Gli anni dell’incomunicabilità: “Non mi sei mai piaciuto” di Chester Brown

di Angela Viola Borzachiello

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Chester Brown, uno dei più importanti protagonisti del fumetto underground canadese, è l’autore di Non mi sei mai piaciuto, un’opera importante a lungo irreperibile e ora riproposta da Rizzoli Lizard in una nuova edizione. Un fumetto nel quale Brown iniziò a affrontare temi come l’amore, la solitudine, la relazione con l’altro sesso, che avrebbe poi sviluppati nei lavori successivi, come Il Playboy, che racconta la scoperta del sesso attraverso le pagine dell’omonima rivista, Io le pago, incentrato sulla sua esperienza con la prostituzione e sull’invenzione dell’amore romantico, o Maria pianse sui piedi di Gesù, nel quale partendo da un’analisi della Bibbia cerca di spiegare l’origine del pregiudizio sulla prostituzione.

Poco più che trentenne, Brown scrisse e disegnò Non mi sei mai piaciuto – la sua prima opera autobiografica – tra il 1991 e il 1993, descrivendo il rapporto che aveva avuto con le ragazze durante l’adolescenza, in particolare il disagio nell’esprimere i propri sentimenti. L’intento dell’autore era raccontare quell’età complicata in cui si va alla ricerca di se stessi, il modo di pensare che evolve e cambia, la difficoltà nel costruire una propria identità e nel rapportarsi agli altri. Lo fece ritraendo fedelmente la quotidianità del proprio vissuto da ragazzo di provincia: la vita in famiglia che scorreva monotona, l’obbligo di vestirsi bene la domenica per recarsi a messa con i genitori, i ragazzi a scuola che lo prendevano in giro, i giochi con gli amici vicini di casa, i primi innamoramenti. 

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L’autore non è mai indulgente con se stesso, non è interessato al consenso del lettore ma crede nella sua comprensione. È estremamente onesto nel mostrare la cruda realtà dei fatti:  la sua reazione distratta e quasi indifferente di fronte alla malattia della madre, e in seguito l’apparente freddezza di fronte alla sua morte. Lo vediamo in camera, debole e patetico, incapace di piangere ed esprimere il suo dolore, pur consapevole che sarebbe la reazione più naturale. La malattia è un accadimento normale, non è un dramma, e Chester accoglie questo evento con inquietante serenità.

La madre per lui e suo fratello è l’unico vero rapporto col mondo reale: lei ha insegnato ai figli ad avere fiducia in se stessi, a essere equilibrati, e ciò fa sì che sia naturale anche superare le difficoltà della morte e andare avanti. Chester si rifugia nei suoi interessi, il cinema, il disegno, la musica, e prova i suoi primi confusi sentimenti, confondendo l’attrazione per l’amica Sky con l’amore. Confessa alla ragazza di amarla, eppure non riesce ad agire di conseguenza, comprendendo infine che si può anche solo desiderare qualcuno, specie se si è preda dell’immobilismo causato dal timore dell’ignoto. 

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La narrazione procede per tasselli e si snoda in modo armonioso. La scelta di mostrare il punto di vista dell’autore fa emergere il suo mondo interiore. La sceneggiatura scarna, di poche ma essenziali parole, è focalizzata sulla descrizione dei luoghi, sui dettagli di azioni consuete come mangiare dei biscotti, lavare i piatti, guardare la televisione. 

Le vignette sembrano miniature, cesellate, con un segno asciutto e concreto, galleggiano sul fondo della pagina, nero in origine, bianco in questa nuova edizione (meno cupo per scelta dell’autore). E si combinano ogni volta in modo differente, come alla ricerca di una configurazione temporale che non si può recuperare. La loro collocazione nella pagina dà ritmo: intere sequenze creano una continuità temporale che contrasta con ciò che viene dopo. Un episodio di poche vignette o spesso una singola affiora dal vuoto della pagina per perdersi nella superficie, come ricordi che tornano a galla.

In questo procedere per finte partenze si ritrova il tempo dell’adolescenza, dove contano più il non detto, il silenzio, le forme di esitazione e timore che ci restituiscono il sentire di quell’età: un procedere per tentativi, un momento di cambiamento difficile e fuori controllo, tra attacchi e ritirate, compagnia e solitudine.

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Il disegno rigoroso e minimalista, insieme al ritmo e alla composizione delle tavole, comunicano le sensazioni dell’autore. Non mi sei mai piaciuto è un’opera di grande precisione che rivela un forte dominio del linguaggio e delinea in modo convincente e intenso un piccolo mondo di provincia.

Non mi sei mai piaciuto
di Chester Brown
traduzione di Vincenzo Filosa
Rizzoli Lizard, febbraio 2021
brossura, 216 pp., b/n
18,00 € (acquista online)

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