Un brutto weekend tra alcol, violenza e fumetti

brutto weekend brubaker phillips

Inizialmente la serie Criminal non era che una magnifica lettera d’amore e devozione da parte dei suoi due autori, Ed Brubaker e Sean Phillips, nei confronti degli ultimi 80 anni di letteratura poliziesca. Si partiva da situazioni classiche del noir, quasi da cliché, e le si rileggeva alla luce del duro realismo di scrittori come Edward Bunker e Joseph Wambaugh. Con il passare degli anni, i presupposti di tutto il progetto sono però molto cambiati, basti guardare all’ambientazione decisamente atipica di Un brutto weekend: una convention fumettistica di metà anni Novanta.

Periodo tremendo per tutta l’industria, quando anche Marvel Comics dichiarò bancarotta. Come se questo dettaglio non bastasse a definire in maniera chiara il mood del fine settimana affrontato dal protagonista, si aggiunge il fatto che per tutti i tre giorni della manifestazione sarà incaricato di contenere, o almeno provarci, il burbero Hal Crane. Un ex fumettista ora totalmente disilluso, oltre che alcolizzato, violento e dedito alla contraffazione dei suoi stessi lavori pur di guadagnare soldi facili.

L’incontro con l’istrionico e memorabile personaggio – che ricorda una versione ancora più stropicciata di Peter Falk – è una scusa per imbastire una frenetica trama fatta di furti, truffe, dolorosi tuffi nel passato e folli colpi di testa. L’andamento è quello della commedia, anche se spesso e volentieri è l’amarezza a essere al centro della pagina. Nel brutto weekend di Brubaker e Phillips si parte da orizzonti di sogni e speranze – lo stesso protagonista ambiva a far parte del mondo dell’editoria – e si finisce per raccontare tutta la miseria di un ambiente lavorativo ricco di contraddizioni e aspetti oscuri.

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Nelle pagine di questa storia troverete tutto quello che vi fa odiare i fumetti: convention piene di nerd, fan pedanti, conferenze inutili, nostalgia basata sul nulla, gente che gioca a fare il giornalista, storie finite male, falsità, ipocrisia e carriere stroncate ancora prima di cominciare. Se però nessuno riesce ad allontanarsi davvero da un ambito così tossico è perché alla base di tutto ci sono proprio loro, i fumetti.

Dopo l’intimismo di I miei eroi sono sempre stati tossici, la nuova direzione di Criminal appare ormai definita: meno tòpoi letterari e più introspezione, anche a costo di essere dolorosa e sgradevole. In Un brutto weekend i due autori, coadiuvati da un sempre più bravo Jacob Phillips ai colori, si sfogano, dicono peste e corna dell’ambiente in cui hanno trovato fama e benessere, mettono in piedi un teatrino grottesco che a livello superficiale deve moltissimo a Elmore Leonard come a un certo tipo di commedie pulp di inizio millennio.

Il tono è amaro, ma mai livido o doloroso come il precedente volume. Probabilmente perché al centro di tutto il meccanismo narrativo ci sono, come abbiamo già detto, i fumetti. Fumetti intesi come passione sfrenata per le storie, ma anche come assurdo progetto di vita che riesce a uno su un milione. Una storia d’amore destinata a durare per sempre, anche quando tutto va in malora e i grandi progetti finiscono per schiantarsi al suolo.

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Brubaker e Phillips gestiscono una regia misurata, limpida nei suoi continui cambi di tono. Mentre i personaggi non smettono un attimo di parlare – sia tramite balloon che attraverso le immancabili didascalie da voce off – la tavole scorrono rapide e leggere. I continui flashback sono gestiti in maniera fluida (cambiano i colori, ma soprattutto il tratto si fa meno pastoso) così come la recitazione dei personaggi scarica il peso di un sacco di informazioni all’aspetto visuale della narrazione. Capisci il tono di un discorso da come viene disegnato chi sta parlando, non dal testo in sé. 

Criminal non ha mai svettato per spettacolarità, si è sempre distinto per la consapevolezza con cui viene trattato il linguaggio del fumetto. Tutto è limato alla perfezione. Non c’è rumore di fondo ad appesantire lo scorrere degli eventi. Basti vedere come viene gestito il colore. Sebbene sia presente in maniera massiccia e spesso squillante, a dispetto di matite che asciugano tutto il possibile, il suo peso viene stemperato da soluzioni eleganti come vignette riquadrate in bianco. Addirittura spesso i balloon finiscono al vivo sui bordi dei riquadri, dando ancora più luce all’intero layout. Sarebbe bastato un minimo di contorno nero per rendere il tutto insopportabilmente pesante.

Parliamo di un mestiere senza punti deboli, affinato in centinaia di pagine mandate in stampa, a cui i due autori hanno finalmente imparato ad affiancare la profondità di un vissuto autentico. Dopo anni di riletture del loro genere preferito sono riusciti a trasformarlo in un laboratorio meno gratuito e meta-linguistico, ma più sincero e intimo. Dove poter finalmente smettere di giocare con i cliché per poter riflettere, e noi con loro, sugli aspetti meno concilianti della vita.

Un brutto weekend
di Ed Brubaker, Sean Phillips

traduzione di Andrea Toscani
Panini Marvel, maggio 2021
cartonato, 72 pp., colori
13,00 € (acquista online)

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