La fantascienza fuori dagli stereotipi di Tillie Walden

raggio di sole tillie walden

Tillie Walden ha 24 anni e, dopo aver trascorso infanzia e adolescenza tra il New Jersey e il Texas, attualmente vive a Lebanon, un paesino di tredicimila anime nel New Hampshire, molto vicino al Center for Cartoon Studies, la scuola dove si è formata e dove ora insegna. L’unico modo per contattarla è passare per il suo agente o inviarle una lettera. Di carta. Non risponde ai messaggi privati sui social (usa solo Instagram) e non ha una mail pubblica. Insolito, per una ventiquattrenne sulla cresta dell’onda.

Parlando di lei, l’acclamato sceneggiatore Brian K. Vaughan (quello di Saga e Paper Girls, per intenderci) ha detto che «è il futuro dei fumetti». Di certo ha già un passato, nonostante sia molto giovane. Su un raggio di sole è il suo quinto lavoro e in questi due anni ha fatto in tempo a pubblicarne un altro, con cui ha vinto il premio Eisner per il miglior graphic novel inedito (Are you listening?, di prossima traduzione per Bao Publishing).

Nella sua ultima newsletter (a cui ci si iscrive tramite il suo sito) racconta di aver terminato un libro illustrato, completato sette capitoli su dieci di un nuovo graphic novel ancora top secret e aver buttato giù gli schizzi del primo capitolo di un altro, oltre ad averne un paio nel cassetto iniziati e messi in pausa. Non è una che batte la fiacca, insomma, forse è questo il segreto di quelli che hanno successo sul serio.

A vent’anni aveva già vissuto abbastanza per poter pubblicare un memoir (Trottole, uscito per Mondadori in Italia, sul suo passato di pattinatrice professionista) e dopo si è cimentata con un’opera di fantascienza, pur non amando il genere e non sapendo bene dove andare a parare. Riguardo a Su un raggio di sole, scrive sul suo sito: «Volevo ambientare una storia nello spazio e questo è quello che è venuto fuori. Contiene molte persone gay, edifici antichi, creature mistiche, un collegio e rapporti familiari».

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Siamo in un’epoca non precisata, probabilmente in un futuro molto lontano, a bordo di un’astronave a forma di pesce che vaga per lo spazio a restaurare vecchi palazzi in rovina. L’equipaggio è composto dalla capitana Char, dal suo braccio destro Alma, da Elliot, personaggio muto e non binario (non è “lui” o “lei” ma “loro”, dettaglio che pone anche interessanti quesiti traduttivi), dalla esuberante nipote di Alma, Jules, e dala nuova arrivata, Mia, la protagonista della storia.

Poco si capisce di quello che fanno, del perché lo fanno e di come funzioni quello strano universo, non c’è nessuna spiegazione preventiva, nessuna voce off a condurre il gioco. Come se non bastasse, dopo una decina di pagine la palette di colori cambia e comincia un’altra storia, con Mia sempre protagonista, che riguarda quello che le accadde cinque anni prima in collegio. E qui troviamo un set più tradizionale, seppur declinato in chiave fantascientifica, con i banchi di scuola, le amicizie, il bullismo, le prime cotte, uno sport simile al quidditch (ma con piccole navicelle spaziali) e i grandi drammi dell’adolescenza.

Le due trame vanno avanti separatamente, per poi ricongiungersi verso la fine, e il lettore fa avanti e indietro nella vita di Mia, afferrando a poco a poco come sia fatto il mondo in cui vive. Una cosa salta all’occhio molto presto: in quel mondo non esistono i maschi. I personaggi hanno due mamme, le coppie sono tutte composte di sole donne, nelle famiglie ci sono solo sorelle. Un’utopia? O semplicemente gli uomini vivono da un’altra parte, in altre galassie? Speculazioni a parte, la cosa davvero interessante è che se nessuno, all’interno del racconto, si pone il problema, perché dovrebbe porselo chi legge?

La sensazione più bella che si prova, leggendo Su un raggio di sole, è quella di sentirsi totalmente immersi in una dimensione altra, diversa e incomprensibile ma in un certo senso accogliente. Il merito è della cura certosina che Walden dedica alla psicologia dei personaggi, a emozioni, desideri e sensibilità. Non è un universo cupo e respingente, quello raccontato, ma ha un aspetto familiare. Una cura quasi inversamente proporzionale a quella usata nella caratterizzazione dei corpi e dei volti, tratteggiati in maniera sfuggente con pochi segni simili tra loro, lo stesso viso con capelli o carnagione diversi. Come se non le importasse, come se non fosse quello il punto. E, in effetti, non lo è.

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Andando avanti a leggere, le domande aumentano più velocemente delle risposte, e il “cosa” diventa molto più interessante del “come”. Le oltre cinquecento pagine che compongono il tomo non sono fatte per essere sfogliate distrattamente. Walden tralascia un’infinità di dettagli (e alla fine alcuni snodi delle diverse sottotrame restano poco chiari o insoluti), non è interessata a spiegare ma a mostrare – come insegnano nei corsi di scrittura creativa – e mostrando richiede la massima attenzione a chi osserva.

In cambio offre ospitalità nello spazio profondo, o forse a trattenere chi legge incollato alle pagine è solo la curiosità di sapere come andrà a finire la storia d’amore di Mia, perché sì, sempre di quello si tratta, se non è “boy meets girl” è “girl meets girl”, ma la sostanza non cambia. E ti fa venire voglia di comprare di corsa la sua opera omnia, perché è evidente che Walden è un vulcano di idee, mondi e modalità insolite per raccontarli.

L’opera di world-building è mastodontica, ma sembra che le pagine non le bastino mai. Meriterebbe di essere sviluppata al cinema, anzi in una serie in più stagioni, per venire a capo di tutto (le ragazze giocano perfino a uno strano gioco da tavolo con regole molto precise, di cui ovviamente non si capisce nulla). Walden si destreggia alla perfezione tra esplosioni di colore e sezioni buie come un buco nero, tavole composte da tante piccole vignette e splash page mozzafiato.

L’influenza dei film di Hayao Miyazaki è evidente, per sua stessa ammissione, molto più di quelli di fantascienza, che invece non le piacciono per niente («Perché sono così pieni di corridoi bianchi e uomini bianchi?» si chiede). Niente fantascienza tradizionale, ma una versione dello spazio in cui lei stessa vivrebbe volentieri. E forse anche noi.

Su un raggio di sole
di Tillie Walden
traduzione di Caterina Marietti
Bao Publishing, novembre 2020
cartonato, 544 pp., colori
27,00 € (acquista online)

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