Per una (nuova) storia del fumetto

origini fumetto smolderen npe

Il fumetto è una forma espressiva e un campo intellettuale debole per capacità di impatto culturale – un fatto noto e ancora piuttosto evidente. Meno evidenti sono le ragioni di tutto ciò. Se per qualcuno le cause sono “esterne”, attribuibili alle istituzioni e alle personalità che hanno definito le politiche culturali del Novecento, per altri i nodi sono tutti “interni” e risiedono nella estesa produzione infantile e di intrattenimento, arricchita dall’esplosione del fumetto d’autore solo negli anni Sessanta e del graphic novel negli anni Novanta. 

Tutto vero, ma un po’ troppo schematico. E un modo per superare questa polarizzazione prospettica è osservare un fronte differente: tra le ragioni di questa fragilità c’è il fatto che, intorno al fumetto, alcune coordinate storiche e questioni teoriche sono rimaste a lungo inesplorate. 

Il lavoro di Thierry Smolderen è, a tutt’oggi, il più importante contributo di ricerca ad avere saldato queste due dimensioni, storica e teorica. Un tentativo brillante, documentato e inventivo, di offrire elementi determinanti per la costruzione del set di idee utili a un più ricco e solido terreno di saperi intorno al fumetto. 

L’oggetto de Le origini del fumetto è la Storia dell’arte fumettistica, in particolare quella passata, lontana e archeologica dei primi tempi in cui questo medium iniziò ad affermarsi. Nel titolo al plurale, origini, Smolderen afferma però non solo un perimetro storico, bensì una prospettiva interpretativa: il fatto che si possa – e si debba – ripercorrere la fase aurorale del mezzo non tanto come un’invenzione tecnologica puntuale, come ci si potrebbe aspettare dai discorsi sull’affermazione dei diversi media (fotografia, radio, cinema, televisione), quanto come un insieme di fattori espressivi, tecnici, editoriali e di idee che, in parte insieme e in parte in parallelo, hanno dato forma a ciò che, molto tempo dopo, avremmo preso a chiamare fumetto.

storia del fumetto smolderen

Il fumetto non ha avuto un Daguerre né un Marconi o un Lumière. La sua “nascita”, a lungo raccontata molto male e con approssimazioni prepotenti – il mito filoamericano di Yellow Kid, il riduzionismo italiano sul «Corriere dei Piccoli» – è stata un percorso tanto ricco quanto frammentato, persino più della pre-fotografia (Niépce, Talbot) o del pre-cinema (Muybridge, Reynaud, Edison, Skladanowsky).

La riscoperta delle opere di Rodolphe Töpffer, grazie alle ricerche proprio di Smolderen e di altri studiosi quali David Kunzle, Thierry Groensteen e Benoît Peeters, ha assunto dai tardi anni Novanta un ruolo chiave, fissando nell’autore svizzero una funzione di pioniere del fumetto, nella prima metà dell’Ottocento, analoga a quella dei grandi “inventori mediali”. Ma in Le origini del fumetto Smolderen si spinge anche oltre questa nuova, stabilizzata consapevolezza storica e descrive una più ampia genealogia di processi e di personalità che hanno popolato e alimentato il campo di queste origini: William Hogarth, George Cruikshank, Adolf Oberländer, Cham, Gustave Doré, Winsor McCay…

La scelta “forte” di partire da Hogarth, da alcuni critici discussa come troppo distante dal campo fumettistico, è motivata da una duplice considerazione. Da un lato Hogarth era il modello cui tutti gli illustratori umoristici dell’Ottocento guardavano e si riferivano, incluso Töpffer. Dall’altro le serie di stampe satiriche narrative – o “romanzi per stampe” (romans en estampes in francese) – dell’artista e incisore britannico si collocavano all’incrocio tra innovazioni tecniche, nuovi media (la stampa) e nuove sensibilità moderne (il Romanticismo, l’epoca Vittoriana), in grado di influenzare profondamente la creazione, la diffusione e la lettura delle immagini disegnate. 

storia del fumetto smolderen

Al centro della sua proposta interpretativa, che proprio nell’analisi del lavoro di Hogarth elabora il contributo più originale, Smolderen colloca la nozione di diagramma, ovvero di stile diagrammatico del disegno. Con questo concetto Smolderen spiega la differenza paradigmatica tra un modo antico e uno moderno di intendere il disegno, come vera e propria scrittura poligrafica. In questo il suo lavoro fa sponda con la tradizione degli studi che hanno decostruito la visione ideologica della stessa scrittura alfabetica, intesa oggi sempre più come forma visiva prima/più che come traduzione dell’oralità. Il fumetto, in questo senso, nasce nel momento in cui una vasta serie di fattori e di processi rendono possibile intendere il disegno e la parola scritta come linguaggi non solo non contrapposti, ma persino sovrapposti e in grado di scambiarsi di ruolo, in un gioco delle parti che Hogarth intuisce e Töpffer pratica con particolare abilità, entrambi in grado di aprire nuove prospettive ai propri contemporanei, disegnatori e lettori. 

Il risultato di questo approccio è che, una volta tanto, dei saperi sul fumetto qui non si propone un ricettario pronto all’uso. Le origini del fumetto ne è piuttosto un’esplorazione, utile semmai a relativizzare certe facili ricette del passato. Non esiste una natura linguistica univoca del fumetto, nella misura in cui il fumetto ha assunto diversi significati sociali in epoche differenti, per autori, stampatori e lettori. Il fumetto non si definisce con un set di categorie culturali immanenti o “ontologiche”, ma con strumenti adatti a esplorarne le differenti dimensioni, declinazioni, configurazioni. In questo siamo vicini, mutatis mutandis, al dibattito che negli anni Settanta fu alimentato, intorno al cinema, dalla reazione dei nascenti Cultural Studies al determinismo testuale della rivista «Screen», tipico prodotto dello strutturalismo allora in voga. 

Il fumetto, come ci ha ricordato Smolderen in un dibattito proseguito, dopo il libro, attraverso il confronto polemico con Groensteen sulla rivista «SIGNs. Studies in Graphic Narratives» – non è un set di codici stabili, ma un insieme di elementi e procedimenti legati a un contesto: «Uno storico non deve spiegare la storia di una forma partendo dal suo statuto attuale, bensì spiegare lo statuto presente della forma sulla base della sua storia». Una splendida lezione di storia del fumetto che è, soprattutto, una splendida lezione di Storia.

Questo testo, leggermente editato, è tratto dalla Prefazione a Le origini del fumetto. Da William Hogarth a Winsor McCay, Edizioni NPE, 2021

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su Instagram, Facebook e Twitter.