“Il falco e la colomba”, il folclore giapponese secondo Osamu Tezuka

falco colomba osamu tezuka

Il Giappone feudale è una terra misteriosa, un luogo dell’anima. Per i giapponesi rappresenta in realtà un insieme di epoche che, nell’immaginario occidentale, tendono invece a sovrapporsi. Soprattutto, il Giappone feudale rappresenta un mondo nel quale gli autori locali possono spaziare attraverso le dimensioni del magico e della religiosità shinto e contemporaneamente confrontasi con le opere letterarie più famose dell’antichità dell’Arcipelago. Gli autori classici del periodo Asuka, Nara, Heian e Kamakura-Muromachi coprono infatti un arco di tempo che va dal dal Sesto secolo dopo Cristo al 1600. Nella nostra prospettiva è tutto un unico momento di samurai che camminano in campagna, vecchi daiymo che tiranneggiano i contadini, e monaci che passano chiedendo l’elemosina. Nella realtà mentale dei giapponesi invece il Giappone feudale è molto di più: quasi mille anni di storia.

Con questa enorme tela bianca della storia punteggiata dalle tracce di capolavori e suggestioni antiche e numerosissime, si sono confrontati tantissimi autori giapponesi moderni e contemporanei, rileggendo e rivisitando miti, favole, racconti. Tra questi, Osamu Tezuka vi ha viaggiato e vi è ritornato più volte, con la la sua faretra piena di strumenti forgiati nel corso dei sessant’anni di carriera e che rendono profondamente riconoscibili le opere del dio dei manga.

Il falco e la colomba (in originale Hato yo Ten Made) di Osamu Tezuka è stato pubblicato in originale tra il 1964 e il 1967, raccolto in tre volumi e adesso riproposto in Italia da Hikari a partire dall’inizio del 2021. Il falco è Taka e la colomba Hato: sono due personaggi umani dotati di poteri sovrumani (ma non divini) perché allevati dallo spirito di una cascata, una principessa soprannaturale (la loro “mamma”, Tatsuka). I due sono al centro del folclore giapponese, in un mondo che è molto lontano da come noi intendiamo l’idea di fantasy, anche perché è invece strettamente legato alla cultura shinto e alla genesi dell’immaginario divino giapponese.

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Il panteismo giapponese è tanto antico e ricco quanto quello greco-romano, popolato di figure straordinarie, narrazioni epiche, susseguirsi di generazioni di dei che si generano, amano, combattono, ingannano e danno il via ad altre generazioni di dei. Le fiabe giapponesi, dove più propriamente si collocano le avventure di Taka e Hato, sono invece una riduzione di questo mondo, che ne tiene sia un coerente ma oscillante collegamento, sia una libertà di azione data dalla scala ridotta degli avvenimenti. Come per tutte le fiabe, però, è forte anche l’elemento moraleggiante, che Tezuka sapeva dominare perfettamente.

Nel corso del manga si vede anche il costante lavoro di fondo dei traduttori – ottimi peraltro – che cercano di inserire con qualche nota a pie’ di pagina il senso dei nomi più strani che compaiono nel corso delle storie. È una consuetudine di moltissimi manga (e a dire il vero anche una forma di testualità diffusa praticata dai comics americani e persino dalla letteratura, ad esempio con le note a pie’ di pagina di David Foster Wallace) ma che qui serve per sottolineare la natura fiabesca delle narrazioni. Così come gli stacchi con illustrazione e testo a latere, che frammentano e danno una marcia diversa al racconto.

È abbastanza facile riconoscere anche ne Il falco e la colomba il tocco unico di Osamu Tezuka come narratore oltre che come storyteller, tra personaggi caricaturali, bambini determinati e potenti (alla Astro Boy, per intendersi), linee chiare e nette, salti di tono intriganti. Quest’ultima è una delle cifre più note di Tezuka: la capacità di inserire particolari volutamente moderni con effetto comico ma anche per sottolineare i passaggi della storia e sbrogliare la narrazione rendendola più scorrevole.

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L’elemento fiabesco di questa che è considerata a tutti gli effetti un’opera minore di Tezuka la arricchisce invece e la rende sempre più profonda. Il primo volume si compone di sette storie spalmate su più di 330 tavole. Dal mito delle origini (“C’era una volta”, un vero conflitto tra semidei) passano a raccontare una storia triste (“Un samurai ridicolo”), una storia di ingiustizie (“O-Hagi e Bota-Matsu”), una storia quasi di guerra (“Giorni di guerra”), una storia più fantasy del solito (“Il drago di Juro-Gata”), una storia più corale (“Il complotto dei Fukube”) e una storia più avventurosa (“Alla ricerca della conchiglia-rondine”).

La capacità di tenere il passo delle sue narrazioni, sia da un punto di vista tecnico (la gabbia delle tavole, la capacità di cambiare registro rapidamente) che narrativo (l’alternare di momenti comici con una costante tensione e la velocità con la quale la storia va sempre avanti) è unica in Tezuka, e le sue storie “minori” rendono benissimo la ricchezza narrativa di questo autore.

Leggi le prime pagine del fumetto.

Il falco e la colomba
di Osamu Tezuka
traduzione di Andrea Benedetto
Hikari, marzo 2021
brossura, 329 pp., b/n
22,00 € (acquista online)

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