Il visionario viaggio di Marco Corona in una casa infestata dagli spiriti

viaggio marco corona recensione

Marco Corona è un animale mutaforma. A ogni fumetto che realizza si manifesta con sembianze diverse, ma pur sempre contorte, inquietanti ed eleganti in una maniera del tutto personale. La sua cifra è irrequieta, impossibile da contenere, come il suo lavoro è impossibile da limitare in una sola definizione. La sua precedente manifestazione era stata La galaverna, una favola oscura e panica, impressa su carta con neri densi e avvolgenti. Dopo un silenzio di un paio di anni, Corona ha pubblicato con un lavoro esteticamente diverso, realizzato con strumenti a lui nuovi: Il viaggio.

Questo nuovo libero è stato infatti disegnato completamente con la tavoletta grafica, senza l’utilizzo di alcuno strumento tradizionale analogico. Una scelta apparentemente inattesa da parte di Corona – chi ha presente il suo percorso lo ha visto alla prova con pennelli e pennini, colori acquerellati e china – ma non una completa sorpresa per chi già lo segue sui social osservando le illustrazioni che posta con una certa regolarità.

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Il viaggio racconta una storia surreale, senza contorni definiti e senza restrizioni narrative di trama, che non vuol essere esaustiva o del tutto chiara, come è solito per i lavori di Corona (su tutti, in questo senso, L’ombra di Walt). L’autore accompagna il lettore in un viaggio – proprio un trip allucinato – dai toni al limite del mistico, che ha al centro della narrazione una vecchia villa abbandonata, un rudere lontano dai suoi sfarzi del passato ormai frequentato da ragazzini che vi si avventurano e tossici che ci vanno a bucarsi.

È uno dei quei luoghi ricchi di mistero e fascino come se ne trovano facilmente nelle campagne, quei posti che alimentano la fantasia, le dicerie e talvolta le paure di chi vi abita nei pressi. Oppure è qualcosa di più densamente misterioso, come in una sorta di rivisitazione di La caduta della casa degli Usher di Edgar Allan Poe. In quasi trecento pagine, si percorre così un lungo flashback nel passato della villa, quando questa era abitata da una famiglia nobile. Si fa in particolare conoscenza del padre artista reietto e del figlio più piccolo, che anche nel presente continua ad aggirarsi attorno alla villa, in forma di spettro.

Gli ambienti hanno contorni mutevoli e sfumati e sono popolati da personaggi allucinati, spesso farneticanti, perduti in un tempo indefinito. Si tratta di spettri appartenenti a tempi lontani e dimenticati, che si aggirano in sfondi cupi e stratificati da campiture di nero, retini, tratti frenetici e improvvisati.

Spesso le pagine riproducono illustrazioni molto simili tra loro, una dopo l’altra, dove in sfondi fissi cambiano piccoli dettagli o alcune figure si muovono leggermente. Effetti frutto di una lavorazione in digitale, con un’ottima resa nella lettura su schermo, ma che offrono un’impressione avvolgente e ipnotica anche solo sfogliandoli su carta.

Quella di realizzare un volume di grande formato si è rivelata una scelta efficace, che ha permesso al disegno di Corona di essere avviluppante. Anche con tecniche di realizzazione diverse, il lavoro di Corona trova in effetti sempre una migliore espressione in pagine grandi (come ad esempio in passato con Riflessi).

Il viaggio è un’esperienza di lettura singolare, una storia che affascina e disturba, dove il connubio tra un disegno denso, cupo e avvolgente e un immaginario affollato di personaggi turbati da follie, inquietudini e segreti nascosti, diventa una sfida per il lettore, disorientandolo e mettendolo alla prova, anche dopo più di una lettura.

Il viaggio
di Marco Corona
Progetto Stigma/Eris Edizioni, 2021
brossura, 256 pp., b/n
23,00 € (acquista online)

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