Riscoprire Renata Gelardini, una delle prime sceneggiatrici italiane di fumetto

di Stefano Gorla

La copertina dell’edizione Allagalla di “Amar Singh”, di Renata Gelardini e Stelio Fenzo, da cui è tratto questo testo

Renata Gelardini, coniugata in De Barba, racconta nel 1953 il settimanale il Vittorioso presentando la collaboratrice, è donna di grinta e passione. «Il suo motto», recita il testo, «non vi è sosta se non sulla cima». 

Classe 1920, Renata Gelardini ha firmato un numero impressionante di sceneggiature, romanzi, testi scolastici, racconti e raccolte di fiabe e leggende di diverse popolazioni, e una serie infinita di redazionali per le varie testate con cui ha collaborato, con le collaborazioni principe per il Giornalino e Il Vittorioso. Nella sua pluriforme attività troviamo anche traduzioni dal francese per alcune storie della serie Iznogoud di Albert Uderzo & René Goscinny apparse ne Il Messaggero dei ragazzi negli anni Sessanta (le storie apparse negli anni Ottanta nella rivista Pilot saranno invece tradotte da Tiziano Sclavi).

Di lei ci sono rare, se non rarissime notizie, e quando si parla del suo lavoro si glissa velocemente spostando l’attenzione sui disegnatori, spesso di livello altissimo, con cui ha collaborato. Essendo scarse le notizie certe, a volte si parla di pseudonimi o nom de plume per cui sarebbe difficile riconoscerla. 

In realtà, sostanzialmente, la Gelardini ha spesso usato il cognome da coniugata, ovvero De Barba (la stessa presentazione de il Vittorioso è alla signora Renata De Barba) oppure abbreviazioni abbastanza riconoscibili come Rengel, Erregi, Re Di Bi, Reny. Alcune abbreviazioni sono effettivamente meno immediate, come quando troviamo H. Sitar, Gelbas o Gerheart e, in un caso, troviamo una “esse” puntata: S. Gelardini, dal suo secondo nome: Sofia.

Certo sotto la coltre di sigle e nomi non sempre è facile fare chiarezza, con il risultato di parcellizzare, almeno nella ricostruzione storica, ancora di più il suo lavoro. Restano, infine, molte sceneggiature non firmate soprattutto sulle testate de il Vittorioso, Capitan Walter e Jolly e, soprattutto, per l’immane lavoro redazionale.

renata gelardini
Renata Gelardini ritratta da Giuseppe Festino

Laureata giovanissima – aveva 21 anni – in Magistero materie letterarie, la Gelardini inizia a lavorare all’Istituto Luce di Roma come segretaria del reparto documentari, collaborando con registi come Giorgio Ferroni e Mario Damicelli. È qui che apprese con profitto la tecnica e l’arte dello scrivere in sceneggiatura. 

Forte di questa esperienza si propose alla redazione delle due testate romane: il Giornalino (la cui redazione si trasferirà a Milano solo nel 1968) e il Vittorioso. Nel 1948 inizia a collaborare con il Giornalino con lavori di prosa di diversa natura per poi approdare al fumetto. La collaborazione con il Vittorioso inizia nel 1950 per allargarsi alle testate gemmate dalla storica rivista come Capitan Walter (per la cui serie scrive circa un centinaio di episodi) e Jolly

La Gelardini, da sempre appassionata di storia e archeologia, mostra una predilezione per temi e ambientazioni storiche, per le storie avventurose e anche per le tematiche fantascientifiche di cui ci restano, nella pur vasta produzione, due gioielli disegnati da Cesar: I pionieri di Venere (1959) e I pirati delle dune rosse (1960). Non disdegna il genere western ed è la prima sceneggiatrice a portare tematiche sportive su il Vittorioso con il suo Maglie Blue (sic!) del 1952. 

Carattere forte, amante di classici d’avventura come le opere di Alexandre Dumas e di Emilio Salgari, offrì ai lettori anche personaggi femminili come protagonisti, cosa che la redazione de il Vittorioso accolse con riluttanza, ma che si rivelò una risorsa preziosa nell’allargamento della cerchia dei lettori. Oltre ai soggetti e alle sceneggiature a fumetti, sempre puntuali e ben documentati, scriveva anche redazionali per le diverse testate. Se per il Vittorioso, come accennato, curava la rubrica MicroVitt e seguiva il dialogo scritto con i ragazzi, per il Giornalino rispondeva privatamente alle molte lettere che i ragazzi inviavano alla rivista. 

renata gelardini amar singh giornalino

Per l’ebdomadario paolino ha creato, oltre ad Amar Singh, la serie in bilico tra giallo e poliziesco Dev Bardai, per i pennelli di Antonio Sciotti prima e poi di Otello Scarpelli. Quelle di Dev Bardai sono avventure di spionaggio con al centro un principe indiano di sangue misto, il cui padre è un marajà e la madre una nobildonna inglese. La Gelardini ha creato anche per le eccellenti matite di Ruggero Giovannini la serie avventurosa I biondi lupi del mare, ambientata tra gli aspri fiordi e i gelidi ghiacci della Scandinavia, dove si consumano la storia, i miti e le leggende degli antichi popoli nordici. Tra le sue collaborazioni anche quella al fantascientifico Kriss Boyd, creato e realizzato graficamente da Nevio Zeccara. 

Un’altra caratteristica di un certo interesse del lavoro della Gelardini la troviamo in una serie di articoli d’appoggio apparsi su Capitan Walter. Si tratta d’informazioni che supportano la narrazione a fumetti presenti dello stesso albo. Per esempio nel numero 15 di Capitan Walter del 5 aprile 1953, a fianco all’avventura Agguato nella segheria troviamo, al termine del fumetto, un articolo dal titolo: Intervista a Mister Legno a firma della Gelardini. Un pezzo gustoso nel quale si offrono informazioni e curiosità sugli alberi e sul legno. Una modalità che la Gelardini riproporrà per diversi temi, in consonanza con la sensibilità educativa ma non necessariamente didascalica della testata, con argomenti che spaziano dalle popolazioni bantù dell’Africa centrale e meridionale al mondo degli ippodromi, dall’India ai fondali marini. E tutto questo sempre legato agli spunti o alle ambientazioni dei fumetti pubblicati. Un’intuizione che con una prosa semplice ma efficace soddisfaceva le legittime curiosità del lettore. Informazioni puntuali, ragionate, approfondite che aprono una strada seguita trent’anni da Alfredo Castelli con il suo Martin Mysteré, spesso citato per gli apparati che accompagnano le sue avventure.

Per il Giornalino Renata Gelardini affronta la rilettura a fumetti della grande letteratura, a partire dai classici: dal Ben Hur di Lew Wallace a Pattini d’argento di Mary Mapes Dodge. Ben frequentato Emilio Salgari, di cui riscrive a fumetti Il Corsaro nero, La regina dei Caraibi e I misteri della giungla nera, per passare poi anche a I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, alcuni racconti tratti da Le Mille e una notte disegnati da Gino Gavioli e Quo Vadis? di Henryk Sienkiewicz. 

renata gelardini storie del west allagalla

Particolare e gustoso il lavoro sui I racconti di Padre Brown di Gilbert Keith Chesterton con le splendide realizzazioni grafiche di Lino Landolfi (che l’aveva già accompagnato nella rilettura de I viaggi di Gulliver): 115 tavole, ricercate e raffinate sia nella scrittura che nella resa grafica. Infine, è bene non scordare l’epopea dei miti germanici con il Sigfrido disegnato da Alfredo Brasioli nel 1980 e la collaborazione con Tommaso Mastrandrea per la scrittura di Paulus, trasformato in capolavoro dalla straordinaria realizzazione grafica di Gianni De Luca, antico compagno di scorribande fumettistiche per cui scrisse lo splendido cineromanzo sulla civiltà etrusca Rasena (pubblicato su il Vittorioso dal n. 52 del dicembre 1955 al n. 17 dell’aprile 1956).

Renata Gelardini è scomparsa nel 2012, alla veneranda e felice età di 92 anni. Una figura gigantesca del fumetto italiano che andrebbe riscoperta. Per il momento, con la pubblicazione in volume della sua serie Amar Singh, si contribuisce a far conoscere, scoprire o riscoprire il suo lavoro prolifico e di qualità.

Stefano Gorla è direttore responsabile Area Ragazzi – Periodici San Paolo ed ex direttore del settimanale “Il Giornalino”. Questo articolo è un estratto di un testo pubblicato originariamente sul volume “Amar Singh“, edito nel 2019 da Allagalla. Di Renata Gelardini Allagalla ha anche pubblicato due storie in “Storie del West” e una in “Ombre Selvagge“. Di prossima pubblicazione un unico volume la serie di racconti di Padre Brown, adattati da Gelardini per i disegni di Lino Landolfi e apparsi su “Il Giornalino”.

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