Prendere sul serio il Deposito di Zio Paperone

Scrivendo articoli e curando mostre, negli anni mi sono accorto che una delle chiavi di lettura più interessanti, sia per me che per il pubblico, è trovare collegamenti tra quanto inventato dagli autori di fumetti e la realtà. È pratica diffusa da tempo, certamente non inventata da me, con classici esempi come il confronto tra i patrimoni dei personaggi inventati, l’analisi della fondatezza delle accuse contro i Bassotti o il racconto di quando Snoopy è andato davvero nello spazio (coming soon). In questo filone si iscrive l’interessante libro Mr. Bin – Architetture per il deposito di Scrooge McDuck, publicato da Maglio Editore alla fine dell’anno scorso e scritto da due architetti, Mila Nikolić e Giacomo Delbene Guidoni. 

copertina mr bin deposito zio paperone saggio

Si tratta di un vero e proprio saggio di architettura applicata al fumetto. I due autori passano in rassegna come, in circa 70 anni, i diversi fumettisti italiani e americani abbiano disegnato il Deposito di Zio Paperone e cercano di tracciare le linee di sviluppo di questa evoluzione.

Forse non tutti sanno, infatti, che il Money Bin non ha sempre avuto la forma che abbiamo presente adesso, un cubo sormontato da una cupola cilindrica. Una storia che noi avevamo riassunto in questo articolo, ma che il saggio sviluppa nel dettaglio in oltre 300 pagine.

La trattazione è infatti scrupolosissima, inanella una quantità incommensurabile di esempi e versioni diverse. La prima parte si concentra su come si sia arrivati alla forma attuale a partire dalle prime comparse nelle storie di Carl Barks. Gli altri capitoli invece sono tematici e analizzano le mille trasformazioni che il deposito gigante ha avuto nelle storie in cui compare: vengono elencati tutti i depositi semoventi, quelli volanti, quelli costruiti con materiali incredibili… si parla dei suoi sistemi di difesa e delle volte che Paperone ha sfruttato metodi fantasiosissimi per produrre energia.

barks deposito zio paperone
La prima apparizione del Deposito, da “Paperino e la ghiacciata dei dollari” di Carl Barks (1952).

Per tutte queste versioni gli autori hanno cercato un corrispettivo nel mondo reale, mostrando come le soluzioni messe in pagina dai disegnatori ricordino opere di veri architetti e ingegneri, o addirittura le abbiano anticipate.

Come prevedibile, questi passaggi, in cui il discorso esce dal puro fumetto per addentrarsi nella realtà, sono i più interessanti del saggio. Un capitolo, Dollari sonanti & muri portanti, ad esempio, è tutto dedicato alle possibilità di costruire nella realtà il Deposito, dalla boutade di Daniele Caluri di dipingere il Mausoleo di Galeazzo Ciano a Livorno al progetto portato avanti dal professor Luca Sgambi con gli studenti del Politecnico di Milano, al centro della mostra allestita nel 2015 presso WOW Spazio Fumetto.

Caluri deposito zio paperone galeazzo ciano

Il testo brilla quindi soprattutto quando la trattazione tocca edifici più realistici, che hanno “fondamenta” architettoniche più plausibili rispetto a un gigantesco salvadanaio blu, giallo e rosso: nel capitolo Di tutto un po’, dove passa in rassegna ville e palazzi di Paperone, e nel penultimo, dedicato a quelli dei suoi avversari.

Possiamo così scoprire le suggestioni dei grattacieli di New York nelle storie di Romano Scarpa e ritrovare le linee di Frank Lloyd Wright nei disegni di Giulio Chierchini per la villa del papero più ricco del mondo. Addirittura Giorgio Bordini nel 1965 e Domenico Russo nel 1987 trasportano a Paperopoli il Grattacielo Pirelli di Gio Ponti, edificio sotto al quale probabilmente passavano ogni volta che scendevano in Stazione Centrale a Milano per andare alla redazione di Topolino.

Citazioni volontarie, ricerche iconografiche o soltanto ispirazioni dovute all’humus urbano in cui erano immersi i disegnatori?
Non è dato saperlo, ma uno dei pregi del saggio è proprio proporci un ventaglio di possibili ispirazioni, volute o meno, che negli anni si sono intrecciate per disegnare il panorama urbano del Calisota.

Il grattacielo di Paperone da “Paperino e le lenticchie di Babilonia” di Romano Scarpa e uno scorcio d’epoca di Manhattan, tra Park Avenue e la 39sima strada.

Purtroppo ciò che rende interessante il libro è anche una delle sue principali debolezze: il catalogo di progetti reali affiancati a quelli disneyani in alcuni punti assume troppo l’aspetto di uno sterile elenco. Manca spesso un approfondimento, un taglio più divulgativo che possa avvicinare al discorso anche chi non abbia le conoscenze di storia dell’architettura necessarie per godersi appieno la lettura. Torniamo a un esempio già citato qui sopra, che si trova alle pagine 69-70 del libro: 

In Zio Paperone e il biliardo da un miliardo del 1967, invece, la casa estiva che Paperone mostra orgoglioso al Sr. Des Francs nella splash di apertura della storia sembra ammiccare alle molte architetture che, nella prima metà del Novecento, seppero coniugare le forme moderne con elementi materici ed incluso procedenti dalla tradizione vernacolare. Ricordiamo le eleganti costruzioni americane di Frank Lloyd Wright con setti in muratura a Taliesin, in particolare gli edifici eretti nel 1911 e nel 1928.

chierchini wright
La villa di Paperone disegnata da Chierchini a confronto con una disegnata da Wright.

Per quanto Wright sia stato uno degli architetti più famosi al mondo, e i suoi edifici siano spesso noti – almeno di vista – anche ai non addetti ai lavori, il passo che ho riportato risulta sicuramente ostico a chi non abbia un’infarinatura dell’argomento. Mr. Bin, insomma, è più un libro per architetti appassionati di Disney che per disneyofili con qualche curiosità architettonica.

Bisogna riconoscere che gli autori ne sono consci, tanto che quasi in contemporanea al saggio è stato annunciato da Panini Comics un volume con una selezione delle migliori storie sul Deposito aperto da una loro introduzione, che vuole riassumere e semplificare il contenuto del saggio. Un’opera decisamente dal taglio più divulgativo, che si colloca a metà strada tra Mr. Bin e il modellino da costruire in 4 uscite allegato a Topolino (più 2 allegate ad altri giornali).

Una tripla prova di come il Deposito di Zio Paperone abbia raggiunto uno status unico nel mondo disneyano, più di un semplice edificio, poco meno di un personaggio in penne e piume.

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