“Fukushima anno zero” di Susumu Katsumata, lo scontro tra natura e falso progresso

fukushima anno zero susumu katsumata lizard manga

L’11 marzo 2021 ha segnato i dieci anni dal disastro di Fukushima, causato da un terremoto che colpì la regione del Tōhoku nel Giappone nord-orientale, e il mondo è tornato a ricordare i rischi relativi allo sfruttamento dell’energia nucleare. Il Giappone si serve di energia nucleare dal 1966 e dopo il 2011 l’abbandono della risorsa procede a ritmi lenti, nonostante un crescente dissenso popolare.

In occasione dell’anniversario, Rizzoli Lizard ha pubblicato in Italia il volume Fukushima anno zero, che raccoglie manga di Susumu Katsumata – raffinato autore di gekiga che in Italia abbiamo conosciuto grazie all’antologia Neve rossa (Coconino Press, 2018) – incentrati proprio sul tema del nucleare e della convivenza tra uomo e natura, realizzati tra i primi anni Settanta e la metà degli Ottanta e affiancati a vari racconti di tematica fantastica.

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Katsumata fece infatti dei suoi fumetti un veicolo di protesta contro lo sfruttamento dell’energia nucleare. Su magazine di controcultura e fumetto alternativo come Garo e COM pubblicò racconti brevi in cui convogliò le proprie conoscenze e convinzioni contrarie al nucleare, coniugate a uno stile surreale ispirato alla tradizione folcloristica giapponese. L’autore aveva studiato fisica nucleare prima di darsi alla carriera di fumettista e visitò centrali nucleari durante un percorso di studio e ricerca durato anni. I suoi fumetti più realistici si basano proprio sulle conoscenze ricavate da quell’esperienza.

Fukushima anno zero si apre con l’inizio della giornata di lavoro di un operaio all’interno di una centrale nucleare. È efficace il modo in cui l’autore conduce il lettore passo passo dai cancelli della struttura, allo spogliatoio, fino al nocciolo del reattore nucleare. Ci si sposta infatti al fianco di personaggi che in maniera spontanea (e senza didascalismo) mostrano, sia a voce che con le azioni, come è composta la loro giornata di lavoro e che rischi porta con sé.

Gli operai di Katsumata sono piccoli uomini che si muovono goffi all’interno di un ambiente imponente, incerti e colmi di insicurezze sui rischi che ogni giorno minano la loro salute. Temono la morte improvvisa, sanno quante radiazioni assorbono ogni giorno, perdono capelli a vista d’occhio, e nel frattempo le istituzioni fanno di tutto per nascondere rischi e pericoli o segnali allarmanti che la natura suggerisce all’uomo.

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Che rappresenti uomini in ambienti di lavoro o bambini intenti a giocare in campagna, Katsumata sembra però sempre cantare la condizione di un’umanità piccola di fronte a una natura imponente e ricca di mistero. Come già evidente in Neve rossa, l’autore era affascinato dai misteri della natura, e in questo libro, tra racconti spietatamente realistici, fanno breccia storie crepuscolari, che in scenari di campagna popolati da personaggi del folclore nipponico cercano una via di fuga dal cemento, dalle radiazioni e dal bieco sviluppo industriale.

Katsumata è meticoloso nell’illustrare la natura, ed è invece caricaturale nel disegnare macchinari e strutture tecnologiche per mostrare le contraddizioni della vita moderna con una cruda e sottile ironia vicina alla satira. Quando, dopo alcuni racconti fantasy di ambientazione rurale, si torna a una storia che si svolge in scenari moderni (I grilli del ghiaccio), lo spettro dell’industrializzazione torna sempre presente, come un’ombra che ingrigisce il quotidiano di personaggi che guardano alla natura come a un distante miraggio.

A dispetto di quanto suggerirebbe il titolo, il libro non è un volume di giornalismo a fumetti sul tema del nucleare in Giappone, quanto più un ottimo excursus sulla carriera di un raffinato fumettista. Sono infatti ben di più le pagine spese in racconti di fiction di tematica lontana dal nucleare, ma non per questo meno interessanti.

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Katsumata è stato un narratore dalla sofisticata capacità introspettiva, più delicato e sottile di molti altri suoi contemporanei, come i fratelli Tsuge o Yoshihiro Tatsumi. È affascinante il modo in cui è stato capace di alternare una narrazione cruda di introspezione sociale a fiabe a fumetti radicate in un immaginario fantastico e rurale, mantenendo sempre un alone onirico, una patina che mai si stacca dei personaggi, che sia essa frutto di radiazioni in una centrale o si tratti invece di nebbia o neve in un campo incontaminato.

Fukushima anno zero
di Susumu Katsumata
traduzione di Vincenzo Filosa
Rizzoli Lizard, marzo 2021
brossurato, 240 pp., b/n
17,00 € (acquista online)

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