Come la seconda stagione di “Love, Death & Robots” vuole raccontare le complessità della vita

love death robots 2 netflix

Dopo la sorpresa e il successo della prima stagione, si aspettava con molto interesse la seconda stagione di Love, Death & Robots, serie antologica di Netflix composta di brevi episodi animati aventi come temi ricorrenti, per l’appunto, l’amore, la morte e gli androidi. 

Se la prima stagione mescolava episodi basati su racconti brevi ad altri originali, tutti gli episodi della seconda – 8 anziché 18, meno della metà – sono tratti da storie di autori più o meno affermati della fantascienza recente, da John Scalzi a Paolo Bacigalupi, da Neal Asher a Joe Lansdale. La critica più comune fatta a questa seconda stagione riguarda però proprio il mordente narrativo, l’assenza di originalità, il non aver rispettato le attese. In realtà, Love, Death & Robots 2 è perfettamente coerente con quanto fatto prima. E la scelta di comprimere la stagione ha premiato in termini di compattezza, solidità e fruizione.

L’approccio tecnico è lo stesso, derivativo dalla voglia di sperimentare. L’animazione, linguaggio che forse più di altri ha ancora moltissimo da offrire a un immaginario cinematografico e seriale un po’ spento, è al centro di Love, Death & Robots. Le differenti tecniche utilizzate per ciascun episodio sono splendide per precisione, qualità e potenza immaginifica ma, soprattutto, sono attentamente studiate per essere in linea con il racconto dell’episodio.

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La scelta di un’animazione 3D ultra-realistica o di un’animazione 2D più classica, magari con un character design particolare, sono il risultato di un’analisi che vede nel mezzo lo strumento principe per rendere al meglio la storia. E questo è l’aspetto più interessante di Love, Death & Robots, perché dimostra la nobile intenzione di integrare linguaggio e tematiche, narrazione e contesto visivo. 

Rispetto alla prima stagione, la seconda rinuncia a un po’ di follia. Gli unici due episodi sarcastici e irriverenti sono Servizio Clienti Automatico (episodio 1), dove gli elettrodomestici decidono di attaccare la propria anziana padrona, ed Era la notte di Natale (episodio 6), dove Babbo Natale non è esattamente chi ci potremmo immaginare. Quest’ultimo, in particolare, ci sembra essere tra i più azzeccati per atmosfera, scioltezza narrativa, approccio visivo.

Gli altri episodi hanno un tono molto più serioso o d’atmosfera e sfruttano le caratteristiche del genere (non solo fantascientifico, ma anche horror, come nel caso di La cabina di sopravvivenza e L’erba alta). Ci sono poi episodi che puntano alla profondità tematica. Pop Squad per esempio racconta di un mondo futuristico dove gli esseri umani possono vivere in eterno, e per farlo non possono esistere bambini. Un agente di polizia incaricato di ucciderli, però, comincia a cambiare idea. Qui, lo spessore si unisce, con successo, a un’atmosfera funzionale, dove un profondo umanesimo ci obbliga a interrogarci sull’empatia e l’amore come strumenti di evoluzione innanzitutto del cuore.

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C’è infine uno degli episodi più riusciti, compresa anche la prima stagione: Il gigante affogato, tratto da un racconto di J. G. Ballard. Un enorme gigante umano appare su una spiaggia. È morto. Le persone dapprima lo studiano, poi si abituano alla sua presenza. Con il tempo diventa un enorme simulacro, semplice sfondo alla loro vita. Questo episodio, poetico, delicato, anche meno frenetico rispetto al ritmo di Love, Death & Robots, è tra i migliori in termini non solo tecnici, ma anche tematici e di atmosfera. C’è una delicatezza e una complessità che sono proprie di Ballard: il gigante affogato e riemerso su una spiaggia costringe, a chi è più attento (come il personaggio protagonista che è voce narrante) a interrogarsi sulla vita, sulla morte, sul nostro percorso, sull’ignoto.

Poche sorprese, insomma, in questa seconda stagione di Love, Death & Robots, ma tanto fascino visivo e la costante intenzione di raccontare le complessità della vita attraverso la lente meravigliosa e a volte sottovalutata della fantascienza e dell’animazione. Restiamo in attesa della terza stagione, già annunciata da Netflix per il 2022.

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