gli spettatori a tifare per lui.

Foto: Jacob Cohl

Questa seconda versione fu accolta un po’ più calorosamente rispetto alla prima, ma i pareri erano comunque tiepidi. Poi, nel giugno 2011, successe qualcosa di strano: la pubblicità negativa funzionò bene tanto quella positiva. Gli spettatori accorsero in massa per vedere se Turn Off the Dark era davvero quel macello di musical descritto nelle recensioni. Nel gennaio 2012 lo show incassò quasi 3 milioni di dollari in una settimana, una cifra record. E moltissimo merchandising fu prodotto per cercare di ammortizzare i costi. Il New York Times scrisse che Turn Off the Dark era diventato «un oggetto di cultura pop così affascinante – più di ogni altri show di Broadway» proprio a causa delle sfortunate vicende produttive che avevano portato al suo debutto in scena.

L’entusiasmo ebbe però vita breve e gli incassi cominciarono a calare. Di fronte a un costo vivo di oltre un milione di dollari a settimana, i produttori furono costretti a chiudere, nel gennaio 2014, registrando perdite di 60 milioni di dollari, un altro record – stavolta negativo – per il settore. «Quando sei un giovane scrittore pensi, oh, dovrei lavorare su una piattaforma petrolifera, dovrei fare delle esperienze di vita vera così da poterne scrivere» ha dichiarato Berger. «Be’, quella fu un’esperienza talmente intensa che ho materiale per anni a venire.»

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