“Li troviamo solo quando sono morti”, luci al neon e cadaveri squisiti

li troviamo solo quando sono morti edizioni bd

In un futuro decisamente remoto una delle forme più redditizie di approvvigionamento consiste nel fare letteralmente a pezzi cadaveri di enormi divinità e raffinarne i tessuti organici con lo scopo di estrarne nutrienti e altri elementi. Al di là del loro aspetto maestoso non è comunque certo, almeno per quanto riguarda questo volume introduttivo, che i corpi straziati da sciami di astronavi dotate di bisturi laser e ampie stive appartengano effettivamente a esseri divini.

L’unica cosa sicura è che si tratta di esseri sconfinati, bellissimi e che arrivano nel nostro universo passando da un misterioso portale. Oltre al fatto di essere inevitabilmente morti. Mentre la maggior parte degli equipaggi preferisce rischiare la vita per appropriarsi di qualche pregiato organo senza richiedere il permesso alle autorità competenti, il capitano Malick e la sua ciurma hanno invece ben altri progetti. Come essere i primi a riuscire a incontrare un Dio ancora vivo.

Li troviamo solo quando sono morti, la prima serie per Boom! Studios di Al Ewing e Simone Di Meo (in Italia per Edizioni BD), prende il via da un presupposto intrigante e originale come se ne trovano pochi. Ma se la partenza è una di quelle di gran lusso, la sceneggiatura si perde presto in rivoli di passato gratuiti e già sentiti. Tra una battaglia e una fuga a bordo di astronavi avveniristiche abbiamo le solite backstory tristi, le promesse di assoluta fedeltà e amicizia eterna, vecchi rancori e storie d’amore destinate a finire male.

li troviamo solo quando sono morti simone di meo

Nonostante i presupposti spettacolari Li troviamo solo quando sono morti fa di tutto per cercare di dare profondità a un racconto che rischia di essere percepito solo come particolarmente eccentrico. Peccato che la storia non ingrani mai e perda presto il suo piglio visionario.

A fare da contraltare a una sceneggiatura volenterosa ma fuori fuoco ci pensa un Simone Di Meo in gran forma. Dai tempi di Australia per Wilder e Orfani per Sergio Bonelli Editore  l’autore torinese è cresciuto in maniera esponenziale, portando al massimo la sua visione patinata ed estetizzante del fumetto. In Li troviamo solo quando sono morti i personaggi sono tutti bellissimi, le lucette delle astronavi sempre a contrasto con quelle della vignetta accanto e le scie dei mezzi disegnano nello spazio linee di luce immancabilmente armoniose e perfette. Il tutto in un digitale molto spinto che non fa nulla per rincorrere o imitare il disegno tradizionale.

L’inseguire in ogni pagina uno stile così forte e marcato è una scelta autoriale che potrebbe comunque non piacere per forza a tutti. Nei disegni di Di Meo non esistono mezze misure, e ogni millimetro quadrato della tavola è saturo di colore e particolari. Gli spazi tra le vignette – quando non sono direttamente affogati in una splash page – sono sempre neri, come a non voler concedere nessuno spazio al bianco se non quello dei balloon. Alla stessa maniera quasi irrimediabilmente i riquadri avranno almeno un lato al vivo della pagina, sfondandola. Non si cala un attimo di intensità, mentre sfocature, trasparenze, effetti di movimento e luci al neon ci sbattono nell’abitacolo di un’astronave bersagliata dai laser.

li troviamo solo quando sono morti simone di meo

Se l’impatto delle tavole è notevole, l’essere sempre calibrato su una visione del disegno priva di ogni forma di ruvidezza e di parentesi dove riprendere fiato potrebbe inficiare il pathos dell’intera vicenda. C’è una ricerca maniacale sul dinamismo dei layout e su come questi agiscano mentre procedono le pagine, sui giochi di colore e sull’alternanza tra disegni netti e sezioni più sfumate.

Una potenza di fuoco importante, utilizzata però anche per raccontare di due personaggi che chiacchierano tra di loro, mandando spesso fuori registro tutta la narrazione. Così succede che un evento enorme come l’ingresso in scena di una nuova divinità non abbia l’impatto che merita. Si tratta di una doppia splash page in mezzo a una marea di altre tavole sempre ben realizzate e ultra-intense. Perché dovrebbe colpirmi più delle altre?

Al netto di questo difetto è evidente come Simone Di Meo sia la migliore soluzione possibile se volete che il vostro fumetto sia il più figo dell’espositore in libreria. Deve essersene accorto anche una star come Ewing, tanto da dare l’idea di aver cucito la sceneggiatura sui punti di forza del disegnatore. Ed effettivamente fa davvero piacere avere tra le mani un fumetto dove una battaglia spaziale tra astronavi sia più dinamica e intensa di quanto si vede ultimamente al cinema.

li troviamo solo quando sono morti

Anime, videogame – i giochi di luce delle tavole paiono presi da una riproposizione moderna dei classici bullet hell, alla Nex Machina per capirci -, il feticismo tutto anni Novanta per il digitale. Dentro Li troviamo solo quando sono morti c’è davvero di tutto. La speranza è che la squadra dietro al titolo di Boom! Studios abbia in testa grandi piani per il futuro e che questo primo tomo sia l’inevitabile parentesi introduttiva indispensabile per farci conoscere i personaggi. Anche se probabilmente, vedendo l’andazzo della storia, non converrebbe affezionarcisi troppo.

Li troviamo solo quando sono morti 1
di Al Ewing, Simone di Meo
traduzione di Federico Salvan
Edizioni BD, maggio 2021
brossura, 128 pp., colore
15,00 € (acquista online)

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