La lettera di ringraziamento di Chris Ware per la vittoria del Grand Prix di Angoulême

lettera chris ware angouleme
Disegno di Lewis Trondheim in omaggio alla vittoria di Chris Ware

Dopo essere stato insignito del Grand Prix de la ville d’Angoulême 2021 – il premio alla carriera assegnato dal Festival de la bande dessinée d’Angoulême -, il fumettista statunitense Chris Ware ha inviato una lettera di ringraziamento alla manifestazione e alla Francia.

Ware è stato premiato fra tre candidati selezionati in base alle votazioni online degli autori di fumetto pubblicati in lingua francofona e accreditati dagli editori. Gli altri due candidati all’edizione 2021 del Grand Prix erano Catherine Meurisse e Pénélope Bagieu. Come da consuetudine, l’autore sarà protagonista di una grande mostra retrospettiva durante prossima edizione del Festival e ne realizzerà il manifesto ufficiale.

Di seguito riportiamo la traduzione in italiano della lettera.

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Da bambino me ne stavo sempre seduto alla scrivania nel seminterrato di mia nonna a disegnare fumetti su pezzetti di cartone. Appena ne finivo uno, salivo zitto zitto le scale, lo facevo scivolare sotto la porta della cucina e aspettavo con impazienza la sua reazione. Mia nonna era una persona molto gentile, quindi rideva sonoramente delle mie strisce o mi offriva parole di incoraggiamento anche quando disegnavo della roba piuttosto stupida. Io, bello soddisfatto, me ne tornavo alla scrivania e (per sua sfortuna) disegnavo un altro fumetto.

Negli anni successivi a questi primi tentativi, quando sono passato alla più matura realizzazione e stampa di libri, i disegni sono scivolati sotto la mia porta e dall’altra parte dell’oceano, all’attenzione di lettori particolarmente colti con i quali non condivido molto, se non il fatto di essere in vita e la conoscenza del linguaggio delle immagini, e mi chiedevo se non fossero solo gentili verso di me comprando i miei libri.

Ma ora credo di aver capito. E porca miseria! Che posso dire? Qui in America, dove i fumetti non sono nemmeno considerati un’arte – nemmeno una nona arte – sono davvero grato alla vostra nazione, poiché siete abbastanza matti da assegnarmi un’onorificenza simile, per non parlare del fatto di permettere ai miei colleghi di tutto il mondo di riconoscermi questo onore.

La lista dei vincitori che mi hanno preceduto per me è una sorta di pantheon di eroi, e sebbene io ritenga che la competizione sia l’esatto opposto dell’arte, comprendo anche l’inclinazione umana ad esprimere affetto per cose che rendono la vita, be’, più vivace. Non che io possa definire così i miei lavori, ma di certo posso ammettere di essere estremamente lusingato a trovarmi in compagnia di così tanti colleghi fumettisti – ai quali porgo le mie scuse – e penso soprattutto alle assai talentuose Pénélope Bagieu e Catherine Meurisse, nominate quest’anno insieme a me.

Non è un caso che i fumetti si siano sviluppati quando si è sviluppata la stampa, e che con essa i disegni abbiano assunto una dimensione usa e getta sin dal momento esatto della loro creazione. Ma i fumetti non sono solo arte transitoria, sono anche un modo tremendamente preciso di riprodurre le nostre esperienze di vita, di capire gli altri e, soprattutto, di ricordare le nostre vite. Sfortunatamente, trascorriamo gran parte dell’esistenza a ricordare le delusioni, a temere il futuro e a piangere coloro che abbiamo perso, finendo per non dare il giusto peso alla bellezza che ci circonda.

Fino a prova contraria, noi esseri umani siamo l’unica specie sulla Terra capace di vedere a occhi chiusi; lo facciamo ogni notte. Lo facciamo, in un certo senso, anche di giorno, riproducendo e rielaborando il film della nostra vita, uno sforzo che portiamo avanti dalla nascita fino al nostro ultimo respiro. In altre parole, ciò che fanno scrittori, artisti e fumettisti davanti a un cavalletto o a una scrivania è la stessa cosa che fanno tutti, solo che noi finiamo poi per lasciare ai nostri figli un gran mucchio di immondizia.

Ad ogni modo, questo linguaggio pittografico usa e getta ha i suoi vantaggi: se non capisci un dipinto o una scultura, dai la colpa alla tua scarsa conoscenza della storia dell’arte; se non capisci un fumetto, pensi semplicemente che l’autore sia un cretino. Noi fumettisti siamo abituati a essere considerati dei cretini; questo però ci permette un più sincero legame con il lettore, oltre alla possibilità di un’esperienza emotiva genuina. Gran parte dei fumettisti lavora quando gli amici “escono” o vanno a letto. Sappiamo tutti quanto sia dura, e in particolare quanto ci impegniamo. Ci vogliono anni e anni di concentrazione e sforzi.

Dunque, uscendo da una pandemia durante la quale chiunque nel corso dell’ultimo anno ha dovuto vivere (ah!) come un fumettista (chiuso in casa, costretto a far scivolare bigliettini sotto la porta), mi rincuora essere preso sul serio non solo da voi ma da tutto un Paese che più di ogni altro sa prendere sul serio l’arte e il disegno. Considerando inoltre che la mia è una nazione praticamente in via di sviluppo, che negli ultimi quattro anni ha quasi abbandonato la democrazia, sono ancora di più lusingato e commosso. Liberté! Fraternité! E soprattutto: merci!

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Tra i più importanti fumettisti contemporanei, Chris Ware è autore di graphic novel come Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla Terra e Rusty Brown, entrambi tradotti in Italia da Coconino Press, e frequente collaboratore del New Yorker. In carriera ha vinto numerosi premi, tra cui 22 Eisner e 28 Harvey.

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