Che cosa sono gli NFT, che stanno invadendo il mercato digitale del fumetto

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Un’immagine NFT creata da José Delbo e Hackatao

Qualche anno fa, se aveste voluto comprare un disegno originale di qualche fumettista che lavora solo in digitale, vi sareste dovuti arrangiare. Con qualche forma di stampa a edizione ultralimitata, magari, o delle serigrafie. Adesso invece è possibile acquistare un originale di un’opera digitale per merito degli NFT, una tecnologia che certifica l’autenticità di un bene.

È una pratica di cui forse avete sentito parlare in queste settimane perché la casa d’aste Christie’s ha venduto un’opera digitale in NFT per quasi 70 milioni di dollari. Ma anche il mondo del fumetto si è fatto trascinare in questa moda che, in realtà, presenta conseguenze molto gravi per la collettività. Gli NFT esistono grazie all’utilizzo delle criptovalute e delle blockchain, colonne fondanti della DeFi, la finanza decentralizzata (“decentralised finance”, in inglese). Se siete confusi, è normale, ora vi spieghiamo tutto con calma.

Dalle blockchain agli NFT

La blockchain (“catena di blocchi”) è una forma di DLT, Distributed Ledger Technology, ovvero registri di informazioni digitalizzati e decentralizzati. È una struttura dati condivisa (tutti possono vedere cosa c’è dentro in qualsiasi momento) e immutabile, perché ogni nuovo contenuto aggiunto nel tempo non può più essere modificato o eliminato, a meno di non compromettere l’intera blockchain. Immaginatelo come un registro digitale in cui le voci sono ammassate in blocchi concatenati in ordine cronologico.

Il primo a proporre un protocollo simile al blockchain fu il crittografo David Chaum nel 1982. Fecero seguito altri studi, ma soltanto nel 2008 la blockchain fu messa a punto e trovò un utilizzo pratico, per merito di Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro cui si nascondono una o più persone dall’identità sconosciuta. Nakamoto implementò la blockchain per utilizzarla come libro mastro, un registro di tutte le transazioni compiute con la tecnologia Bitcoin (che è anche il nome della criptovaluta, cioè la rappresentazione digitale di un valore), creata dallo stesso Nakamoto nel 2009.

Il primo bene fisico che fu comprato con i bitcon? Una pizza, acquistata da Laszlo Hanyecz, un programmatore della Florida che si offrì di pagare 10.000 bitcoin per due margherite, al fine di dimostrare la bontà della tecnologia. I bitcoin sono la criptovaluta più famosa e utilizzata ma ne esistono molte altre, ognuna associata a una piattaforma blockchain, tra cui ether (derivata dalla piattaforma Ethereum), litecoin e dogecoin (basata su un meme).

Come spiega Money.it, la tecnologia blockchain può essere paragonata al convenzionale sistema bancario, «una storia completa delle transazioni bancarie e i blocchi come singoli estratti conto. I movimenti in Bitcoin sono inseriti nel sistema in modo cronologico, esattamente come avviene per le transazioni bancarie. […] Non sono necessari intermediari poiché tutte le transazioni avvengono da persona a persona e non esiste un potere decisionale centrale poiché ogni utente ha una voce che conta». Inoltre, tutte le informazioni sono crittografate per proteggerle da frode e falsificazione.

La blockchain è dunque un’infrastruttura entro cui usufruire delle varie applicazioni (criptovalute, contratti smart e altro), proprio come internet funzione da struttura per utilizzare web, e-mail e altri prodotti. Tramite la blockchain si possono acquistare beni fisici ma anche immateriali, che vengono poi collegati agli NFT, Non-Fungible Token, ovvero file digitali inseriti nella blockchain e non fungibili, cioè dotati di una loro specificità che li rende unici e non intercambiabili (anche i bitcoin in realtà sono uno diverso dall’altro ma la loro funzione rimane identica per tutti, come le banconote).

Per esempio, l’originale de Les demoiselles d’Avignon di Picasso è un bene infungibile, mentre la tela su cui è dipinto è fungibile, perché ne esistono tante altre uguali. Gli NFT sono diventati d’uso comune alla fine del 2017 grazie a CryptoKitties, un gioco in cui si possono allevare, scambiare e comprare, a suon di ether, razze di gatti in edizione limitata. Gli NFT assicuravano all’acquirente l’esistenza e la tracciabilità di una data quantità di beni – in questo caso di gattini – rendendoli merce collezionabile.

CryptoKitties
I “CriptoGattini”

Collegare un’immagine o una qualsiasi entità a un NFT si dice “coniare” o “mintare” (un calco dall’inglese “to mint”, cioè “coniare”). Proprio come una moneta è coniata dalla zecca e messa in circolazione, gli NFT sono aggiunti al blockchain, in modo che siano rintracciabili e associabili a un proprietario, che potrà anche rivendere un NFT (in quel caso la blockchain creerà un nuovo blocco, perché quello originario non è modificabile).

Chi acquista un NFT non entra in possesso del copyright, né dell’esclusività sull’opera, che resta visibile a chiunque, ma può fregiarsi del titolo di detentore della «verifiably real thing» (“l’autentico oggetto verificabile”), dice il sito di Ethereum. Qualunque cosa può venire associata a un NFT. Qualcuno ha pagato 587.000 dollari per la gif “originale” del Nyan Cat, ma «determinare se quell’opera sia arte o meno spetta all’osservatore» scrive il New York Times.

Una procedura deregolamentata

Intervistato da Fumettologica, il fumettista LRNZ (Golem, Astrogamma) condanna la pratica in ogni sua accezione: «I dipinti di Leonardo hanno superato governi, valute, guerre, stravolgimenti, di tutto, e stanno ancora lì. Credo non si potrà dire lo stesso della criptovaluta. Non c’è nessun guadagno a trasformare i propri lavori in NFT».

«Tu non vendi l’opera, vendi un contratto» spiega LRNZ. «Nell’NFT non ci sono i dati della tua opera, ci sono i metadati della tua opera e un contratto che la lega all’ultimo acquirente. È come quando compri una Ferrari: la compri, loro ti danno un pezzo di carta in cui ti dicono che la macchina è tua ma se la tengono, ma se la vuoi guidare devi pagare, perché te la fanno guidare in pista. È la stessa cosa. Non possiamo pensare che gli NFT siano una strada percorribile per gli artisti.»

Perfino il primo tweet mai scritto è stato trasformato in un NFT e messo in vendita, e lo stesso potrebbe accadere alla vostra foto profilo di Whatsapp, a un post su Facebook, o a questo articolo, con pericolose derive per quanto riguarda la proprietà intellettuale: esistono profili Twitter che trasformano in token qualsiasi tweet, che può in seguito essere “coniato” come NFT e diventare merce di scambio.

Con una spesa modica, chiunque può creare NFT di opere altrui senza che l’autore dell’opera lo venga a sapere. «Non c’è nessuna forma di certificazione e non saprai mai con chi prendertela, perché chi lo fa si nasconde dietro nickname anonimi» afferma LRNZ. «Anche la scusa di dire “così l’arte digitale assume un valore” perde di senso. Mi sembra di vedere Totò e Peppino che si vendono la fontana di Trevi.» Senza contare che qualcuno è già riuscito a hackerare una delle piattaforme che commerciano NFT.

Jason Rohrer, sviluppatore del videogioco The Castle Doctrine (un gioco in cui il protagonista deve difendere casa sua da intrusi con cattive intenzioni) ha messo all’asta gli NFT dei dipinti che compaiono nel gioco senza chiedere il permesso ai disegnatori a cui li aveva commissionati in origine. Le meccaniche del gioco prevedono che i quadri possano essere rubati tra giocatori, ma farlo una volta che quei quadri sono diventati NFT sarebbe illegale.

È un mercato in forte espansione – solo nel 2020 è cresciuto del 299% (sì, con il 2 davanti). Secondo il sito Cointelegraph, nell’arco di trenta giorni, tra gennaio e febbraio 2021, sono stati spesi più di 100 milioni di dollari in NFT. L’interesse attorno agli NFT è esploso in particolare in seguito alla vendita di un’opera di criptoarte da parte di Christie’s, una delle più importanti case d’asta in attività. Si tratta di Everydays: The First 5000 Days, un’opera di Beeple, nome d’arte di Mike Winkelmann, che ha composto un collage di 5.000 immagini da lui create dal 2007 al oggi, una al giorno senza mai saltarne uno (compresi festività, matrimonio e nascita del figlio).

Everydays: The First 5000 Days di Beeple nft Not Fungible Token
Everydays: The First 5000 Days di Beeple

Everydays è stato venduto a 69,3 milioni di dollari, la terza cifra più alta per l’opera di un artista vivente dopo Jeff Koons e David Hockney. Ad aggiudicarsela è stato Metakovan, alias dentro cui si nasconde – con molta probabilità, almeno stando alla giornalista Amy Castor – l’imprenditore Vignesh Sundaresan. Metakovan gestisce il fondo Metapurse, specializzato in NFT e proprietà virtuali, e ha pagato l’opera usando la criptovaluta ether.

Citando l’acquisto di Metakovan, il Washington Post ha scritto che alla base di questa moda si nasconde una enorme manipolazione del mercato comune alle compravendite di opere d’arte. Tanto per cominciare, il collage è stato acquistato non da un collezionista, ma da un “capodoglio” della criptoarte al fine di aumentare il valore dei propri investimenti – non a caso, tutti gli altri pretendenti erano a capo di qualche critpofondo (tra cui Justin Sun, boss della piattaforma TRON, che ci ha tenuto a precisare di aver perso l’asta per un soffio). «Ogni numero che può essere falsificato, è falso» chiosa David Gerard, autore del libro Attack of the 50-foot Blockchain. Lo stesso Beeple ha detto ai microfoni della BBC di credere che «ci sarà una bolla, a essere sinceri. Anzi, ci siamo già dentro».

Gli NFT e tutta la tecnologia relativa alle criptovalute sono stati oggetto di critiche perché, oltre a essere preda facile per gli speculatori o per chi cerca di riciclare denaro sporco, il loro uso intensivo ha conseguenze per l’ambiente: coniare NFT richiede un consumo energetico ingente, a causa della potenza di calcolo richiesta dai computer addetti allo scopo. L’artista Memo Akten ha scritto di aver prodotto, con gli NFT, 160 tonnellate di anidride carbonica in sei mesi – un cittadino europeo ci mette 77 anni per consumare mediamente quella quantità. «Oggi stiamo con l’acqua alla gola dal punto di vista energetico» commenta LRNZ, «dove speriamo di trovare le risorse per alimentare un mercato di gattini digitali?».

NTF e fumetti

Molti fumettisti, disegnatori e creativi di tutto il mondo hanno iniziato a produrre NFT, in alcuni casi con ritorni milionari. A marzo, alcune immagini NFT ritraenti Wonder Woman create dal disegnatore José Delbo e dal duo milanese Hackatao, specializzato in criptoarte, hanno raccolto 1,85 milione di dollari durante un’asta a sostegno di Girls Who Code, organizzazione senza scopo di lucro che si batte per aumentare il numero di donne attive nel settore dell’informatica.

Un NFT della copertina variant di Non-Stop Spider-Man 1, disegnata da Adam Kubert, è stato venduto sulla piattaforma Portion.io (una delle tante dove è possibile fare acquisti con criptovalute, oltre alle più famose OpenSea, MakersPlace, SuperRare e Foundation) per circa 25.000 dollari, all’interno di una collaborazione con il sito di tavole originali Essential Sequential, che ha fornito pezzi di Dan Panosian, Matteo Scalera, Dave Johnson, Andy Kubert ed Eric Canete. In questo caso, l’acquisto includeva anche il disegno fisico originale.

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La statua di Batman realizzata a partire da un disegno di Darwyn Cooke

In America, già da alcuni mesi, l’azienda Veve, in collaborazione con DC Comics, ha iniziato a mettere in vendita versioni digitali di statue di Batman e altri personaggi del suo universo. Queste versioni digitali sono NFT in edizioni limitate (si va dalle 750 copie dell’Harley Quinn basata sul design di Terry Dodson, venduta a 60 dollari, alle 9.000 del Batman di Darwyn Cooke, per 40 dollari, fino al più costoso: Nightwing di Jim Lee, 90 dollari per ognuna delle 1.850 copie).

Marsha Cooke, la vedova di Darwyn Cooke, ha dichiarato di non approvare l’utilizzo delle immagini del marito in ambito di criptoarte, perché preoccupata dalla ricadute ambientali di queste operazioni. La donna ha inoltre specificato che cercherà di vigilare per impedire l’utilizzo ai fini di criptoarte delle opere del marito su cui esercita diritti legali. «Ho chiamato DC Comics e sto aspettando una loro risposta affinché Darwyn sia rimosso dal progetto, fintanto che ci saranno problemi ambientali legati a questa pratica» ha spiegato Cooke a Newsrama. «Ho sempre avuto buoni rapporti con la DC quindi confido che rispettino la mia decisione».

Gary Frank, la cui versione di Batman tratta da Batman: Terra Uno è stata utilizzata per una delle statue digitali, ha affermato di condividere il pensiero di Cooke e ha espresso a Newsrama il proprio sconcerto nel constatare «che cosa la gente si fa convincere a comprare».

Ciononostante, una lettera interna all’azienda trapelata online recita che «mentre DC Comics esamina le complessità del mercato degli NFT e lavora per trovare una soluzione che funzioni per tutte le parti coinvolti, compresi i lettori e i collezionisti, vi preghiamo di ricordare che non è permesso mettere in vendita qualsiasi immagine digitale con personaggi DC» (una comunicazione che, tra l’altro, perde di senso nel momento in cui l’editore lascia che i disegnatori vendano a piacimento le tavole originali).

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