La storia della serie tv di Batman con Adam West

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Negli anni Sessanta, quando lo spettatore vedeva comparire a tutto schermo le onomatopee “Thwack!”, “Pow!”, “Crash!” sul proprio televisore, sapeva con certezza di stare guardando la serie tv di Batman. Lo show con protagonista Adam West, famoso per il suo stile camp e sopra le righe – una conseguenza dello spirito bizzarro delle storie a fumetti dell’epoca – è rimasto nella memoria collettiva come uno degli esempi più estremi di adattamento fumettistico.

Un Batman fuori di testa

Nel 1965, l’emittente televisiva ABC – che si spartiva il titolo di canale più visto insieme alle rivali CBS e NBC – stava perdendo posizioni rispetto alle concorrenti ed era alla ricerca di un programma di largo successo. Ricerche di mercato condotte da ABC avevano eletto tra i personaggi preferiti del pubblico Superman, Dick Tracy, Annie e Batman. Quando i diritti di Superman e Dick Tracy si rivelarono fuori dalla portata del canale, un dirigente, appassionato lettore di Batman fin da ragazzino, propose di adattare Batman, e così ABC approcciò la divisione televisiva dello studio 20th Century Fox e il produttore William Dozier. Dozier non aveva familiarità con il mondo del supereroe. Decise di documentarsi e lesse i fumetti, trovandoli «fuori di testa e molto infantili».

Dozier non aveva approfondito granché le sue letture, altrimenti avrebbe scoperto che in origine Batman era un vigilante pulp dai modi duri. Ma negli anni Cinquanta e Sessanta, le storie di Batman (e Superman) avevano preso una deriva particolarmente fantasiosa: Bruce Wayne combatteva spesso in scenari onirici – tra oggetti di scena giganti e mondi alieni – o contro cattivi assurdi (Bat-Mito, Calendar Man). Con l’aiuto dello sceneggiatore Lorenzo Semple Jr., futuro scrittore di film come Papillon, I tre giorni del Condor e Flash Gordon, pensò allora di assecondare quello stile, anzi, di esagerarlo. Gli adulti lo avrebbero trovato comico, i bambini immaginifico.

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La produzione scelse gli attori in base alla loro capacità di affrontare con serietà anche il testo più scemo. Adam West era un attore televisivo sempre molto sobrio e determinato, ideale per quell’umorismo deadpan, dove la comicità sta nel contrasto che si crea quando una battuta è recitata con serietà estrema, a cui puntavano i produttori. In particolare, West li convinse con una pubblicità della Nesquik dove recitava nei panni di un simil James Bond. L’altra metà del Dinamico Duo, la spalla giovane ed esuberante Robin, prese vita grazie all’esordiente Burton Gervis, universitario ventunenne che praticava judo. Gervis cambiò il suo nome in Burt Ward per renderne più facile la pronuncia.

ll trucco era che gli attori avessero una recitazione quanto mai credibile. La situazione, le storie, i gadget, era tutto sopra le righe, non poteva esserlo anche la recitazione. Proprio la performance impassibile di West, integerrimo anche quando doveva ballare il “Batusi” e amorevolmente coscienzioso (anche nelle situazioni d’emergenza, pagava il parcheggio della Batmobile), rappresentò uno dei punti di forza dello show. «Non c’erano ombre o riferimenti al perché Batman facesse quel che faceva, nessun flashback su suoi genitori uccisi da un colpo di pistola in un vicolo sudicio» scrive Grant Morrison nel libro Supergods. «Il Batman di Adam West era Batman perché per lui aveva senso esserlo.»

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Dozier chiese ad attori e attrici di sua conoscenza di interpretare le parti di contorno. Così, i ruoli dei cattivi andarono ad attori e comici di fama come Cesar Romero (che rifiutò di radersi i baffi, suo marchio di fabbrica, per vestire i panni del Joker, e i truccatori dovettero abbondare con il cerone), Burgess Meredith, Frank Gorshin, Vincent Price, Roddy McDowall, Milton Berlen, Joan Collins e Liberace.

Un’icona popolare

La serie colpiva per l’impianto visivo da pop art, con costumi e scenografia eccentriche e coloratissime – in un panorama televisivo ancora poco avvezzo al colore – e le onomatopee di colpi e pugni a tutto schermo durante i combattimenti. I cattivi erano presi dal fumetto, e quando non lo erano, gli sceneggiatori si lasciavano andare a creazioni bizzarre come Egghead o King Tut. Un elemento fu invece ripensato da zero: la Batmobile, che nel programma è una versione modificata della Lincoln Futura, una concept car (cioè un prototipo mai entrato in produzione) del 1955.

Quando, nell’autunno del 1965, andò in onda l’episodio pilota, le recensioni furono pessime, ma ormai ABC aveva già acquistato la serie e la mandò in onda ogni mercoledì e giovedì, spezzando una puntata in due episodi di mezz’ora con un cliffhanger nel mezzo. Inaspettatamente, forse complice il clima politico e culturale tutt’altro che rassicurante, Batman diventò l’esperienza escapista preferita dei telespettatori statunitensi. L’Uomo Pipistrello si tramutò in un’icona della cultura pop, finendo sulle copertine dei giornali e furoreggiando come beniamino del pubblico. Era la terza grande B degli anni Sessanta, dopo James Bond e i Beatles. 

Fu messo in cantiere di tutta fretta perfino un film per il cinema, in cui Batman e Robin combattevano contro Joker, Pinguino, Catwoman e l’Enigmista. Della pellicola rimane famosa la scena in cui Batman non riesce a sbarazzarsi di una bomba che sta per esplodere, nonché il repellente per squali, l’arma più improbabile che l’eroe avrebbe mai potuto avere nel suo arsenale.

L’eco del successo arrivò presto anche nel nostro paese. Sul Corriere della Sera del 31 marzo 1966 Giuseppe Josca già registrò la portata fenomenale della serie, che gli spettatori italiani avrebbero visto a partire dall’autunno di quell’anno. «Batman è diventato di colpo uno dei personaggi più popolari d’America» scriveva Josca. «Quanto durerà? Qualcuno dice che siamo appena al principio.»

Il declino e la riscoperta della serie tv di Batman

Se da una parte la struttura molto rigida e prevedibile degli episodi rese iconico il programma – c’erano situazioni e scene ricorrenti, come quella in cui Batman e Robin si arrampicavano su un edificio e interagivano con una guest star che sbucava da una della finestre del palazzo – dall’altra consumò in fretta l’entusiasmo del pubblico e la ripetitività degli intrecci uccise la loro comicità intrinseca. Inoltre, in una sorta di rilancio obbligatorio, le trame si facevano sempre più visivamente folli, con grandi scenografie e marchingegni nuovi, e richiedevano budget alti.

Nel tentativo di tagliare i costi, la produzione prese una serie di scorciatoie: in una puntata, Batman affronta un gruppo di antagonisti invisibili e, per equilibrare la lotta, combatte al buio. La scena è uno schermo nero con solo i rumori dei pugni e le onomatopee in sovraimpressione.

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Nella terza stagione, per tentare di risollevare gli ascolti, introdussero un terzo personaggio protagonista, Batgirl, interpretato da Yvonne Craig, ma nulla di tutto ciò riuscì a recuperare il pubblico perso. Batman chiuse alla fine della terza stagione.

West e Ward interpretarono i personaggi in alcuni film e cartoni per la televisione, tra cui un lungometraggio metanarrativo, Supereroi per caso: Le disavventure di Batman e Robin, in cui si ripercorre la storia produttiva del telefilm. Adam West morì nel 2017, a 88 anni. Due anni dopo, Ward indossò di nuovo i panni di Robin nel crossover televisivo Crisi sulle Terre infinite.

Nel frattempo però Batman era diventato un prodotto diverso. Gli spettatori che recuperarono la serie dopo la chiusura non ridevano più con il programma ma del programma, perché il mutamento dei tempi lo aveva fatto diventare ridicolo, pacchiano e dozzinale. Solo negli ultimi anni il pubblico è tornato ad apprezzare l’umorismo volontariamente camp della produzione. La serie diventò il mezzo di paragone per qualsiasi adattamento di materiale fumettistico, in positivo («volevamo proprio quel gusto») o in negativo («non lo faremo così esagerato»), ma nessuno ha mai più osato così tanto con il personaggio.

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Nel libro TV (The Book), i critici Alan Sepinwall e Matt Zoller Seitz inserirono la serie nella lista delle migliori mai realizzate. Pur colpevole di «aver fornito ai giornalisti una serie di stereotipi su cui appoggiarsi ogni volta che trattavano la forma espressiva del fumetto», Batman era «una casa degli specchi che rivoltava le ansie del mondo reale e dava loro una voce buffa».

Nonostante la richiesta dei fan, Batman uscì sul mercato home video per la prima volta soltanto nel 2014, a causa di una serie di grovigli legali che aveva bloccato ogni iniziativa fino ad allora, tra cui la mancata intesa tra DC Comics, che deteneva i diritti dei personaggi, e 20th Century Fox Television, la casa di produzione della serie tv. E persino il fatto che molte delle comparsate degli attori che interpretano i cattivi non erano state contrattualizzati e, per poter distribuire i DVD, la produzione avrebbe dovuto contattare ogni attore per regolarizzare le loro apparizioni o tagliare le scene del tutto.

Nel 2013, DC Comics varò una serie a fumetti ambientata nel mondo della serie tv, Batman ’66, scritta da Jeff Parker e disegnata da vari autori, tra cui Mike Allred. La testata presentò anche un adattamento di una sceneggiatura scritta da Harlan Ellison per il programma ma mai prodotta, in cui esordiva il personaggio di Due Facce. La serie ebbe un buon seguito, tanto da generare alcuni spin-off.

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C’è poi un piccolo aspetto tragico che intreccia la storia della serie tv di Batman con quella del fumetto. Per moltissimo tempo, l’unico autore associato alla creazione di Batman fuBob Kane, fumettista che ricorreva però all’uso di sceneggiatori e disegnatori non accreditati (i cosiddetti ghost writer e ghost artist). Uno di questi, Bill Finger, fu fondamentale nella creazione del personaggio e poi nella scritture di molte delle prime storie di Batman. Tuttavia, da vivo Finger non ricevette mai riconoscimenti pubblici per il suo contributo e morì, indigente, negli anni Settanta.

Finger fu riabilitato ufficialmente come co-creatore solo nel 2015. La storia della sua rocambolesca restaurazione è raccontata nel documentario del 2017 Batman & Bill, in cui si cita un episodio riguardante la serie tv. Bisognoso di lavoro, Finger riuscì a farsi ingaggiare per scrivere due puntate della serie insieme all’amico sceneggiatore Charles Sinclair. Sinclair ricorda che Finger gli chiese di poter comparire per primo nei titoli di testa degli episodi, perché per lui significava molto. Quei due episodi, in cui il supereroe si scontra con il Re degli Orologi, sono l’unica produzione di Batman accreditata a Finger.

Leggi anche: La serie tv di Batman con Adam West in onda su Rai 4

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