Perdersi nei disegni di Cyril Pedrosa

età dell'oro 2 pedrosa bao

La seconda parte de L’età dell’oro, storia medievaleggiante scritta e disegnata da Cyril Pedrosa – con il contributo di Roxanne Moreil ai testi –, è un’enorme battaglia portata avanti a suon di splash page.

L’età dell’oro narra le vicende di Tilda, erede al trono dopo la morte del padre Ronan. Nella prima parte, l’avevamo vista essere esiliata dal fratello, che ha reclamato il titolo di re di Lantrevers. Insieme al cavaliere Tankred e allo scudiero Bertil, Tilda era fuggita alla ricerca dell’unico signore ancora amico. Sulla strada era incappata in una comunità abitata da sole donne, una delle quali, Frida, passava tutto il giorno a studiare un testo, L’età dell’oro, in cui si narra di una terra dove regnava la pace e l’uguaglianza.

La donna avrebbe voluto riportare la società a quei tempi, ma era convinta che per farlo l’unica mossa fosse quella di una rivolta popolare. Bertil si era fatto sedurre dalla promessa dell’uguaglianza sociale ottenuta tramite la guerra, mentre Tankred rimaneva fedele al vecchio sistema di vassalli e valvassori. Incerta se questa serenità si potesse ottenere percorrendo la strada di Frida o restaurando le condizioni care a Tankred, ora Tilda è convinta che la guerra sia l’unica via. Non si rende conto che il conflitto ha logorato i soldati e che le convinzioni maturate finora potrebbero condurla alla rovina.

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Già dalla copertina, si capisce che il tono della storia è cambiato: se la prima immagine, blu e azzurra, del precedente volume vedeva la protagonista specchiarsi nell’acqua e guardare una visione del proprio futuro, ora il secondo tomo si apre con quel futuro diventato presente, un mondo precipitato nel colore del sangue e sconvolto dalla guerra.

L’età dell’oro è ancora una storia di corpi. Corpi storpi dei villici (Piccolo Paul, Zoppichino) che però riescono a svolgere le loro mansioni e sono in salute, mentre i corpi austeri e satolli dell’aristocrazia cedono sotto il peso del tempo o delle malattie. Quello di Ronan, re di Lantrevers, che perde l’uso di parole e movimenti. Albaret, uno dei pochi signori ancora fedeli a Tilda, è cieco e tremante. Il corpo della stessa Tilda, fragile per le ferite ricevute all’inizio della storia è sempre più scalfito dagli acciacchi nel suo proseguo.

Tilda non si discosta dalla galleria degli eroi pedrosiani, figure che rifiutano l’avventura, che scansano i loro doveri. In Cuori solitari Jean-Paul non faceva che nascondersi dal mondo; il Louis di Tre ombre fuggiva di fronte a un destino ineluttabile; Portugal prendeva le mosse dal retaggio rifiutato del giovane Simon. Pedrosa stesso, come ha ammesso in un’intervista a 9ème Art, si è rintanato nell’ambientazione medievale per non dover far fronte ai legacci del presente.

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A un certo punto della trama, Tilda è messa di fronte la possibilità di fuggire nel gineceo immerso nella natura, la cui amministratrice conferma che «la vita qui è semplice, al riparo dal furore del mondo». «Non so se me ne devo difendere», risponde la ragazza, «o se sono tenuta ad affrontarlo». L’arco narrativo della ragazza continua in questo senso, con Tilda chiusa nelle sue stanza, a guardare da una finestra il caos da lei dispiegato, proprio come fa il fratello, dall’altra parte della barricata. Saranno solo la chiamata all’azione e la consapevolezza di essere stata annichilita dal potere del proprio ruolo a sbloccare gli eventi.

Ancora più della prima parte, L’età dell’oro scorre dritto come un fuso e non si sfarina in rivoli di autocompiacimento. Abbandona i dialoghi e le vignette per doppie splash, immagini enormi, panoramiche e in cui perdersi dentro. Al francese piace utilizzare questi spazi a mo’ di palchi teatrali. Come le soluzioni di Gianni De Luca, mostra l’evoluzione di un movimento o di un dialogo all’interno della stessa immagine. Ecco allora che in una vignetta lo stesso personaggio assume più pose e lo vediamo muoversi nello spazio, dialogare, entrare e uscire dagli ambienti.

Qui la tecnica è utilizzata in contesti molto più movimentati: assedi, scontri tra eserciti, assalti, inseguimenti. Pedrosa accosta tinte innaturali per creare un effetto stroboscopico. Per l’autore, il mondo de L’età dell’oro è fuori da ogni nostra concezione. I cromatismi del primo volume sono accantonati a favore di rosso, malva e viola, che evocano una fredda chiarezza. Colore e grandi paginate si saldano nel finale, una sequenza astratta dove le tinte diventano segno e tutto si scioglie tra macchie non-descrittive e le parole della voce narrante.

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Pur rimanendo nello stesso universo, la narrazione di questa seconda parte disattende alcune delle aspettative, chiudendosi in quella che diventa una lunghissima sequenza d’azione, disegnata magistralmente ma priva delle ambizioni narrative che sembrava aver avanzato Pedrosa all’inizio dell’avventura.

L’età dell’oro 2
di Cyril Pedrosa e Roxanne Moreil
traduzione di Michele Foschini
Bao Publishing, novembre 2020
cartonato, 192 pp., colori
25,00 € (acquista online)

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