“Mickey e l’oceano perduto”, narrazione immaginifica e delusione editoriale

Quando Giunti, ormai qualche anno fa, ha interrotto in silenzio, dopo solo tre volumi, la traduzione delle storie d’autore di Topolino pubblicate in Francia da Glénat, i cultori di Disney e bédé hanno iniziato a guardare con speranza a Panini Comics perché riprendesse la collana.

Tutto taceva, però, su quel fronte, mentre in Francia uscivano nuove storie: collettive celebrative, horror, parodie di supereroi, fantasy à la Miyazaki, omaggi a serie classiche o con protagonista Paperino. Una bella mole di materiale, dunque, che aspettava solo di essere tradotto anche da noi. Finalmente, a febbraio 2021, l’annuncio: Panini avrebbe lanciato una collana di ristampe di lusso per cultori, inaugurata da Mickey e l’oceano perduto, uscita in origine nel 2018.

mickey e l'oceano perduto panini

Scritto da Denis-Pierre Filippi, disegnato da Silvio Camboni e colorato da Gaspard Yvan e Jessica Bodart, L’oceano perduto è una storia ambientata in un mondo steampunk in cui Topolino, Pippo e Minni sono cercatori di relitti di un’epoca precedente, distrutta da un non meglio precisato grande conflitto. Con dirigibile e scafandro ricercano veicoli perduti nel mare e sotto i ghiacci, ostacolati – e derubati – da Gambadilegno con la sua ciurma di pirati.

Topolino è il coraggioso sommozzatore-pilota-stuntman. Pippo – sempre stralunato ma meno fesso del solito – l’ingegnere, artefice dei marchingegni che avranno un ruolo chiave nella storia. Minni sembra essere la scienziata del gruppo, oltre ad avere il classico ruolo di fidanzata in apprensione per la sorte del proprio caro.

In apprensione, perché il Topo di Filippi ha quel carattere intrepido, temerario, irrequieto che gli aveva dato Floyd Gottfredson (“Topolino del fare”, l’avevo definito qualche tempo fa), quello di chi non si fa scrupoli a rischiare la pelle, le prova tutte prima di arrendersi e si offre volontario per pericolosissimi test con dispositivi sperimentali.

È proprio durante una di queste missioni che il mondo va – letteralmente – a gambe all’aria per colpa del congegno mal calibrato di uno scienziato, e l’acqua perde il suo peso. Fiumi, laghi, mari, oceani si svuotano e diventano enormi nuvole liquide che si spostano sopra i continenti, pesci e animali marini compresi.

Camboni mickey oceano perduto topolino

Questa idea è indubbiamente di enorme impatto visivo. Una tempesta piena di squali – se non diventa un film trash – è senza dubbio una cosa spettacolare. E che dire di una pioggia di balene? O di goccioloni, grandi come un uomo, che levitano dentro una foresta? Il successo della storia – molto piacevole, per carità, ma con uno svolgimento tutto sommato lineare – è dato proprio da questa singola, geniale idea. È il centro di tutto, probabilmente la prima cosa che è venuta in mente allo sceneggiatore e da cui ha creato il resto.

Il mondo circostante, infatti, non è minimamente descritto. Ci vengono lasciati sprazzi del passato e appigli per capire come funzioni questa civiltà steampunk, che vive di penuria di fonti energetiche e del recupero di quelle del tempo precedente al conflitto, ma non sembra esserci alle spalle un vero worldbuilding. Non che se ne senta davvero la mancanza, perché appunto basta quella singola idea degli oceani che levitano per rendere L’oceano perduto un’ottima lettura. Quella e il comparto grafico.

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Silvio Camboni, 54 anni a settembre, non è mai stato un autore di punta di Topolino. Bravo, molto classico, ha firmato anche storie insieme a sceneggiatori di primo piano, come Francesco Artibani, Tito Faraci o Casty. Sul settimanale, però, non pubblica più da anni (l’ultima storia è del 2016) e prima di Mickey e l’oceano perduto risulta solo una manciata di storie per la Danimarca. Nel frattempo però ha pubblicato numerosi fumetti in Francia, tra cui una serie dai toni verniani, scritta sempre da Filippi e molto vicina per immaginario al loro volume Glénat.

Con quest’ultimo ha avuto quindi la sua occasione per dimostrare quanto valga al distratto pubblico disneyano. Le sue tavole sono dettagliatissime, ricche, vive. A sfogliare l’appendice del volume, dedicata a matite e sketch, si nota ancora di più quanta cura abbia messo a riempire i luoghi che rappresenta.

Quando i personaggi sono nella città portuale dove vivono, siamo circondati da rivetti, ingranaggi, tavole, bulloni, putrelle, lastre di vetro e di metallo. Quando sono nella foresta, ci sono piante fiori uccelli insetti (pesci) in ogni dove. In mezzo a tutto questo, i suoi personaggi classici, cavazzanian-carpiani, recitano in modo molto naturale e integrato con l’ambiente: non risultano mai posticci, appoggiati a fondali molto più reali di loro, rischio che Topolino & co. rischiano sempre di correre quando li si estrae dal loro mondo di colori piatti.

Il merito Camboni deve certamente dividerlo con i suoi coloristi, che sono riusciti a colorare in modo realistico-ma-non-troppo le tavole, esaltando le suggestioni che i disegni richiedevano.

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Per questo, l’edizione di Mickey e l’oceano perduto proposta da Panini è un’enorme delusione. Passi per il formato, ridotto rispetto all’edizione originale e a quella Giunti per tenere un prezzo di copertina accessibile (14,90 euro contro i 25 di Giunti). Si vede che i disegni avrebbero bisogno di un po’ più di respiro, ma il compromesso di 3 cm in meno in altezza per 10 euro in meno di costo è decisamente accettabile.

Il difetto principale è invece la stampa. È stata scelta una carta poco bianca, quasi grigiolina, con una resa tremenda del colore, che non rende affatto giustizia al lavoro di Camboni, Yvan e Bodart. I neri sono grigi. I diversi marroni sono tutti impastati tra loro e nascondono i particolari. I blu, gli azzurri, i verdi non si distinguono come dovrebbero, e questo in un fumetto che ha la sua forza nelle scene suggestive ambientate in una foresta invasa dall’oceano è certamente un problema.

Ma la cosa più grave, forse, è stato non prevedere la reazione del pubblico. Offrire un prodotto raffinato in una veste così economica, una collana attesa da lettori consapevoli e collezionisti stampata con la cura di un “vattelapesca Disney”, ha suscitato le proteste di molti lettori.

L’editore di recente è corso ai ripari, dichiarando che, in occasione della ristampa e per i prossimi volumi della collana, utilizzerà una carta di migliore qualità e addirittura sarà disponibile a sostituire la prima edizione agli acquirenti scontenti. Un comportamento lodevole, che purtroppo non riesce a consolare completamente il dispiacere di veder trattato con superficialità uno dei migliori libri disneyani degli ultimi tempi.

Mickey e l’oceano perduto
di Denis-Pierre Filippi, Silvio Camboni, Gaspard Yvan e Jessica Bodart
Panini Comics, maggio 2021
cartonato, 64 pp., colore
14,90 € (acquista online)

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