È stata pubblicata una poesia di Nabokov su Superman che si credeva perduta

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La copertina di Superman 16 del 1942, disegnata da Fred Ray, che ha ispirato la poesia di Nabokov

Sul numero di questa settimana della rivista letteraria britannica Times Literary Supplement è stata pubblicata una poesia inedita di Vadimir Nabokov su Superman che si credeva perduta. Intitolata The Man of To-morrow’s Lament, fu scritta nel 1942, poco dopo l’arrivo di Nabokov negli Stati Uniti e 13 anni prima che diventasse famoso in tutto il mondo grazie al romanzo Lolita.

All’epoca Nabokov propose la poesia al New Yorker, che si rifiutò di pubblicarla ritenendo che molti lettori potessero non capirla. In essa Superman parla in prima persona del suo rapporto con Lois Lane, reso difficile dalla sua condizione di superuomo.

Nel testo, che contiene diverse allusioni all’Amleto di Shakespeare, Superman riflette sui propri poteri e sulle conseguenze che potrebbero avere su Lois Lane: «quando la accarezzo con i miei superocchi, i suoi polmoni e il suo fegato si vedono troppo chiaramente, pulsano». Afferma inoltre che non potrebbe mai sposarsi perché una sua «esplosione d’amore» ucciderebbe Lois Lane e ragiona sull’impossibilità di avere figli, domandandosi quale essere mostruoso potrebbe procreare.

La poesia è stata scoperta dallo studioso di letteratura russa Andrei Babikov, che l’ha trovata in una cartella archiviata presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library, una biblioteca dell’università di Yale che raccoglie manoscritti e libri rari e antichi, situata a New Haven, in Connecticut. «La poesia inedita di Nabokov è rimasta in questa cartella per quasi 80 anni, scoppiando finalmente – come avrebbe fatto Superman stesso – per vedere la luce del giorno», ha spiegato al Guardian.

Secondo Babikov, per la poesia Nabokov trasse ispirazione dalla copertina di Superman 16 del 1942, che raffigura Clark Kent e Lois Lane in un parco cittadino mentre guardano una statua di Superman. Anche il commento di Lois Lane – «Oh Clark, non è meraviglioso!?!», che appare in chiusura della poesia riprende la frase pronunciata dal personaggio sulla copertina dell’albo.

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