La danza macabra di un santo bevitore

ritratto di ubriaco ruppert mulot coconino

Ritratto di ubriaco è il nuovo lavoro del fumettista belga Olivier Schrauwen – assente da anni dalle librerie italiane – realizzato insieme al duo francese composto da Florent Ruppert e Jérôme Mulot. I tre autori sono noti per la carica eversiva e sperimentale delle loro opere, in cui fondono generi e scandagliano le potenzialità del sistema fumetto. Quello che viene fuori dal loro sodalizio artistico è un oggetto non negoziabile, in cui il grottesco e l’assurdo collidono nel creare un mondo al contempo familiare e sfuggente.

L’ultima pubblicazione di Schrauwen in italiano – prima di questo volume di Coconino Press – risalivaal decennio scorso: Il mio bimbo, in cui il fumettista belga dialogava con le origini del fumetto (Winsor McCay in primis). I lavori successivi – più vicini all’avanguardia americana di Frank Santoro e Dash Shaw – non hanno avuto per il momento riscontro presso gli editori italiani, nonostante l’interesse di uno sparuto manipolo di lettori, e il capolavoro dell’autore – quell’Arsene Schrauwren pubblicato da Fantagraphics Books nel 2014 – è ancora inedito.

Lo stile poco familiare e deviante di Schrauwen rappresenta un unicum per audacia e visione nel panorama internazionale. Non è un caso che il fumettista belga abbia unito le forze con Rupper & Mulot, che rappresentano una delle realtà più audaci della bande dessinée, con opere strane e performanti come Famiglia Reale (Canicola, 2018) e Soirèe d’un faune (pubblicato in Francia da L’Association e ancora inedito in Italia). 

ritratto di ubriaco ruppert mulot coconino

Ritratto di ubriaco – traduzione non felice di Portrait d’un buveur, dove buveur non indica uno stato transitorio, ma un’attitudine che oserei definire “esistenziale” e “permanente” –  è una parodia etilica del romanzo piratesco, che va ben al di là dell’omaggio e del gioco letterario. L’elemento più interessante del graphic novel è infatti l’idea perturbante di fumetto che viene posta in essere.

Guy – il protagonista – è un pirata tra i peggiori: privo di scrupoli e di morale, un pusillanime e infingardo, un buono a nulla perennemente ubriaco. Il classico beone, che difficilmente potrebbe figurare come eroe di un romanzo di Stevenson o come protagonista delle pellicole cinematografiche che hanno rinverdito negli ultimi anni l’immaginario piratesco, da I pirati dei Caraibi in poi. Schrauwen, Ruppert e Mulot decidono di ritrarre un esemplare difficilmente sovrapponibile all’idea romantica che la storia romanzata ci ha tramandato e che la letteratura di genere ha raccontato e idealizzato.

Ritratto di ubriaco è una danse macabre fatta di risse, furti e fughe dove il medio comune è il crescente tasso alcolemico. Questo tema innerva l’intero volume sin dal frontespizio, dove il ritratto di Guy troneggia al centro dell’illustrazione circondato da una teoria di scheletri danzanti. Ed è un cadavere in avanzato stato di decomposizione, ormai ridotto ad un cumulo di ossa, ad issare il sipario sulle vicende di Guy. Alla base di una scala, in un’imprecisata Francia alla fine del Diciottesimo secolo, facciamo la conoscenza del nostro beone. Perso tra i fumi alcolici, Guy si presenta danzando e cantando tra la folla. Un ideale primo atto di un musical di un santo bevitore.

ritratto di ubriaco ruppert mulot coconino

In realtà, fin da subito scopriamo che il nostro non è proprio quello che si potrebbe definire uno stinco di santo. In un al di là – che concettualmente si pone come un luogo di osservazione sul teatro del mondo e come un luogo di “apertura” di una narrazione parallela, ma anche come possibilità stessa della narrazione – finiscono i malcapitati caduti per mano della violenza di Guy. Il tono oscuro e grandguignolesco dell’opera è quindi palese sin da subito. Ma quello che più scuote il lettore è l’eterogeneità dei materiali grafici e degli strumenti retorici con cui le avventure del pirata ubriaco sono narrate. 

Schrauwen, Ruppert e Mulot sintetizzano secoli di storia della narrazione per immagini, fondendo i loro stili eccentrici. La costruzione della tavola e la palette cromatica sono farina del sacco del fumettista belga, mentre la dimensione coreutica, la caratterizzazione dei personaggi e l’ardita costruzione della scenografia sono un marchio di fabbrica del duo francese. Lo stile è comunque uniforme, fondandosi su un background comune, ma soprattutto sull’uso delle fonti. 

I riferimenti di Ritratto di ubriaco sono diversi, ma è impossibile non pensare alla lunga via della narrazione per immagini che ha condotto al fumetto tout court. In primis, le image d’Epinal diffuse nel XVIII secolo, una forma popolare di letteratura illetterata diffusa soprattutto in Francia, oppure un’opera affascinante come Lenardo und Blandne (1783) di Joseph Franz von Goez. A ritroso fonti ancora più determinanti potrebbero essere rintracciate nell’opera di Francis Barlow A True Narrative of the Horrid Hellish Popish Plot, contemporaneo a quello che è – forse – il principale riferimento. Mi riferisco all’opera di William Hogarth. Questo se vogliamo restare all’interno di un’ideale storia del fumetto, ma nel gioco immaginifico che si può apprezzare in una delle sequenza più ardite del volume si può leggere quel gusto esotico della pittura francese che attraversa la modernità.

ritratto di ubriaco coconino

Le soluzioni più ardite si trovano nella seconda metà del volume: come se il trio volesse immergere il lettore nella sbornia di Guy attraverso una crescente complessità delle strutture retoriche e delle soluzioni grafiche messe in campo. Stupenda la lunga sequenza della lotta (con conseguente fuga di Guy e del suo apprendista Clemente) nel sontuoso palazzo dell’ambasciatore di Jazira o la caduta nella “loggia nera” del pirata ormai quasi in coma etilico. Qui la pagina diventa un inframondo in cui convivono, attraverso strappi e cuciture, due realtà parallele.

Ritratto di ubriaco non è certo esente da difetti: dialoghi scialbi e ripetitivi sono contrapposti alle sontuose trovate grafiche, con una tendenza alla ripetizione dello schema narrativo che alla lunga potrebbe stancare. L’unione di tre dei fumettisti più interessanti della bande dessinée ha prodotto un anti-romanzo di formazione cerebrale, ma non ha certo aperto ad una terza via. Il tocco è ben riconoscibile in ogni parte, e la “scrittura”, seppur ottima, non eccelle e non brilla. Ad alcuni potrebbe sembrare un atto di onanismo intellettuale.

Si astengano, pertanto, i lettori che cercano una lettura rilassante e appagante: Ritratto di ubriaco è un gioco che pretende pazienza e che rischia di mettere a dura prova i più distratti, ma che saprà ricompensare i più volenterosi.

Leggi le prime pagine del fumetto

Ritratto di ubriaco
di Olivier Schrauwen, Florent Ruppert e Jérôme Mulot
traduzione di Emanuele Caillat
Coconino Press, novembre 2020
brossura, 180 pp., colore
22,80 € (acquista online)

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su InstagramFacebook e Twitter.