“Loki”, le prime recensioni sono buone

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La prima puntata di Loki, la serie tv Marvel con protagonista il dio degli inganni fratellastro di Thor, è uscita oggi sulla piattaforma Disney+, ma la stampa ha già visto i primi due episodi e le recensioni non si sono fatte attendere.

Scritta da Michael Waldon (Ricky and Morty, Doctor Strange in the Multiverse of Madness) e diretta da Kate Herron (Sex Education), la serie racconta di come Loki, fuggito dalla propria realtà, venga catturato dalla Time Variance Authority, un’organizzazione che esiste al di fuori dello spazio-tempo e monitora le linee temporali. Il dio dovrà collaborare con la TVA per risolvere un caso che minaccia la sicurezza dell’universo, tra passato, presente e futuro.

Loki si conferma un prodotto in perfetto standard Marvel/Disney, con grande investimento di mezzi e storie che cercano di sorprendere lo spettatore, mantenendo un tono che attiri il pubblico più vasto possibile. Le idee frizzanti delle sceneggiature, tra commedia e azione, la giustapposizione di estetiche e stili diversi (il dipartimento della TVA è un omaggio al retrofuturismo ibridato con design più moderni). C’è dunque tutto il potenziale perché Loki si riveli un Doctor Who a cui hanno dato un budget stellare.

Vox definisce i primi due episodi «un’ottima partenza, forse ancora più promettente di WandaVision». Il sito aggiunge che ci sono moltissimi riferimenti all’universo cinematografico Marvel e che la serie preannuncia da subito la sua probabile meta finale, ossia l’esplorazione del multiverso che dovrebbe stare al centro del film Doctor Strange in the Multiverse of Madness, a cui ha lavorato proprio Waldon. The Verge scrive che Loki è una produzione diversa da tutte le altre storie Marvel e che è «surreale e realistica allo stesso tempo, una cosa che sembra uscita dalla mente di Douglas Adams».

«Loki è il debutto più baldanzoso di una serie Marvel» proclama /Film, applaudendo lo stile fresco, i dialoghi taglienti e le idee fantascientifiche contenute negli episodi, tra «i thriller polizieschi di David Fincher e le avventure fantascientifiche del Doctor Who, insieme a un tocco di Rick and Morty e Terry Gilliam».

Josh Horowitz di MTV ha paragonato la serie a Brazil di Terry Gilliam per la capacità di unire fantascienza e commedia sull’assurdità della burocrazia. Altri hanno invece tirato in ballo opere come Manhunter, Men in Black, The Twilight Zone e Beetlejuice per descrivere l’atmosfera della serie.

Brandon Katz di Observer ha scritto che «se WandaVision era la scatola misteriosa, The Falcon and the Winter Soldier una dichiarazione sulla razza e l’eredità, Loki è una serie di intrattenimento puro, una commedia d’azione». Qualche commentatore ha riferito che Tom Hiddleston all’inizio «è un po’ impacciato», ma sembra aggiustare il tiro nel corso della seconda puntata.

Più tiepidi Variety («senza sapere cosa succederà, è difficile dire se la serie devierà su strade nuove») e Vulture, che inserisce Loki nel solito genere dei «polizieschi da tv, solo in stile Marvel», così come il New York Times, che ha commentato positivamente l’inizio della serie ma è rimasto poco impressionato dalla scrittura. Rievocando il caso di WandaVision, i cui primi episodi erano molto diversi dal resto della serie, il critico del quotidiano, Mike Hale, si augura che «Loki acceleri il passo, incrementando l’energia e la sagacia».

La recensione della critica del Guardian Lucy Mangan, seppur positiva, evidenzia un problema di ritmo e di sovrabbondanza di dialoghi ripetitivi, mentre su IndieWire, Ben Travers appare molto più critico dei colleghi: «tante persone vi diranno che Loki è strano e diverso e significativo nel panorama televisivo. Parte di queste affermazioni sono vere, ma la storia che muove Loki è abbastanza semplice […] Nelle due ore dei primi due episodi, un terzo dell’intera durata della serie, vengono fatti molti pochi progressi e gran parte del tempo è dedicata a spiegare le cose. […] Ci sono persino dei quiz con cui Mobius si assicura che Loki abbia capito, che è praticamente un altro modo per gli autori di assicurarsi che noi abbiamo capito».

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