“Cassadritta” di Roberto Grossi è un omaggio alla cultura rave

cassadritta roberto grossi coconino

Industrie abbandonate, capannoni, boschi, ex basi militari, fiere del tessile, ballatoi, vetrerie, depositi ferroviari, rifugi montani, bunker, uffici smessi, pratoni, centrali elettriche, campi, cave, rovine di cascinali, strade e altro ancora. Zone temporaneamente autonome e mutanti, in cui il febbrile desiderio di trovarsi e ballare sino al mattino – e spesso sino al giorno successivo – si faceva rivendicazione di uno spazio in cui il tempo veniva sospeso in una ritualità mai esausta e sfuggente, in cui l’escapismo, la lotta, la resistenza culturale e la ricerca di trascendenza si intrecciavano in un ordito multiforme dal tracciato sfuggente. 

La cultura rave è forse l’ultimo grande fenomeno “musicale” che ha valicato i propri confini per diventare un movimento liturgico e trasversale, una specie di religione del corpo e del ritmo: una celebrazione dell’esistente. Si può vagheggiare e filosofeggiare sui suoi meriti e limiti, raccogliere dati e scomporre il battito in generi e sottogeneri, quasi a voler tassonomizzare e normalizzare un dato proteiforme e liquido, ma come insegna Simon Reynolds – con un piglio che può sembrare troppo accademico – non si può comprendere il “dato” senza immergersi in esso, senza fare esperienza dello stato di estasi (o trance direbbe Gilbert Rouget).

cassadritta roberto grossi coconino

Roberto Grossi, già forte di un full lenght d’esordio dedicato alle periferie e alla suburbia, torna con un lavoro che ha l’aspetto di un documento archeologico: Cassadritta è un omaggio proprio alla cultura rave e ai suoi personaggi archetipici, ma soprattutto ai quei luoghi citati in apertura (utilizzando l’elenco puntuale che ne fa Vanni Santoni in Muro di casse).

L’architetto e fumettista romano riprende personaggi e storie direttamente dai suoi esordi – parliamo dei tardi anni Novanta – quando insieme a Valerio Bindi produceva storie, racconti e spaccati dalle zone residuali della periferia romana. Erano anni in cui i centri sociali romani si compattavano accettando il nuovo credo professato dai techno militanti e dai raver che si muovevano nei margini e negli anfratti, organizzando feste illegali.

Grossi ha ripreso quegli umori, con uno stile più maturo e netto, utilizzando il suo tratto plastico e pulito, per compattare quelle idee in un racconto corale e veloce, dettato da un ritmo spezzato caratterizzato da continue analessi e prolessi. Ha scelto inoltre uno stile asciutto, impreziosito da soluzioni che frantumano e accelerano la lettura per mimare il battito concitato della techno. 

Cassadritta ricorda in questo la lezione esemplare del Coltrane di Paolo Parisi, ma è opportuno muoversi al di là della storia – una narrazione tutto sommato minima, seppur stratificata e piena di rimandi per coloro che vissero quegli anni – e concentrarsi sulla riflessione centrale sul rapporto che si crea tra musica e spazio (sub)urbano.

cassadritta roberto grossi coconino

Semplificando, la musica techno è una musica ripetitiva, senza punti di appoggio, anti-narrativa, un labirinto che attira e intrappola il raver in un mondo sonoro in cui spazio e musica creano ambienti e stanze in cui il tempo è annullato (o sarebbe meglio dire schiacciato). La musica da ballo è spesso una macchina del tempo che accartoccia sample provenienti da varie epoche in un Frankenstein sonoro – uno zombi sonoro che genera zombi da (s)ballo.

È un atto di negromanzia che dà vita anche a luoghi ormai abbandonati, che sono sottratti alla loro obsolescenza per diventare capsule del tempo psichedeliche. Nel finale di Cassadritta, l’autore compie una lunga carrellata che attraversa proprio questi luoghi, periferie antropizzate e rese spazi di intrattenimento e consumi, rallentando sensibilmente il ritmo. Una colonna sonora ideale per questa sequenza potrebbe essere il post-dubstep spettrale e narcolettico di Burial.

Grossi gioca con la spettralità del tempo (dando una sua interpretazione, dopo l’omaggio di HIC, all’idea di cronotopia di Richard McGuire), facendo parlare gli spazi urbani e rendendoli più che eloquenti attraverso una specie di archeologia emozionale e spirituale.

A metà strada tra le lunghe sequenze silenziose di Sammy Harkham e il Crumb di A Short History of America, Grossi chiude così una storia possibile, mostrando il disfacimento di un sogno, di un atto di resistenza, di un battito ormai spettrale.

Cassadritta
di Roberto Grossi
Coconino Press, maggio 2021
brossura, 224 pp., b/n
20,00 € (acquista online)

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su InstagramFacebook e Twitter.