Cosa sono le dojinshi, le autoproduzioni giapponesi

dojinshi
Uno scaffale di Dojinshi in un negozio giapponese

Nel mondo del fumetto giapponese esiste da decenni un fenomeno editoriale, quello delle dojinshi, che dal punto di vista del lettore occidentale può sembrare difficile da comprendere, ma che ha proporzioni notevoli, con numeri che talvolta hanno poco da invidiare all’editoria ufficiale. Le dojinshi (letteralmente “rivista di appassionati”, proprio come le nostre “fanzine”) sono fondamentalmente delle autoproduzioni, ma non nel senso di microscopica editoria amatoriale a cui il termine può far pensare. Realizzati da collettivi – detti in Giappone “サークル”, cioè “circles” – o anche da singoli, sono lavori a fumetti curati in tutto e per tutto dagli autori, realizzazione grafica e stampa comprese.

L’universo delle dojinshi non si sviluppa su poche centinaia di copie, come succede da noi per le autoproduzioni, bensì può arrivare anche a tirature da migliaia di copie, rappresentando una sorta di editoria parallela a quella dei canali ufficiali. Del resto parliamo del Paese in cui i fumetti vendono milioni di copie e anche in tempi come quelli odierni, in cui si registrano cali nelle vendite (in parte anche per il diffondersi delle app di lettura di fumetti) alcune riviste toccano ancora il milione di copie vendute.

Nonostante questo, agli occhi dell’appassionato occidentale di manga quello delle dojinshi è un ambiente misterioso, affascinante e difficile da decifrare, del quale di rado si ha aggiornamenti e nel quale è per forza di cose difficile orientarsi.

dojinshi saint seiya
Dojinshi ispirate a Saint Seiya, dal sito di Mandarake

Dojinshi non vuol dire solo amatorialità

Le dojinshi ospitano fumetti che in molti casi è inadeguato considerare amatoriali. Tra queste produzioni trovano spazio tematiche erotiche e fanart, ispirate ai personaggi più popolari dei manga e degli anime, ma in buona parte si tratta di opere completamente originali. Non è cosa rara che – come del resto succede in Occidente con l’autoproduzione – dal mondo delle dojinshi emergano talenti che poi sfondano nei circuiti principali, oppure può capitare anche che autori affermati pubblichino dojinshi usando uno pseudonimo o che autori di dojinshi di successo scelgano di non lavorare per il mercato mainstream per non cedere ai suoi ritmi serratissimi.

Dal mondo delle autoproduzioni giapponesi sono emersi alcuni autori importanti come Rumiko Takahashi e le CLAMP. Oppure ci sono autori che le dojinshi non le hanno mai abbandonate, nemmeno dopo il successo, o che vi sono tornati in seguito, come Naoko Takeuchi (la creatrice di Sailor Moon) o Kazushi Hagiwara (il creatore di Bastard!!).

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Dojinshi ispirate a Dragon Ball

Il filone delle dojinshi che ha fatto parlare di sé all’estero è quello delle parodie erotiche con reinterpretazioni in chiave etero o omosessuale dei personaggi dei manga del momento, talvolta inseriti in situazioni particolarmente assurde o improbabili che mettono in ridicolo le trame originarie. Ma in realtà all’interno di tutta la produzione c’è molto di più, e il settore non conosce limiti di genere narrativo o di stile grafico. Un buon punto di partenza per orientarsi può essere seguire le classifiche di My Anime List delle dojinshi più apprezzate dagli utenti del portale, che aggrega appassionati di manga e anime di tutto il mondo.

Il Comiket e i gli altri canali

Tradizionalmente, le dojinshi sono vendute alle convention direttamente dagli autori che le producono. Può trattarsi di piccoli festival che coinvolgono poche decine di collettivi, tenuti in centri o sale fieristiche, o del mastodontico Comic Market – spesso abbreviato in Comiket – l’evento dedicato ai fumetto più grande del Giappone nonché quello con la maggiore affluenza al mondo – che non è rivolto all’editoria tradizionale ma proprio a quella alternativa delle autoproduzioni.

comiket 2018

Nato nel 1975, il Comiket si svolge due volte all’anno, una in estate e una in inverno, presso il centro congressi Tokyo Big Sight di Ariake, nella prefettura di Tokyo. L’evento attira oltre mezzo milione di visitatori in 3 giorni e migliaia di espositori. È come pensare a una enorme Self Area con affluenza superiore a quella di tutta Lucca Comics and Games. Questo esempio dovrebbe bastare a rendere l’idea delle proporzioni del mercato delle dojinshi in Giappone.

Un padiglione del Comiket

Ovviamente, ormai un altro modo per acquistare dojinshi è online. Ci sono webstore – alcuni simili a Tictail o Etsy, altri più professionali – che raggruppano le produzioni di collettivi e autori, ma per un occidentale è alquanto complicato navigare all’interno della loro proposta, sia per la vastità, sia perché i siti sono quasi sempre solo in giapponese.

I più apprezzati in rete sono Melonbooks e Toranoana, anche se, come è facile immaginare, eBay è una risorsa piuttosto diffusa, da utilizzare però quando si hanno già le idee ben chiare su cosa cercare. C’è poi il commercio di dojinshi di seconda mano, non meno vasto, che sono disponibili online anche in negozi come Mandarake (una catena che vende manga usati diffusa in tutto il Giappone). Per chi avesse modo di visitare Tokyo, i quartieri dove cercare negozi per acquistare dojinshi sono Akihabara, Ikebukuro (Otome Road) e Nakano.

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