20 fumetti da ricordare usciti nel 2001

2001: nessuna odissea nello spazio ma pur sempre tanto da ricordare, dall’attacco alle Torri Gemelle di New York ai fatti del G8 di Genova. Il 2001 fu anche l’anno in cui Wikipedia andò online e Napster invece dovette interrompere le sue attività, mentre la bistecca alla fiorentina veniva bandita in Italia a causa del morbo della mucca pazza.

Ma – in ambito fumettistico – il 2001 fu anche l’anno della scomparsa di un vero pezzo di storia del fumetto italiano come Gianluigi Bonelli. Oltre che dell’uscita di alcuni fumetti di cui ci ricordiamo come se fossero stati pubblicati ieri (e in alcuni casi può risultare vero, visto il ritardo che a volte avviene tra le edizioni originali straniere e quelle italiane, senza contare il mercato delle riedizioni).

Per rinfrescare la memoria abbiamo voluto selezionare 20 pubblicazioni a fumetti del 2001 che ancora oggi, nonostante gli anni trascorsi, la redazione di Fumettologica non riesce a dimenticare. Non (solo) i migliori, non (solo) guilty pleasure, ma quelli più indicativi della nostra memoria, un po’ perché davvero rappresentativi di quell’annata editoriale, un po’ perché la loro influenza si è estesa ben oltre il solo 2001. Chissà: li ricorderemo ancora tutti tra vent’anni? E voi?

New X-Men, di Grant Morrison e Frank Quitely

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New X-Men di Grant Morrison fu la serie che diede una nuova audace direzione agli X-Men agli inizi degli anni Duemila, ridefinendo numerosi personaggi-chiave e introducendone di nuovi, poi diventati punti fermi del mondo mutante.

Quando Morrison arrivò in Marvel, nel 2001, gli X-Men non se la stavano passando molto bene. I mutanti erano stati campioni delle vendite durante gli anni Novanta, ma un cast di centinaia di personaggi e trame sempre più arzigogolate avevano reso impenetrabili i fumetti per i nuovi lettori. Morrison affrontò i problemi di petto, eliminò il sottobosco di personaggi e alleggerì la continuity.

Insieme al disegnatore Frank Quitely, poi, propose un’estetica più vicina al minimalismo dei film che agli sgargianti costumi a cui erano abituati i lettori. La prima saga E come Estinzione introdusse una sorella gemella malvagia di Xavier che si macchia del genocidio di 16 milioni di mutanti prima di essere freddata a colpi di pistola da Xavier stesso, il quale, non contento, rivela pubblicamente in diretta televisiva la sua identità di capo e guida degli X-Men.

Quello che ne venne fuori fu un lungo ciclo che aggiornò gli X-Men alla contemporaneità, trovando il giusto equilibrio fra tradizione e innovazione, e arrivando a vette visionarie come Silenzio: salvataggio psichico in corso, una storia muta in cui Emma Frost e Jean Grey partono per una missione telepatica all’interno del subconscio di Xavier.

(Andrea Fiamma)

Bleach, di Tite Kubo

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Bleach è uno degli shonen manga di maggior successo di tutti i tempi, serializzato sulle pagine della rivista Shonen Jump in un periodo in cui erano già lontani i successi degli anni Ottanta e Novanta di serie come Dragon Ball e Slam Dunk e il fumetto per ragazzi giapponese stava scoprendo nuovi eroi, come Naruto o i protagonisti di One Piece.

Scritto e disegnato da Tite Kubo, Bleach è un battle shonen che si tinge di folclore e horror della tradizione giapponese. Il protagonista è Ichigo Kusagi, un giovane dotato dell’abilità di vedere gli spiriti che si aggirano nel mondo reale. Quando un giorno assiste a uno scontro tra due spiriti, uno shinigami e un hollow, riceve in dono dei poteri, diventando anche lui uno shinigami. Da quel punto in poi, sarà dunque costretto a battersi con gli hollow e guidare le anime verso l’aldilà, mentre dovrà anche portare avanti la sua normale vita quotidiana di liceale. Ichigo raggiungerà poi la Soul Society, il regno dell’aldilà e base dell’esercito degli shinigami, dove resterà coinvolto in grandi cospirazioni e in grandi sfide. Da lì prenderanno il via scontri che terranno il protagonista sempre in bilico tra il mondo reale e quello degli spiriti.

Con ben 74 volumi della serie (pubblicati in Italia da Planet Manga), Tite Kubo ha conquistato fan in tutto il mondo grazie a un segno iperdinamico e graffiante e combattimenti avvincenti, all’interno di un contesto narrativo che, con approccio moderno e personale, ha attinto dalla tradizione, come mostrano i costumi e gli abiti, le katane e gli scenari di ispirazione storica. Bleach è inoltre tra i primi shonen di successo degli ultimi anni ad avere al centro del racconto l’idea di spiriti che minacciano la realtà degli esseri umani e che sono affrontati da ragazzi normali che si scoprono guerrieri (come un altro grande successo di questi ultimi anni, Tokyo Ghoul). Bleach ha inoltre ispirato una serie animata di ben 366 episodi, andata in onda dal 2004 al 2012.

(Valerio Stivè)

Wolverine: Origini, di Paul Jenkins, Andy Kubert e Richard Isanove

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Grazie al successo dell’etichetta “Marvel Knights”, nel 2000 Joe Quesada fu nominato editor-in-chief di Marvel Comics, e i principi che aveva introdotto in quella linea, insieme a Jimmy Palmiotti, furono estesi a tutto il parco editoriale Marvel: scrittura più sofisticata, disegni contemporanei, tecniche di colorazione migliori, lettering migliore.

I personaggi bandiera rinacquero grazie a versioni aggiornate (la linea Ultimate), alle gestioni di autori visionari (Grant Morrison sugli X-Men, J. Michael Straczynski su Spider-Man) o a progetti di alto profilo che cercavano di sconquassare gli eroi dalle fondamenta. Quesada e l’editore Bill Jemas seguirono da vicino quei progetti che avrebbero dovuto rappresentare la nuova Marvel. Wolverine: Origini fu uno di questi. In seguito al successo del film X-Men, i due decisero che Marvel Comics avrebbe dovuto raccontare le origini di Wolverine, da anni oggetto di speculazioni e sempre rimaste un mistero, prima che lo facesse un eventuale seguito della pellicola. 

Quesada e Jemas andarono contro il parere di molti autori e editor, riluttanti a sollevare il velo su un mistero che era parte fondante del personaggio. Collaborarono con lo sceneggiatore inglese Paul Jenkins (proveniente dalla Vertigo e già autore di alcuni lavori in Marvel come Gli Inumani e Sentry) per stabilire di cosa avrebbe trattato la storia. Poi, assoldarono Andy Kubert ai disegni, mentre Quesada si occupò delle copertine, ispirate allo stile del pittore Maxfield Parrish e rimaste tra le immagini più iconiche di Marvel Comics. 

Origini parte da una premessa romanzesca e molto poco supereroistica. Canada, alla fine dell’Ottocento: James Howlett, il figlio malaticcio di un proprietario terriero, una giovane orfana di nome Rose e il figlio scapestrato del giardiniere degli Howlett fanno amicizia, scoprendo l’amore, i conflitti e i tumulti della preadolescenza. Su questa storia si innesta poi un colpo di scena che farà luce sulle origini di Wolverine.

Wolverine: Origini si segnala anche per il lavoro del colorista Richard Isanove, l’uomo che ha plasmato l’immagine della Marvel nella decade degli anni Zero. Il suo tratto finto-pittorico e la sua tavolozza ambrata hanno colorato i più importanti lavori Marvel, tra cui proprio Origini. Isanove colorava direttamente le matite, che presero il nome di “matite arricchite”. Qui l’effetto restituisce la sensazione di un quadro dell’età d’oro belga (ma in contesti moderni, come il coevo X-Treme X-Men, la tecnica fece perdere di dettagli e fu abbandonata).

(Andrea Fiamma)

Isaac il pirata, di Christophe Blain

Se Christophe Blain è oggi tra le figure più influenti del fumetto d’autore francese è anche grazie a Isaac il pirata, l’opera con cui si affermò come un autore versatile dalla cifra personale e istrionica. Les Amériques, il primo tomo della serie, fu premiato per il Miglior Fumetto al Festival di Angoulême nel 2002 e lo consacrò tra i grandi del fumetto moderno. Tuttavia, nonostante il grande successo di pubblico e critica, la storia si è interrotta con il quinto volume. È dal 2005, infatti, che Blain continua a rimandare la lavorazione del sesto e conclusivo capitolo.

Il fumetto racconta le avventure di Isaac, un pittore dotato di talento ma senza un soldo in tasca che, innamorato della bella Alice, tenta la fortuna imbarcandosi come artista di bordo sulla nave del capitano Jean Mainbasse. Scoprirà solo in seguito di essere finito su un vascello di pirati, ritrovandosi coinvolto in un vortice di avventure mozzafiato in giro per il mondo, dai Caraibi ai ghiacci del gelido Polo Sud. Il tutto mentre a Parigi il ricco Philippe si è invaghito della sua fidanzata Alice.

Blain è autore di un fumetto d’avventura dal vivace umorismo, sostenuto da un disegno iper-plastico che sfida gli stereotipi del genere e allo stesso tempo si ispira alla grande tradizione del fumetto per ragazzi franco-belga, introducendo comunque soluzioni nuove e brillanti.

(Valerio Stivè)

Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, di Frank Miller

batman miller fumetti 2001

Nel 2001 Frank Miller è una sorta di divinità nel mondo del comicdom statunitense. Erano passati quindici anni da quando, nel 1986, aveva scosso le fondamenta del fumetto supereroistico con Il ritorno del Cavaliere Oscuro. A quella miniserie erano seguiti lavori altrettanto riusciti (Batman: Anno uno, Elektra vive ancora, Sin City, Daredevil: L’uomo senza paura) ma la notizia dell’arrivo di un secondo capitolo della trilogia del Batman alternativo riuscì a soverchiare l’attenzione per tutto quello fatto in precedenza. La grande attesa si rivelò però un’arma a doppio taglio. Mentre il pubblico si aspettava un semplice sequel di quanto fatto in precedenza, il fumettista decise invece di scompigliare definitivamente le carte, dando alle stampe il lavoro più divisorio della sua carriera.

Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora è ambientato 20 anni nel futuro. Superman è assoggettato a un Lex Luthor che governa gli Stati Uniti grazie a un finto presidente fatto di pixel. I media sono ancora più invasivi che negli anni Ottanta, spostandosi in maniera definitiva verso un infotainment grottesco e scellerato. Batman, con l’aiuto di Catgirl e di un esercito di Bat-boys, porta avanti una guerra con metodi mai così duri e giustizialisti. Quando l’intensità dello scontro si alza ulteriormente, Bruce Wayne decide di chiamare a raccolta tutti gli eroi ormai scomparsi dalla vita pubblica, deciso a cambiare le cose una volta per tutte. Sarà l’inizio della rivoluzione.

A una trama già di per sé esagerata e velocissima, dove non si ha in nessun modo il tempo di approfondire le motivazioni di nessun personaggio, Il cavaliere oscuro colpisce ancora affianca tavole caricaturali e stilizzate, spesso vicine a una deformazione quasi astratta. Gli sfondi sono ridotti al minimo sindacale e una colorazione esplicitamente digitale si prende tutto lo spazio possibile.

La presa di distanza dal primo capitolo è esplicita. Mentre negli anni Ottanta la novità era il lavoro psicologico sugli eroi in calzamaglia, in grado così di conquistarsi un’inedita umanità, nel 2001 si doveva tornare a dipingerli come esseri mitologici. Figure espressioniste, capaci di cose impossibili per chiunque altro. Ne è testimonianza il crescendo delirante della trama e l’inquietante finale. Superman, dopo aver ammesso di essere molto di più di un semplice umano, chiede a sua figlia «Cosa ce ne dovremmo fare di questo nostro pianeta?» aprendo sinistre ipotesi per il futuro di Terra-21.

(Marco Andreoletti)

Black, di Autori Vari

black 1 coconino

Quando, nel 2000, Igort, insieme a Carlo Barbieri e Simone Romani, fondò la casa editrice Coconino Press, oltre a una prima ondata di graphic novel decise di pubblicare la rivista tematica Black, che presentava anteprime dei titoli in lavorazione, articoli, reportage e fumetti brevi (tradotti o creati appositamente). Era il modo di Igort di tenere vivo il ricordo delle riviste, forma editoriale che aveva frequentato con assiduità tra gli anni Ottanta e Novanta (fondandone di proprie – Fuego, Dolce Vita – o collaborando con marchi storici come Linus), oltre che un tassello importante di Coconino perché rappresentava un punto di accesso per far entrare i lettori in contatto con autori che non avrebbero approcciato per conto proprio. Black era anche un osservatorio di quello che si stava producendo in una certa scena fumettistica, grazie alla produzione inedita di un gruppo di autori che andava da esordienti (Manuele Fior, Lorena Canottiere) a firme note (Seth, Adrian Tomine, Sergio Ponchione, Massimo Giacon, Gipi).

Nel 2001 uscirono due numeri di Black, il primo dedicato alla mostra “Underground: Europa chiama America” (tenutasi a Bologna quell’anno e organizzata da Igort), il secondo invece incentrato sugli eroi dei fumetti neri degli anni Sessanta e Settanta (Diabolik, Kriminal, Satanik e via discorrendo).

Black 1 presentò Dead Dog di David Mazzucchelli (storia di un’anziana signora in fin di vita e dei suoi ricordi), Il canto delle cicale di Igort, la prima parte di La vita non è male, malgrado tutto di Seth e poi opere di autori come David B., Otto Gabos, Andrea Bruno, Stefano Ricci, Valerio Evangelisti, Leila Marzocchi, Francesca Ghermandi, Leandros Kokkoris e altri.

«La vita non è male, malgrado tutto di Seth e il primo numero di Black sono rimasti in qualche modo i libri mitici della prima Coconino» ricorda il fumettista Alessandro Tota, «perché rappresentavano quella che Igort chiamava “l’avanguardia soffice”, cioè erano un tipo di fumetto indipendente che usciva dall’underground aggressivo alla Crumb, della provocazione, per arrivare a un linguaggio adulto e indipendente che non aveva bisogno di fare casino ma solo di raccontare delle storie».

(Andrea Fiamma)

Fullmetal Alchemist, di Hiromu Arakawa

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Fullmetal Alchemist vanta milioni di copie vendute, svariati premi, gadget e videogiochi, una trasposizione live-action e due serie tv anime. Oltre che per tutto questo successo, la serie di Hiromu Arakawa merita di essere ricordata a vent’anni dall’esordio anche perché, decisamente, non si tratta del solito shōnen.

In un mondo vagamente steampunk in cui l’alchimia è una scienza esatta che consente di fare prodigi a patto di conoscerne le leggi, i giovani fratelli Elric sono alla ricerca della pietra filosofale con l’obiettivo di recuperare ciò che hanno perso per aver tentato una trasmutazione proibita: Edward ha perso un braccio e una gamba (rimpiazzati da automail, protesi super-resistenti), mentre di Alphonse è rimasta solo l’anima, legata a una gigantesca armatura.

I riferimenti alla tradizione alchemica sono rielaborati con grande libertà e intelligenza, ma il nucleo della vicenda si avvicina al tema faustiano: la tentazione di sfiorare i confini dell’umano, la difficoltà di distinguere il bene dal male attraverso scelte personali e azioni quotidiane. Eppure la serietà dell’argomento è fin da subito smorzata dall’ironia: i fratelli Elric hanno abilità straordinarie e la tempra degli eroi più puri, ma, fin dalla loro prima apparizione, sono capaci di far ridere.

Sono proprio i personaggi il punto di forza della serie, che verso il finale si fa racconto corale. Protagonisti, comprimari e avversari sono casi studio per chiunque si interessi di character design e hanno un’interessante evoluzione nel corso della storia. E non fanno eccezione i personaggi femminili: tostissimi, essenziali al racconto anche quando ricoprono ruoli tradizionali, e, cosa importante per chi è attento al gender gap, decisamente numerosi. Insomma, di Fullmetal Alchemist è davvero difficile non innamorarsi.

(Mara Famularo)

Amazing Spider-Man, di Joe M. Straczynski e John Romita Jr.

J. Michael Straczynski fu l’artefice del rinnovo di Spider-Man in un momento delicatissimo: il cambio di secolo, in cui la Marvel stava ripensando se stessa, le proprie ricchezze interne e la percezione delle stesse presso il pubblico generalista. Straczynski fece parte di un’ondata di autori esterni, non cresciuti in seno all’industria fumettistica, capaci di un distacco che era estraneo ai più.

Lo scrittore rispettò le promesse e cambiò lo status quo del personaggio. Lo trattò da adulto, gli trovò un lavoro come insegnante nella sua vecchia scuola, inventò nuovi cattivi, si focalizzò sui rapporti personali e soprattutto indagò sulla natura profonda dei poteri del personaggio. Cercò di fare sistema, di rendere coeso un universo che gli pareva vagabondare da una storia all’altra. Nella riscrittura dello sceneggiatore, il ragno che aveva morso Peter non era stato mutato dalle radiazioni, era un essere mistico che cercava di passare al ragazzo i poteri, rendendolo un totem.

Riservò a zia May alcuni dei momenti migliori della gestione. In La conversazione, la donna scopriva il segreto del nipote e i due passavano l’intero albo a parlare dei motivi dietro la scelta e dei sensi di colpa che entrambi covavano verso episodi passati (zio Ben era uscito di casa – incontrando il suo assassino – per colpa di un litigio con la moglie). Ne emergeva una donna imperfetta, tenace e lontana dall’immagine a cui ci avevano abituati schiere di scrittori: la fragile vecchietta che anche il refolo di vento più impalpabile avrebbe potuto spezzare. Inoltre, a pochi numeri dal suo debutto, Straczynski si trovò a scrivere una sceneggiatura difficilissima: l’albo in cui Spider-Man è messo di fronte agli attentati dell’11 settembre 2001.

La gestione di Straczynski sarebbe scivolata nel ridicolo, con saghe molto criticate come Peccati dal passato e Soltanto un altro giorno, ma quella fulminante partenza è rimasta negli annali del personaggio.

(Andrea Fiamma)

Tex: Nei territori del Nordovest, di Mauro Boselli e Alfonso Font

Dopo il Texone da lui realizzato e pubblicato nel 1998, il disegnatore spagnolo Alfonso Font (Racconti del futuro imperfetto, Il prigioniero delle stelle) fu arruolato nel cast di disegnatori regolari di Tex. La sua prima prova importante – dopo una “breve” pubblicata nel 2000 – fu proprio Nei territori del nordovest, una storia di 320 pagine sceneggiata da Mauro Boselli e ambientata tra le nevi dell’Alaska.

La storia vedeva Tex e Carson aiutare l’amico Gros-Jean – uno dei personaggi secondari più amati dagli appassionati della serie – a risolvere un mistero legato alla leggendaria figura del Wendigo, lo Spirito del Vento: una creatura demoniaca proveniente dai miti nordamericani. Uno scenario perfetto per i disegni dinamici e il fitto tratteggio di Font, abile nel rappresentare volti e ambienti segnati dal tempo e dalle intemperie e nel dare corpo persino alle grandi campiture di bianco.

Fu soprattutto grazie ai disegni dell’autore spagnolo se una buona storia di Tex è ancora oggi molto ricordata e apprezzata dai fan del personaggio e non solo, tanto da essersi meritata di recente anche una nuova edizione in formato gigante, cartonato e a colori.

(Andrea Antonazzo)

Claymore, di Norihiro Yagi

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Manga fantasy dalle tinte oscure, Claymore è ambientato in un mondo di ispirazione medievale nel quale le persone coesistono insieme a creature mostruose chiamate yoma, ovvero mutaforma che si cibano degli esseri umani. La protagonista, Claire, è una giovane appartenente a un’organizzazione il cui scopo è la distruzione degli yoma. Una guerriera spietata che viaggia e porta a termine i suoi incarichi da sola, almeno finché non incontra Raki, un ragazzino che lei salva da uno yoma che ha sterminato la sua famiglia. Il ragazzo si unisce alla ragazza e da lì in poi la aiuta a mantenere sempre viva la sua umanità.

Forte di un segno minimale ma efficace, che descrive ambienti affascinanti dove si consumano scontri cruenti e frenetici, il fumetto di Norihiro Yagi con i suoi 27 volumi (pubblicati in Italia da Star Comics) riesce ad appassionare sia i lettori di manga violenti dai temi mitologici come Berserk che gli amanti degli shonen più classici, grazie anche a stilemi per certi versi standard. Il coprotagonista Raki e la bella e pericolosa Claire creano una coppia simile a quella dei protagonisti di Dororo di Osamu Tezuka, ma allo stesso tempo la parabola di crescita del ragazzo rientra nel perfetto stile del fumetto per ragazzi giapponese.

Il manga ha ispirato anche una serie animata di 26 episodi prodotta nel 2007, distribuita in Italia da Yamato e andata in onda in televisione sul canale Man-Ga.

(Valerio Stivè)

W.I.T.C.H., di Elisabetta Gnone, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa

W.I.T.C.H. è stato il più grande successo prodotto da Disney Italia nel nuovo millennio. Create dalla scrittrice e giornalista Elisabetta Gnone con la partecipazione di Francesco Artibani e dai disegnatori Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, le 5 ragazzine dotate di poteri magici che combattono il male hanno infatti vissuto una stagione straordinaria. Soprattutto nei primi anni di vita, quando le loro avventure sono arrivate a essere tradotte in 70 paesi con vendite intorno ai 20 milioni di copie (solo in Italia si parla di 3 milioni di copie all’anno). Mica male per un fumetto pensato per un target specifico come quello delle ragazze tra i 10 e i 15 anni.

W.I.T.C.H. era un fumetto fantasy che mischiava avventura e storia di formazione, cercando di raccontare i problemi comuni delle adolescenti. La storia vedeva Will Vandom, Irma Lair, Taranee Cook, Cornelia Hale e Hay Lin Lin difendere la Terra con i loro poteri ispirati agli elementi della natura e vigilando sui portali della Muraglia, oltre la quale c’è l’oscuro Metamondo da dove il malvagio principe Phobos minaccia l’umanità.

I fumetti delle W.I.T.C.H. sono stati pubblicati per 11 anni, dal 2001 al 2012, per un totale di 139 numeri più 17 speciali. Ma il loro successo internazionale ha portato a diversi adattamenti: una serie animata prodotta in Francia, un manga realizzato da Haruko Iida e pubblicato da Kadokawa Shoten, un videogioco e 26 romanzi pubblicati negli Stati Uniti. Oltre ovviamente a una mole significativa di merchandising ben assortito.

(Andrea Queirolo)

Pillole blu, di Frederik Peeters

Pillole Blu peeters fumetti 2001

Pillole blu è uno più toccanti racconti a fumetti pubblicati negli anni Zero, incentrato su una vicenda autobiografica dell’autore, lo svizzero Frederik Peeters (Lupus, Koma). Il protagonista della storia è proprio lui, mentre racconta dal suo punto di vista la sua relazione con Cati, una ragazza sieropositiva così come suo figlio di tre anni.

Rifuggendo da ogni possibile retorica sull’argomento, Peeters racconta con grande precisione i dettagli della vita quotidiana di chi ha a che fare con l’HIV, descrivendone le principali problematiche, rompendo alcuni luoghi comuni e sfatando diversi tabù. Il tutto senza mai scadere nella morbosità e anzi cercando di alleggerire il più possibile le situazioni più intime con azzeccate metafore narrative e visive.

Tra momenti di sconforto, esami e visite mediche, ma anche di necessari piccoli piaceri quotidiani, Peeters accompagna il lettore con le sue pennellate corpose attraverso una vicenda che per lui è stata formativa, riuscendo a trasportare con sé il lettore sulla sua altalena di emozioni.

(Andrea Antonazzo)

Daredevil, di Brian Michael Bendis e Alex Maleev

daredevil bendis fumetti 2001

Nel 2001 Brian Michael Bendis era soprattutto lo sceneggiatore di serie come Sam & Twitch e Powers, titoli dove l’elemento poliziesco era calato in contesti atipici e dove la scrittura derivava direttamente dall’allora fenomeno montante del rinascimento televisivo. I Soprano dominava la tv via cavo statunitense, Six Feet Under rileggeva il racconto familiare e da lì a poco sarebbe arrivato un altro monumento al crime come The Wire. Naturale che uno scrittore con alle spalle una gavetta composta da titoli dai forti connotati noir come Goldfish, Jinx e Torso, considerato da tutti come la prossima next big thing dell’industria, puntasse direttamente a cavalcare l’onda del momento.

Da parte sua la Marvel era in pieno fermento, cercando in ogni modo di rilanciare la sua immagine e, di conseguenza, le vendite. Daredevil usciva proprio da una delle gestioni più fortunate (Joe Quesada e Kevin Smith) della linea Marvel Knights, e in pochi si aspettavano un cambio di direzione come quello che sarebbe arrivato da lì a poco. Grazie al fondamentale apporto del livido e realistico disegnatore Alex Maleev, Bendis consegnò ai lettori un Daredevil cupo e metropolitano quanto lo era stato quello di Frank Miller, ma tratteggiato con un realismo inedito. 

La lunga run imbastita dai due autori (assieme al colorista Matt Hollingsworth) mantiene ritmi altissimi per tutta la sua durata, raccontando l’evoluzione di Daredevil in una specie di vigilante dai metodi poco ortodossi mentre la sua vita subisce uno scossone dietro l’altro. Tutte le contraddizioni del personaggio sono esplorate con sensibilità e minuzia, approfondendo quanto fatto in precedenza da autori come Ann Nocenti. Rispetto al passato si sconfina spesso nel procedurale, aspetto reso più digeribile dal fatto che i dialoghi di Bendis all’epoca erano qualcosa di davvero straordinario. La run sarebbe durata per cinque anni, per un totale di 55 numeri, fissando una standard difficile da mantenere per chiunque altro sarebbe arrivato dopo.

(Marco Andreoletti)

The Perry Bible Fellowship, di Nicholas Gurewitch

Vincitrice di un Eisner, due Ignatz e tre Harvey Awards, The Perry Bible Fellowship – il cui titolo deriverebbe da una chiesa della città di Perry, nel Maine – è stata una delle strisce americane più influenti del nuovo millennio. Creata da Nicholas Gurewitch per un piccolo quotidiano, ha trovato subito la sua strada sul web, per poi tornare su quotidiani come il Guardian a cadenza settimanale. Dal 2008 la sua pubblicazione è diventata saltuaria, a causa della volontà dell’autore di continuare a realizzarla come diversivo gioioso e non come lavoro.

Le strisce – solitamente composte da tre o quattro vignette – non hanno dei protagonisti fissi e nemmeno un genere di riferimento, ma spaziano tra argomenti come religione, sesso, guerre, violenza e morte, il tutto condito con un umorismo delirante e surreale, affine a quello di autori contemporanei a Gurewitch come Joan Cornellà.

Lo stile di disegno di Gurewitch varia di striscia in striscia – di situazione in situazione – dalle più classiche figure umane stilizzate i cui volti possono ricordare dei semplici Smile alla mimesi di autori dal fitto tratteggio come Edward Gorey e Robert Crumb, passando per tutte le varie sfumature intermedie – spesso anche all’interno di una stessa striscia. Con un unico scopo: rendere le strisce il più demenziali e colorate possibili.

(Andrea Antonazzo)

Carnera. La montagna che cammina, di Davide Toffolo

All’alba del nuovo millennio, erano in tanti, tra lettori e autori, a lamentare una progressiva disaffezione verso il fumetto italiano, che si era contratto fino a smettere di produrre opere lunghe. Molte case editrici avevano chiuso i battenti o si erano ridimensionate. Tra i pochi in grado di contrastare questa tendenza c’era Davide Toffolo, fumettista e leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

«Ho cominciato a immaginare libri che potessero incontrare un pubblico diverso» ha spiegato Toffolo a Fumettologica. «Feci le biografie di Primo Carnera e Pasolini con un editore locale, Biblioteca dell’Immagine, che non pubblicava fumetti – ma che era interessato a storie e temi legati al Friuli – perché nessuno credeva a un formato di quel tipo.»

Toffolo racconta la storia di Primo Carnera, originario di Sequals (Pordenone) e unico italiano divenuto campione del mondo dei pesi massimi, nel 1933. In questa biografia a fumetti ci sono il dramma di un’emigrazione dovuta alla fame, i lavori per sbarcare il lunario – prima come falegname, poi in un circo – e poi la fama, gli incontri surreali con il futuro Re d’Inghilterra Edoardo VIII, che invita Carnera a cena a Buckingham Palace, e con Charlie Chaplin, che si confessa suo grande ammiratore.

«L’ho immaginato come un “piccolo film tascabile”» scrisse Toffolo nell’introduzione al volume. «Non sono propriamente un disegnatore realistico e il mio Carnera è a volte realistico, a volte stilizzato, quello che mi interessa è avvicinarmi il più possibile al carattere del pugile. Ma è stata la forza visiva del gigante l’elemento che mi ha reso facile immaginare una narrazione per immagini. Un giovane gigante che da fenomeno da circo, diventa un atleta vero e gioca la carta della sua diversità in un mondo difficile e spietato come quello della boxe.»

(Andrea Fiamma)

Gundam Origini, Yoshikazu Yasuhiko

gundam origini

Definire Gundam Origini di Yoshikazu Yasuhiko un semplice adattamento a fumetti della serie classica del robottone eponimo sarebbe fuorviante: il manga segue infatti la trama originale solo a livello di traccia principale, per approfondire antefatti e retroscena delle vicende di Amuro Ray e compagni nel mezzo della guerra intergalattica tra la Federazione Terrestre e la colonia separatista di Zeon.

Anzi, per un lungo lasso, il manga sembra quasi dimenticarsi di quello che dovrebbe essere il suo protagonista principale per concentrarsi sulla storia del suo affascinante antagonista Char Aznable e di sua sorella Sayla, dalla loro infanzia fino al coinvolgimento nella guerra. Una parte di storia che Yasuhiko credeva fosse stata troppo trascurata da Yoshiyuki Tomino, uno degli autori della serie animata originaria.

Nel fornire le sua versione di una storia che già si soffermava molto sulle caratteristiche psicologiche dei protagonisti, con i 23 volumi (pubblicati in Italia da Star Comics) di Gundam Origini Yasuhiko ha forzato ulteriormente la mano, mettendo i personaggi e le loro peculiarità caratteriali davanti alla storia, rendendoli il vero motore degli eventi.

Grazie anche allo stile di disegno naturista e dinamico di “Yas” – che di Mobile Suit Gundam fu il principale character designer – Gundam Origini risulta così a oggi uno dei migliori manga dedicati al franchise, finendo tra il 2015 e il 2018 per essere a sua volta trasposto in un anime composto da 6 OAV.

(Andrea Antonazzo)

Nodame Cantabile, di Tomoko Ninomiya

nodame cantabile fumetti 2001

Nodame Cantabile è un manga della fumettista giapponese Tomoko Ninomiya pubblicato in Italia da Star Comics che, con i suoi 25 volumi, negli anni Duemila in Giappone raggiunse un ottimo successo, grazie anche a una popolare serie televisiva live-action e a un anime.

Il protagonista della storia è Shinichi Chiaki, un ragazzo che studia musica classica e mira a diventare un direttore d’orchestra di successo. È un allievo modello e suona sia il violino che il pianoforte, ma le sue aspirazioni trovano un ostacolo non indifferente: ha paura a viaggiare in aereo, e questo gli preclude la possibilità di studiare all’estero. La sua frustrazione lo porta a bere, e una sera si addormenta ubriaco, per poi risvegliarsi in una stanza dove sente una ragazza suonare il piano: si tratta della talentuosa Megumi Noda, detta Nodame. La ragazza non vuole saperne di cercare il successo, ma lui farà di tutto per spronarla, e i due finiranno per influenzarsi a vicenda.

Nodame Cantabile è un fumetto che fonde efficacemente toni leggeri e umoristici a momenti tragici e ricchi di passione. Si tratta di un manga josei, cioè un fumetto indirizzato a un pubblico di giovani donne adulte, quindi affronta certi temi e situazioni con approccio maturo, rappresentati con segno asciutto e accenni di realismo. Grazie anche al modo competente e documentato con cui affronta la musica classica, Nodame Cantabile è ricordato ancora oggi come uno dei manga più originali e interessanti di quegli anni.

(Valerio Stivè)

Alias, di Brian Michael Bendis e Michael Gaydos

alias bendis fumetti 2001

Mentre era intento a ridefinire il personaggio di Daredevil, Bendis ebbe da Marvel Comics la possibilità di dedicarsi anche a progetti più personali, grazie anche alla creazione dell’etichetta Max (sotto la quale trovò casa anche il Punisher di Garth Ennis), pensata per cercare nuovi approcci più maturi ai supereroi. Jessica Jones, la protagonista di Alias, era una detective dall’aspetto piuttosto ordinario (ovvero: niente esagerazioni anatomiche da Bad Girl anni Novanta) con un passato da supereroina e una certa attitudine all’alcolismo e alle imprecazioni.

Le sue indagini riguardavano sempre angoli oscuri dell’Universo Marvel, a volte realizzando anche operazioni di retcon (ovvero di modificazione della continuity classica tramite l’inserimento di elementi inediti). Il fatto di essere inclusa all’interno di un’etichetta per lettori più maturi, poi, portò la serie ad affrontare tematiche piuttosto dure (ben caratterizzate dal tratto incerto e ombroso di Michael Gaydos e dalle tonalità opache di Matt Hollingsworth) e a presentare scene di sesso piuttosto esplicite, a partire già dal primo albo, in cui Jessica finisce a letto con Luke Cage, alias Power Man, personaggio che diventerà poi importante per la vita privata della protagonista.

A oggi, nonostante il suo essere molto al di fuori degli stereotipi supereroistici, Jessica Jones resta una delle aggiunte più importanti al cast di personaggi Marvel nel nuovo millennio. Negli anni successivi alla chiusura di Alias è diventata una protagonista ricorrente nelle serie degli Avengers scritte dallo stesso Bendis ed è stata titolare di altre testate a fumetti. Tra il 2015 il 2019 è stata persino protagonista in tv, con una serie live-action prodotta da Netflix e durata tre stagioni (più lo spin-off The Defenders).

(Andrea Antonazzo)

La Perdida, di Jessica Abel

la perdida jessica abel fumetti 2001

Jessica Abel è una delle fumettiste americane più influenti degli anni Novanta, un periodo d’oro per il fumetto indie nordamericano. I suoi primi fumetti furono pubblicati in Italia a cavallo tra anni Novanta e Duemila dal Centro Fumetto Andrea Pazienza (Le quattro stagioni) e da Black Velvet (Radio, Artbabe).

La Perdida – che fu pubblicato proprio dalla seconda – può essere considerato il fumetto della maturità di Jessica Abel, un corposo tomo che affronta svariati temi, un coming of age che racconta una presa di coscienza personale e l’accettazione dell’età adulta tramite la conoscenza delle proprie radici.

Carla è una ragazza americana di origini messicane che nutre una forte passione per Frida Kahlo. Per queste due ragioni, un giorno decide di trasferirsi a Città del Messico. Non parla spagnolo e quel mondo per lei è incredibilmente distante dalla vita che ha condotto fino a quel momento, così riesce a integrarsi con la popolazione locale in modo molto lento. Non potrà comunque fare a meno di continuare a trovarsi in una condizione intermedia, mai del tutto integrata nel nuovo contesto sociale che ha scelto di abbracciare.

In questo racconto Abel mette molto di sé, pur non realizzando un fumetto autobiografico. Anche lei aveva fatto un viaggio simile insieme al marito (il fumettista Matt Madden), senza però gran parte delle implicazioni personali che portano in Messico la protagonista del suo libro. Questo le perrmise, grazie al suo tratto denso, materico e carico di passione, di costruire un racconto non solo sentimentale e appassionato ma anche ricco di rappresentazioni dettagliate e fedeli.

(Valerio Stivè)

Freccia Verde: Faretra, di Kevin Smith e Phil Hester

green arrow kevin smith fumetti 2001

Nonostante fosse uno dei personaggi storici di DC Comics – creato addirittura nel 1941 – negli anni Novanta Freccia Verde/Oliver Queen non visse un bel periodo: avendo ormai perso quasi tutta la sua popolarità, fu “ucciso” e sostituito da una versione più giovane (oltre che più enigmatica, più corazzata, come da stereotipi fumettistici di quegli anni). A recuperarlo e rilanciarlo ci pensò poi il regista Kevin Smith (quello di Clerks), che solo poco tempo prima aveva realizzato con successo un restyling di Daredevil per Marvel Comics.

Disegnato in stile cartoonesco da Phil Hester, il ciclo di Smith restaurò alcuni elementi fondanti di Freccia Verde, derivanti soprattutto dalla versione anni Settanta del personaggio, – quella di Denny O’Neil e Neal Adams – come il suo impegno per il sociale e il suo continuo brontolare. Pur giocando molto con l’“anzianità” del personaggio, lo sceneggiatore ne svecchiò le storie, inserendo personaggi nuovi (e freschi) e raccontando una storia dal ritmo serrato, con qualche tocco di post-modernismo.

Dopo la fine del ciclo di Smith, la serie di Freccia Verde visse ancora qualche buon momento grazie al romanziere Brad Meltzer e allo sceneggiatore televisivo Judd Winick, per poi finire di nuovo tra i personaggi di terzo piano della casa editrice, nonostante una serie tv al lui dedicata di buon successo andata in onda fra il 2012 e il 2020.

(Andrea Antonazzo)

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