“Legend Dokudami”: la sfortunata parabola di un mangaka e del suo personaggio

legend dokudami

Ci sono opere inscindibili dai loro autori, lavori di finzione che se fruiti senza conoscere chi le ha create perdono gran parte del loro fascino. Il manga Legend Dokudami di Takashi Fukutani rientra sicuramente in questa categoria. Approcciandomi alla lettura ho iniziato dall’appendice finale. Non per errore – il libro si legge alla giapponese da sinistra verso destra, ma ormai tutti abbiamo dimestichezza con questo, quando si tratta di manga – bensì attirato dall’apparato redazionale che espone la cronologia di vita dell’autore. E consiglio a ogni lettore di fare lo stesso, prima di entrare dentro le storie che si svolgono nella pensione Dokudami.

Fukutani è stato un autore con una vita travagliata, segnata dalla dipendenza dall’alcol, da relazioni umane spesso sfortunate e da una carriera con singolari alti e bassi. La sua longeva serie Dokudami – pubblicata in Giappone dal 1979 al 1983 – riscosse un buon successo, con ottime vendite e adattamenti live-action, permettendo all’autore una certa esposizione mediatica (partecipò persino a programmi televisivi), ma creandogli anche discreti problemi, come uno scandalo per aver affrontato con superficialità il tema dell’AIDS in un episodio della serie.

legend dokudami

Immergersi oggi nelle (dis)avventure di Yoshio, il protagonista del manga – un giovane sbandato nella Tokyo degli anni Ottanta che trova rifugio in una pensione fatiscente – e farlo senza avere presenti certi dettagli della vita dell’autore rende la lettura meno completa. Probabilmente, Fukutani riversava il proprio disagio su Yoshio, che rappresentava come un disadattato, incapace di ricavarsi un posto rispettabile nel mondo.

Apparentemente senza speranza, Yoshio ha comunque tutta una vita davanti. Si arrangia con lavoretti pesanti, ma sogna (anche se spesso si tratta di sogni erotici) e cerca di guardare avanti. Il lettore però è consapevole che Yoshio è un caso irrecuperabile e che è destinato a rimanere un emarginato. Si rintana per la maggior del tempo nella sua squallida stanza nella pensione Dokudami, un luogo angusto, che sembra cadere a pezzi. Quel luogo sembra una versione sporca – in più di un senso – della pensione di Maison Ikkoku (il classico manga romantico di Rumiko Takahashi), dove il protagonista è un giovanotto un po’ sbandato, che però non arriva a toccare i livelli così bassi di Yoshio e la cui parabola si risolve in un toni da commedia amorosa a lieto fine.

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Yoshio ricorda anche un altro disgraziato del fumetto, il protagonista dei fumetti di Joe Matt (cioè l’autore stesso), un personaggio sinceramente sconveniente e impossibile da apprezzare, anch’egli quasi sempre chiuso nella propria stanza, indisponente verso il resto del mondo e ossessionato dal sesso. Come per lui, anche per Yoshio è difficile provare empatia, e non si può far a meno di ridere delle sue sventure con una punta di disprezzo (o anche con colpevole complicità, in qualche caso). Entrambi sbavano – letteralmente – dietro le donne, sono degli scrocconi e non sanno cogliere la minima opportunità che gli offre la vita.

Fukutani rappresenta Yoshio e il suo mondo con grande dovizia di dettagli. Il disegno è maniacale nel soffermarsi su ogni minimo neo, imperfezione, curva ed espressione contorta. Al lettore italiano di oggi il segno di Fukutani potrà ricordare quello di Paolo Cattaneo, che con realismo ossessivo e perverso ama ritrarre i giovani e gli ambienti urbani in cui essi si muovono svogliati e in preda alle loro manie e ai loro umori. Nei lavori di questi autori risuona in maniera affine una spiccata sensibilità per ogni più morboso aspetto della gioventù, seppure i due raccontino esperienze tanto distanti tra loro nei luoghi e nei tempi. 

C’è un’urgenza e una spontaneità nel lavoro di Fukutani che, nonostante racconti con precisione un periodo storico e le peculiarità del proprio paese, lo rendono vivo e vibrante anche a distanza di molti anni. Le vicende editoriali e personali vissute da Fukutani durante il boom economico degli anni Ottanta sono deprimenti quando intriganti, e le storie raccolte in questo volume non sono che un assaggio – un best of – della lunga serie di 35 volumi pubblicata dal 1979 al 1993 con irregolarità, a causa delle condizioni di Fukutani, spesso malato o semplicemente incapace di rispettare le serrate scadenze della serializzazione settimanale. 

Quella dell’antologia può essere una scelta che lascerà insoddisfatto chi apprezzerà un manga così sopra le righe, ma è da riconoscere come sia anche un’opzione necessaria di fronte a un titolo non esattamente semplice per il pubblico italiano, ma importante per conoscere la storia del fumetto giapponese.

Legend Dokudami – Il vagabondo di Tokyo
di Takashi Fukutani
traduzione di Federica Lippi 

Dynit, dicembre 2020
brossurato, 384 pp., b/n
24,90 € (acquista online)

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