Lo Zanna Bianca che non piaceva al Sant’Uffizio

zanna bianca gian carlo guarda

«Nella seconda metà degli anni ’40 del secolo scorso, a Venezia, in un’Italia ancora poverissima, ma finalmente libera e vitale, mio fratello Gian Carlo e alcuni suoi amici poco più che adolescenti collaboravano con Ugo Prat alla stesura dell’Asso di Picche, un fumetto per ragazzi. 

Ma compiuti i diciott’anni, “nell’interregno” tra la maturità e l’inizio dei corsi di architettura, Gian Carlo decise di fare qualche cosa di suo… Da sempre amava i romanzi di London e disegnare gli animali. Pensò di tradurre in un fumetto la storia di Zanna Bianca. Impiegò alcuni mesi a progettare il piano generale dell’opera, a fare le prime dodici tavole e le due copertine. Erano su carta robusta di grande formato, disegnate a china con una straordinaria abilità grafica nel rendere i paesaggi innevati, i fuochi nella notte, i volti dei personaggi, i movimenti degli uomini e degli animali».

Il Gian Carlo – di cui parla la sorella Milena in suo libro di memorie Di padre in figlio – è Gian Carlo Guarda (Verona 1930 – Washington 2016). La storia del fumetto su Zanna Bianca comincia nel 1948, quando l’allora diciottenne Gian Carlo inizia a disegnare le prime tavole della sua versione del romanzo di Jack London. «Nel 1950 avevo completato le prime dodici tavole – scriverà Guarda – più le copertine di fronte e di retro – Il mio fascicolo conteneva inoltre la sceneggiatura dell’intera storia con le bozze delle rimanenti 66 tavole».

Come ogni aspirante fumettista che si rispetti, Gian Carlo Guarda sogna di veder pubblicato il suo lavoro. Così, con la sua cartella sotto braccio, prende il treno Venezia-Roma e arriva nella capitale per proporlo a Il Vittorioso. All’inizio tutto sembra andare bene, il direttore del settimanale studia attentamente quella dozzina di tavole e altri schizzi preparatori, si complimenta per il talento grafico di Guarda ma di lì a poco ne raffredda entusiasmi e speranze: Zanna Bianca non si può pubblicare sul settimanale cattolico perché Jack London è tra gli autori messi all’indice dal Sant’Uffizio. Per il giovane autore fu una cocente delusione, anche perché Il Vittorioso, all’epoca, era un modello per tutti gli appassionati del fumetto. A tal punto che il giovanissimo Guarda, appena dodicenne, si esercitava confezionando in proprio un giornalino dal titolo L’Amico del Vitt, con alcune avventure che rivelano una buona capacità di scrittura e di disegno. 

gian carlo guarda

Nonostante l’invito a riprovare con un altro fumetto, purché adattato da un altro autore, Gian Carlo Guarda, durante il viaggio di ritorno a Venezia, maturerà la decisione di lasciar perdere i fumetti e di dedicarsi interamente ai suoi studi di architettura. Non abbandonerà però il prezioso “rotolo”, contenente schizzi, disegni e tavole, che lo seguirà «attraverso decenni di peregrinazioni: in America, di ritorno in Italia, in Turchia, nuovamente in America, in Italia e finalmente in America nel 1978 a lavorare per la Banca Mondiale». Né abbandonerà il sogno di completare la sua opera a fumetti e di riuscire a pubblicarla, nonostante le avversità: «Poi, nel febbraio del 2002 – scrive Guarda – con un occhio rovinato da una sfortunata operazione chirurgica trovai difficile leggere, guardare la televisione e guidare la macchina. Scoprii però che potevo ancora disegnare. Per vincere la mia depressione, srotolai i miei vecchi disegni e cominciai ad abbozzare la tavola 13. Le nubi sulla mia fronte si dissiparono. Di nuovo, a cinquant’anni di distanza, mi trovai immerso nel mio amore per Zanna Bianca e la sua storia».

Ma com’è lo Zanna Bianca di Gian Carlo Guarda?

zanna bianca gian carlo guarda

Prima di tutto ben documentato. Alla base del testo e della sceneggiatura c’è la fonte originale, ovvero le pagine, lette e rilette, dell’amato Jack London: da Il richiamo della foresta ai numerosi racconti di ambiente artico e che descrivono la Corsa al Grande Nord scatenata dalla Febbre dell’Oro. Le fonti visive per l’ambientazione storica, i paesaggi, il folklore, i costumi e gli animali, come racconta Guarda, sono tratte da libri, riviste, opuscoli, calendari – e in anni più recenti – da film, videocassette e documentari della National Geographic Society: un lavoro certosino e accurato riassunto efficacemente nelle prime pagine del libro dove, in due tavole affiancate in forma di Indice, c’è una bella mappa con il percorso e le tappe degli eventi narrati. Ma è un’opera anche ben ispirata: «…riconosco un debito immenso ad Hugo Pratt, mio grande amico di gioventù – scriverà Guarda anni più tardi – Hugo mi introdusse al mondo dei fumetti e del romanzo d’avventura. Il suo segno magistrale e la sua capacità di “vivere” le vicende dei suoi personaggi mi sbigottiscono tutt’ora».

È certamente un’opera prima (e rimasta unica), per questo non del tutto matura e, inoltre, è frutto di due periodi della vita diversi e lontani tra di loro: una dozzina di tavole disegnate attorno ai vent’anni e le restanti riprese una settantina di anni dopo. Lo stile evidentemente ne risente, soprattutto a causa dei seri guai alla vista dai quali l’autore fu afflitto, ma lo spirito che la anima sostanzialmente è lo stesso, sostenuto da una grande passione per il disegno, per il fumetto e dall’amore per cani e lupi (lo dimostrano molti suoi schizzi). Così le anatomie e le posture, gli sguardi e le espressioni degli animali sono ben colte e rappresentate. 

Ciascuna delle 78 tavole di Zanna Bianca è contrassegnata da un titolo (probabilmente erano state pensate per la pubblicazione a puntate). Scarsi sono i tradizionali balloon con i dialoghi; invece sono ovunque presenti didascalie di più righe al piede delle vignette: di norma sei uguali e quadrate per ogni tavola, con qualche eccezione rettangolare su due moduli e una quasi splash-page alla tavola 14, dal titolo La fine del grande alce, drammatica e realistica scena dell’assalto del branco di lupi a un alce. 

zanna bianca gian carlo guarda

Lo stile grafico è caratterizzato da un tratteggio fitto e netto come in un’incisione e da un chiaroscuro un po’espressionista, illuminato dai bianchi e dalla luce dei fuochi accesi e della neve che squarciano il buio della notte e delle foreste. Come già detto, dopo la prima dozzina di tavole, il segno cambia e l’alleggerimento del chiaroscuro e la rarefazione del tratteggio danno vita a vignette con sfondi meno definiti, facendo dominare il bianco sul quale si stagliano uomini e animali. La sceneggiatura scorre piana, senza particolari accensioni e colpi di scena, come si conviene del resto a un adattamento a fumetti di un’opera letteraria, pensato per il pubblico dei ragazzi dei “giornalini” e realizzata da un “principiante”.

Opera e autore che non ebbero, come abbiamo raccontato, né un seguito, né una carriera da fumettista. Anche se a nostro avviso, almeno sul piano del disegno, Gian Carlo Guarda avrebbe potuto riservare – se non ci si fosse messo di mezzo il Sant’Uffizio – non poche sorprese.

Lo “Zanna Bianca” di Guarda, dapprima raccolto in artigianali legature e fotocopie, e tradotto in italiano con l’aiuto della sorella Milena, verrà infine pubblicato nel 2005. Oggi l’edizione italiana (anche ebook) si può acquistare online su Amazon.

*Questo articolo è originariamente apparso su Fumetto n. 117, pubblicato dall’associazione Anafi e qui ripubblicato in forma leggermente editata.

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