L’ecologia risolve le pene d’amore? “Clorofilla” di Giulio Mosca

di Maria Sara Mignolli

clorofilla giulio mosca baffo

Clorofilla di Giulio Mosca è tra i fumetti più venduti in Italia nell’ultimo mese (a fine gennaio era entrato persino nella top 20 della Narrativa italiana). L’eclettico autore – visual artist, grafico, fondatore di una start up, fumettista, fenomeno virale – ha avuto il suo esordio sul web grazie al personaggio “Il Baffo” e ha al suo attivo pubblicazioni come La notte dell’Oliva e Sublimi banalità quotidiane (per persone blu), tutte con protagonista l’hipster con i baffi degni di Salvador Dalì

In questo libro Il Baffo veste i panni di Alfonso, grafico insoddisfatto perché “i grafici sono gli operai del nuovo millennio” e lui vuole diventare uno scrittore. A questo scopo, per dimostrare di credere in lui, la fidanzata bionda e in carriera, Martina, gli regalerà una macchina da scrivere molto vintage, addirittura una Lettera 22 serie LL, con la quale il grafico insoddisfatto scriverà le ultime pagine del suo primo romanzo. 

Battendo sui tasti di quel romantico oggetto, che nella finzione è totalmente immune ai problemi di inchiostro e alla gestione dei fogli, noncurante della mole e del peso specifico di una Lettera 22 (tanto da portarla ovunque, perché la cosa veramente importante è mostrare romanticismo in tutto), Alfonso riesce senza intoppi a diventare uno scrittore (ma anche grafico freelance) e va a convivere con la fidanzata.

Tuttavia è ancora insoddisfatto, perché è uno che vuole tutto e, anche se gli hanno spiegato che “chi troppo vuole nulla stringe”, mette in discussione la sua storia d’amore con Martina. Certo, si capisce che lui la ama, ma – dice – “non riesco a godere delle cose che ho perché penso a quelle che potrei avere” e adesso Alfonso non sa bene che fare con Martina. C’è di mezzo il solito problema dell’incomunicabilità nelle coppie, certo. Ma in più Martina scopre casualmente i dubbi di Alfonso, scritti a mano su un biglietto, proprio il giorno del fatidico incidente d’auto su una strada di montagna…

Un romantico stereotipo hipster

clorofilla giulio mosca feltrinelli fumetto

I personaggi sono ritratti con un segno asciutto e fluido, reminiscente della linea chiara franco-belga. L’uso del colore, che alterna vignette con sfondi neutri ad altre dai colori più accesi e contrastanti, enfatizza la tensione drammatica e conferisce ritmo visivo al racconto. 

Le drammatiche vignette mute dell’incidente, che costituiscono il prologo iniziale di Clorofilla, rappresentano l’unità di tempo nella quale si svolge tutta la narrazione, ad eccezione del finale. È “l’istante che sembra infinito” in cui Alfonso, andando incontro a un incidente potenzialmente mortale, rivede e rivive tutta la sua storia d’amore con Martina: il primo incontro, le fasi dell’innamoramento, le difficoltà di una relazione a distanza, i primi conflitti, la crisi.

Giocando avanti e indietro sulla linea del tempo, gestendo con sicurezza i flashback nel passato e i flashforward nel futuro, dopo i quali torna sempre alle sequenze in ralenti dell’incidente, l’autore ricostruisce sinteticamente ma efficacemente i momenti di nascita, crescita e (quasi) morte di una storia d’amore nella quale chiunque può facilmente immedesimarsi. Si tratta di una storia sapientemente costruita su uno stereotipo romantico, in cui il romanticismo dei protagonisti, delle situazioni e delle frasi che i personaggi si scambiano, è una collezione di cliché.

“E con le piante siamo a posto”

clorofilla giulio mosca feltrinelli fumetto

Ogni cosa in Clorofilla è esattamente come dovrebbe essere nel mondo contemporaneo, e come ci si aspetta che sia: i personaggi sono ben definiti, senza ombre. Solo una certa insofferenza esistenziale curata con la panacea dello Xanax, che il protagonista inizia a prendere «prima ancora di sapere cosa sia, prima delle citazioni musicali, prima dei film».

I ruoli e le relazioni sono immediatamente comprensibili: l’amico con la barba e la camicia hipster con cui confidarsi in un locale hipster bevendo birra probabilmente artigianale; il primo appuntamento al cinema con la ragazza che ti piace, a cui hai chiesto l’amicizia sui social prima di scoprirsi fatti l’uno per l’altra; le poche frasi che svelano il mistero dell’amore, del tipo «amare è la respirazione mentre l’amore è ossigeno»; i tatuaggi; i falò sulla spiaggia… Una progressione cui mancano davvero pochi ingredienti, forse solo i lucchetti in stile Ponte Milvio.

Senza mai approfondire troppo – uno stereotipo non può farlo – il racconto ci mostra un’immagine codificata dello stare insieme, e del conflitto tra la libertà individuale, che in Alfonso assume il significato egocentrico di chi vuole tutto, e la relazione di coppia che è assunta in modo convenzionale e standardizzato. Ogni cosa diventa una rassicurante immagine e una rappresentazione esteriore: il romanticismo diventa un canone di vita, l’artista con la sua macchina da scrivere è un cliché, l’amore è il vero valore della vita, e necessita di cure.

Da qui, il titolo: Clorofilla, e l’analogia con le piante. Perché, come ci spiega Alfonso, «avevamo un giardino tutto nostro… ma lo abbiamo trascurato». Lo abbiamo visto, questo giardino, rappresentato metaforicamente dalle povere piante con cui la coppia arreda la casa, che in una didascalica sequenza temporale di vignette vediamo lentamente ingiallire e morire… il messaggio è chiaro: senza nutrimento l’amore, come le piante, muore. «Tutto quello di cui abbiamo bisogno è un po’ di clorofilla.» 

È vero che alla clorofilla vengono attribuite proprietà antiossidanti, disintossicanti, cicatrizzanti, però questo pigmento che si trova sullo strato superficiale della foglia è, soprattutto, la molecola responsabile di quella magia che solo le piante sanno fare, la fotosintesi clorofilliana di cui conosciamo la meccanica sin da bambini. 

Grazie alla clorofilla, le piante catturano la luce e la convertono in nutrimento, riescono cioè a trasformare l’energia solare in energia chimica! In più, nel farlo, producono ossigeno, indispensabile per la vita sul nostro pianeta. Magari anche noi avessimo un po’ di clorofilla sulla nostra pelle, anziché essere pieni di organi e di acqua per attuare il nostro meccanismo di sopravvivenza. Saremmo anche utili alle altre creature viventi, invece… Il nostro funzionamento è molto più complesso e articolato, ma questo fanno gli stereotipi: semplificano.

E così, anche in questo caso, siamo rassicurati. Nonostante le terribili immagini dello schianto dell’automobilina giù dal tornante in montagna, nonostante il sacrificio delle piante, emblema e rappresentazione del declino di una storia d’amore, possiamo stare tranquilli che «l’amore è ossigeno e in quanto tale cambia, si trasforma… ma tornerà sempre… nel nostro sangue…». 

In tempi di emergenza climatica ed ecologia diffusa, le metafore rassicuranti passano per la natura, si direbbe.

Leggi le prime pagine del fumetto

Clorofilla
di Giulio Mosca
Feltrinelli Comics, gennaio 2020
brossura, 128 pp., colore
16,00 € (acquista online)

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su Instagram, Facebook e Twitter.