Quando David Lynch voleva adattare un manga di Katsuhiro Otomo

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Tra gli anni Ottanta e Novanta, David Lynch, regista di Twin Peaks e Mulholland Drive, avrebbe dovuto dirigere l’adattamento cinematografico di Domu, il manga di Katsuhiro Otomo pubblicato in Giappone tra 1980 e il 1981. Domu – Sogni di bambini (in originale il nome è composto da due caratteri, quello di “bambino” e quello di “sogni”) racconta l’asfissiante storia di un condominio in cui accadono numerosi gravi incidenti, tra ferimenti, suicidi e omicidi, in un contesto di mistero, ossessioni, emarginazione e ogni sorta di disfunzione urbana. Temi che Otomo avrebbe poi approfondito con maggior efficacia in Akira.

A rivelare questa notizia è stato l’art director e designer Nilo Rodis-Jamero nel corso del podcast Filmumentaries – e di un’intervista rilasciata in seguito a /Film. Rodis-Jamero ha lavorato a L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, disegnando tra le altre cose la nave di Boba Fett, Slave I, per poi continuare a collaborare con la Lucasfilm e ad altre produzioni fantascientifiche (Star Trek V – L’ultima frontiera, Johnny Mnemonic).

Negli anni Ottanta, Lucasfilm mandò Rodis-Jamero in Giappone affinché lavorasse al progetto Xyber, realizzato in collaborazione con la ditta di giocattoli Bandai (Lucasfilm avrebbe poi abbandonato il progetto e Xyber sarebbe diventato nel 1999 una serie animato per il canale Fox Kids). Mentre era in Giappone, Rodis-Jamero incappò in una copia di Domu. Durante una riunione per Xyber, un dirigente dovette assentarsi per una chiamata d’emergenza e, in attesa di proseguire la riunione, Rodis-Jamero iniziò a leggere il manga. Un produttore gli raccontò che avevano tentato di adattare il fumetto in un film ma che Otomo si era rivelato «una vera spina nel fianco».

Rodis-Jamero suggerì loro di provare a realizzare un film dal vivo, e con una produzione statunitense. Qualche giorno dopo, lo stesso produttore di Bandai gli offrì tutto il budget del film per convincere Otomo. Il designer parlò con il mangaka, il quale gli confessò che, dal suo punto di vista, era Bandai a essere «una vera spina nel fianco». Rodis-Jamero si offrì di scrivere un soggetto per il film che, se avesse convinto Otomo, avrebbe poi proposto a Bandai. Una volta messe d’accordo tutte le parti, Rodis-Jamero si rivolse a David Lynch, con cui Rodis-Jamero era rimasto in contatto dopo che Lynch era entrato in trattative per dirigere Il ritorno dello Jedi nei primi anni Ottanta. «Gli descrissi la prima scena del film», racconta Rodis-Jamero, «e David mi fermò subito dicendo “D’accordo, lo faccio”».

Bandai concesse un anno di tempo al gruppo di lavoro per far partire la produzione. Lynch e Rodis-Jamero coinvolsero Propaganda Films, lo studio che aveva prodotto Cuore selvaggio di Lynch. «Sembravano più interessati ad allacciare rapporti con Bandai che a produrre il film» spiega il designer a /Film. «Il mio avvocato mi suggerì di lasciar perdere e prendere i soldi del compenso, perché era irrealistico pensare che film sarebbe potuto entrare in produzione.»

«Quell’esperienza mi distrusse» racconta oggi Rodis-Jamero a Filmumentaries. «Non lavorai per tre anni. Come fai a far fallire un progetto del genere? Poi mi resi conto che era una classica storia di politiche hollywoodiane.»

Anche Otomo lavorò a un adattamento animato di Domu che però non vide mai la luce. Non è noto il motivo ufficiale dell’abbandono del progetto ma, guardando alle date, sembrerebbe plausibile pensare che sia stato Akira a farlo passare in secondo piano. Negli anni Ottanta Otomo era infatti impegnato a lavorare sul manga e sull’omonimo lungometraggio animato. Del progetto animato di Domu oggi rimane la colonna sonora, composta da Kazuhiko Izu, incisa e stampata su disco nel 1984 e per il quale Otomo realizzò la copertina e un poster.

In Italia Domu fu pubblicato tra il 1992 e il 1993 su rivista e in volume da Comic Art, e nel 2005 sulla cinquantaduesima uscita della collana I Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro.

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