Che cos’è l’arte e a cosa serve? “Blue Period” di Tsubasa Yamaguchi

blue period manga tsubasa yamaguchi j-pop

Prima di dipingere Les Demoiselles d’Avignon e inaugurare la rivoluzione cubista, Pablo Picasso trascorse alcuni anni in preda all’inquietudine e alla depressione, dipingendo i quadri del cosiddetto “periodo blu”. E difficilmente l’autrice Tsubasa Yamaguchi poteva trovare un titolo più indicato di Blue Period per un manga in cui racconta gioie e dolori di un aspirante artista.

La serie – ancora in corso in Giappone e pubblicata in Italia da J-Pop – ha al centro del racconto Yatora, un ragazzo al quale tutto riesce bene senza particolare sforzo. Yatora frequenta il liceo con profitto senza essere un secchione, ha un aspetto molto cool da maledetto e ha amici con cui si diverte a bere e fare mattina. Non ha problemi di sorta, il suo segreto è sapersi adeguare a ciò che gli altri si aspettano da lui. Ma, quando arriva il momento di scegliere che cosa fare dopo le superiori, scopre un improvviso interesse per la pittura.

Capisce di voler diventare un artista e da quel momento investe tempo ed energie per prepararsi al difficile, quasi impossibile, esame d’ammissione alla Geidai, l’università di Belle Arti di Tokyo. Nel tentare questa impresa stringe l’amicizia con Ryuji, un compagno di classe che si veste da ragazza e si fa chiamare Yuka.

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Blue Period nasce dall’esperienza autobiografica dell’autrice e si rivolge a chi sta decidendo o ha deciso di studiare arte: da una parte i liceali, cui risultano utili le indicazioni sulle varie università d’arte e i consigli didattici per prepararsi ai test d’ammissione; dall’altra gli studenti di belle arti che sentono l’esigenza di riscoprire la loro vocazione.

Eppure il manga parla a tutti, perché pone quella domanda che prima o poi, più o meno consapevolmente, ciascuno di noi si è fatto: che cos’è l’arte e a cosa serve? Ovviamente, non c’è una risposta sola. Per Yatora, che dipingendo impara a guardare cose e persone in profondità e a trasmettere le sue emozioni, l’arte è la forma più autentica di comunicazione e relazione. Per Yuka, nata femmina in un corpo da maschio, l’arte è la libertà di essere sé stessi, un territorio al riparo e al di sopra dei pregiudizi familiari e sociali.

Una cosa è certa: l’arte dà tanto, ma richiede tantissimo. La serie ricalca per molti versi lo schema classico del genere spokon, il manga sportivo in cui il protagonista partendo da zero affronta numerosi ostacoli e sacrifici puntando dritto all’obiettivo. Certo, Yatora è un personaggio che contraddice positivamente molti stereotipi, soprattutto di genere (nonostante abbia l’aspetto di un teppista lo si vede piangere spesso, davanti ai quadri ma anche davanti ai suoi amici), ma ciò che lo caratterizza è la monolitica, incrollabile determinazione, che gli consente di avanzare nel suo percorso, di trovare il coraggio per affrontare i fallimenti e anche di guadagnare il rispetto e il sostegno di genitori e amici.

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E se la determinazione servisse anche a ridefinire il concetto di talento? L’autrice Yamaguchi non mette in discussione il fatto che nell’arte ci siano state, e ci siano, persone geniali e inarrivabili, ma rileva però quanto sia sbagliato intendere il talento come una scorciatoia per il successo e un talismano che tiene lontani dolore e frustrazione. Scegliendo di raccontare il percorso di chi non si crede eccezionale ma si impegna comunque al massimo, l’autrice sembra suggerire che forse la voglia di migliorarsi non sia altro che una particolare forma di talento, priva di lustrini ma tutto sommato più affidabile.

Il racconto della quotidianità di chi studia arte e la riflessione sul talento accomunano Blue Period a Disegna! di Akiko Higashimura, ma a ben vedere le due storie sono più complementari che simili. Higashimura riflette sulla sua adolescenza dal punto di vista dell’adulta che è diventata, e questo le consente un tono più personale, più sofferto ma anche più ironico.

Al contrario Yamaguchi non parla direttamente di sé (non ama farlo neanche nelle interviste, e addirittura preferisce mostrarsi in pubblico indossando una maschera da rana), piuttosto ricrea la prospettiva totalizzante e assoluta di un adolescente che prende molto sul serio i suoi piani per il futuro e si focalizza su ciò che lo circonda solo quando gli si fa ostile. C’è da dire che il mondo ritratto in Blue Period, dove sono davvero pochi i personaggi che non rispettano le libertà e le aspirazioni altrui, appare talmente aperto e progressista da sembrare un’utopia camuffata da realtà.

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Nel disegno, Yamaguchi sceglie di combinare elementi realistici con un segno sintetico ed espressivo. Il realismo è nella resa degli interni e degli esterni, ma anche nelle riproduzioni di quadri famosi e di lavori di studenti e studentesse d’arte, che compaiono come se fossero opere dei personaggi, ma i cui veri autori vengono sempre puntualmente citati e ringraziati.

La stilizzazione espressiva è invece caratteristica dei personaggi, dalle anatomie dinoccolate e dalla gestualità accentuata. Distintivi sono anche i retini dai pattern vistosi, usati in modo da restituire un effetto da collage invece del chiaroscuro tradizionale. Immancabili le citazioni artistiche negli incipit dei capitoli, dove i protagonisti reinterpretano alcuni capolavori della pittura.

Dopo la lettura di Blue Period potreste aver voglia di dipingere o riprendere quel progetto creativo abbandonato da tempo, e pensare che in effetti nella vita l’arte non è utile eppure è indispensabile. Questo perché Tsubasa Yamaguchi riesce a centrare l’obiettivo implicito in ogni racconto di formazione davvero autentico: far crescere, insieme con i personaggi, anche lettori e lettrici.

Blue Period 1-4 (in corso)
di Tsubasa Yamaguchi
traduzione di Tommaso Ghirlanda
J-Pop,  ottobre 2020-marzo 2021
brossura, 220 pp., b/n con pagine a colori
6,50 € cad. (acquista online)

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