“She-Ra e le principesse guerriere”: libertà e accettazione

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Circa un anno fa, su Netflix, veniva resa disponibile la quinta e ultima stagione di She-Ra e le principesse guerriere, reboot della serie animata degli anni Ottanta della Filmation, a sua volta spin-off del ben più celebre He-Man e i dominatori dell’universo. Una serie che, pur con alti e bassi, ha avuto una certa importanza nella serialità animata televisiva per ragazzi/e contemporanea, soprattutto nel (ri)guardarla oggi a mente fredda.

La genesi

Intorno alla metà degli anni Ottanta, c’era un vero e proprio fenomeno globale che dilagava a dismisura: la linea giocattoli di Mattel chiamata Masters of the Universe, molto nota anche a chi è cresciuto in quegli anni. Quel fenomeno si generò presto anche una serie tv animata: He-Man e i dominatori dell’universo, piuttosto infelice se rivista oggi, se non altro per la scarsa profondità delle tematiche affrontate.

Nel 1985, sulla scia del successo della serie in particolare e del marchio in generale, fu creato uno spin-off con nuovi personaggi, che si intitola She-Ra, la principessa del potere e aveva per protagonista la sorella gemella di Adam/He-Man. Un paio d’anni, 93 episodi, e la serie si concluse. Nel 1987, lentamente, il fenomeno stava per scomparire, anche se rimanendo ben impresso nella memoria di un’intera generazione. 

Nel 2017, lo scrittore Noelle Stevenson annunciò di stare lavorando a una serie animata intitolata She-Ra e le principesse guerriere, un reboot dell’originale. La produzione era di Dreamworks Animation, su ordine di Netflix. Il 13 novembre di quello stesso anno, infine, sulla piattaforma fu pubblicata la prima stagione.

Questa serie sembra aver riacceso il fenomeno, tanto che Netflix è in procinto di distribuire sulla propria piattaforma una nuova serie animata, Masters of the Universe: Revelation (curata da Kevin Smith), mentre Mattel sta riproponendo, wave dopo wave, le classiche action figures sotto la linea “Origins”.

She-Ra e le principesse guerriere, in breve

Adora è una soldatessa dell’Orda, l’esercito capitanato dal temibile Hordak. Lei e la sua migliore Catra sono orfane e sono state cresciute dalla tessitrice d’ombre, una donna assetata di potere al servizio di Hordak. Adora scopre di poter diventare She-Ra grazie a una spada magica che trova in territorio nemico. È lì che conosce Glimmer (figlia della regina e leader della ribellione) e Bow, il migliore amico dell’eroina.

Adora è inizialmente fatta prigioniera da Glimmer ma, quasi subito, si rende conto quanto tutte le sue convinzioni siano frutto di enormi bugie. Scopre infatti che Hordak ha manipolato lei e tutte le persone che conosce, raccontando menzogne per costringerli a combattere una guerra ingiusta. Decide così di passare dalla parte degli avversari per lottare per il bene, ma questo la porterà a scontrarsi con Catra che, nel tempo, accumulerà un tale odio e un’incontrollata insofferenza verso Adora da portare sull’orlo della fine l’intero pianeta di Etheria.

Chi c’è dietro la serie?

Noelle Stevenson è stato produttore esecutivo e sceneggiatore della serie e ha pure prestato la voce a uno dei personaggi (Spinnerella). E per comprendere She-Ra e le principesse guerriere bisogna, anzitutto, capire chi è Noelle Stevenson. Professionalmente parlando, l’autore è nato come fumettista, con opere come Nimona, il suo webcomic divenuto graphic novel, sorta di fantasy con elementi tutti contemporanei, e Lumberjanes, serie di fumetti per ragazzi/e che incrocia le giovani marmotte con le avventure fantastiche di Hilda, entrambi pubblicati in Italia da Bao Publishing.

In Nimona c’era già una dichiarazione d’intenti che, con il senno di poi, spiega tante cose. La dedica è a “tutte le ragazze-mostro”, a quelle ragazze che non si sentono accettate o che sentono il proprio corpo diventare estraneo. Ciò che con Nimona Stevenson stava raccontando, riguardava innanzitutto se stesso. Perché, nel tempo, Stevenson si è dichiarato bipolare e non binario e di recente ha iniziato il processo di transizione verso il genere che gli appartiene, quello maschile, motivo per cui ci riferiamo a Noelle Stevenson con il maschile.

Alla luce di ciò, appare evidente che Noelle Stevenson abbia usato l’arte e la sua forza creativa come strumento di catarsi, come arma con cui trovare una (propria) verità, far pace con se stesso e con il proprio genere. E She-Ra e le principesse guerriere rientra a pieno titolo in questo contesto, essendo un modo per riflettere sulle proprie scelte ma soprattutto per fotografare alcune urgenze contemporanee in una forma accessibile a tutti e a tutte, giovani, bambini e adulti.

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Le tematiche

L’approccio di Noelle Stevenson appare, da subito, rivoluzionario, almeno rispetto alla vecchia serie animata. A partire dal character design, che si ispira all’estetica giapponese degli anime, in particolare alla linea morbida delle produzioni dello Studio Ghibli. Questo elemento, assieme ad altri fattori per lo più narrativi, fa riemergere una questione che già era stata toccata con un’altra riuscita serie animata, Avatar – La leggenda di Aang e che riguarda il labile confine fra ciò che può essere considerato anime (animazione giapponese) e non.

Perché, per alcuni elementi, She-Ra così come Avatar sono assolutamente anime, si ispirano a quella estetica, utilizzano un approccio narrativo simile e gestiscono il ritmo e le trovate di messa in scena in modalità che ritroviamo spesso negli anime. 

Ma al centro di tutto ci sono i personaggi, che, come noi, hanno difetti caratteriali e anche fisici. E l’accettare se stessi (che è il tema cardine della serie) passa anche e soprattutto con l’accettare il proprio corpo e superare il modello che vede, nella perfezione estetica, nella bellezza utopica, l’unico prototipo da sposare, lasciando al resto volgare body shaming

Dalla prima puntata di She-Ra all’ultima, l’evoluzione delle tematiche e dell’approccio ai contenuti muta radicalmente. Se nella prima stagione, pian piano, veniamo a conoscenza delle protagoniste, dalla seconda in poi vengono affrontate tematiche forti, di spessore, fino alla stagione conclusiva, dove alcune tematiche che in precedenza erano sopite sono esplicitate.

Le prime stagioni, pur contenendo evidenti riferimenti all’accettazione di sé, del proprio corpo e della propria sessualità, affrontano argomenti più politici. Temi come la guerra e i suoi orrori e il genocidio seguono l’eterna rivalità bellica fra l’esercito di Hordak e quello della principessa Glimmer, coadiuvata dalle altre principesse. Uno degli aspetti interessanti, a partire dal titolo, è la scelta di non destinare la serie a una sola protagonista, ma frammentare il tutto in una serie di personaggi che hanno tutti una loro specifica importanza.

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Dalla terza stagione in poi si fa sempre più impellente il desiderio di Stevenson di trasformare She-Ra e le principesse guerriere in quello che realmente è: una serie animata che parli ai più giovani della libertà di scelta sessuale, a prescindere dal sistema socio-politico che potrebbe inficiarne l’espressione. Nel corso della serie, infatti, incontriamo i genitori di Bow, che sono due uomini, incontriamo altre guerriere donne, innamorate l’una dell’altra, fino ad arrivare alla conclusione, che non spoileriamo.

Ma è proprio lì che si scioglie il cuore pulsante della serie, nella risoluzione dei conflitti tra i personaggi, nello specifico tra la malvagia Catra e la protagonista Adora. È nel conflitto tra questi due personaggi che si nasconde la soluzione per far sì che tutti, ma Adora in primis, possano riportare la pace e la serenità sul pianeta Etheria. 

Noelle Stevenson non è mai stato così esplicito. Accettare la propria sessualità implica anche una trasformazione fisica. E, come Noelle Stevenson sta affrontando una transizione da donna a uomo (il suo coming out è stato raccontato con parole e immagini disegnate su Ophra Daily e lo trovate qui), così She-Ra e le principesse guerriere racconta di una trasformazione. La trasformazione di Adora in She-Ra, quella di Glimmer da giovane spensierata a regina responsabile, quella di Catra da cattiva insensibile a donna che accetta l’amore che nutre nei confronti di un personaggio, chiave con cui risolvere tutti i propri (e splendidamente narrati) conflitti.

A esplicitare ancora di più questo concetto di duplicità e di transizione, Noelle Stevenson ha voluto Jacob Tobia, noto attivista per i diritti LGBT, non binario, per doppiare il personaggio di Double Trouble, che è un mutaforma e quindi può cambiare sesso a piacimento.

Perché è così importante?

Tecnicamente, She-Ra e le principesse guerriere è piuttosto carente. Sul fronte della cura del design e dell’uso del colore è stato fatto un lavoro interessante, perché la potenza visiva passa attraverso un gusto estetico in linea con i tempi e, come si diceva, in grado di catturare suggestioni non strettamente occidentali e farle proprie. Su altri aspetti siamo invece di fronte a un prodotto nettamente inferiore a titoli simili. La fluidità dell’animazione è il primo aspetto a risentirne, e così le sequenze d’azione cessano di risultare coinvolgenti proprio in virtù di un’animazione involuta.

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Avatar – La leggenda di Aang ma anche il più recente La leggenda di Korra, entrambe di Nickelodeon ed entrambe parecchio più vecchie di She-Ra, offrono sequenze animate di altissima qualità. Il confronto, poi, non esiste nemmeno se fatto con titoli più o meno coevi prodotti in Giappone. È evidente che la qualità tecnica delle animazioni non fosse una priorità per Noelle Stevenson e le sue collaboratrici. Ciononostante, non è accettabile che una serie prodotta oggi abbia un’animazione così limitata.

Ma l’importanza di She-Ra e le principesse guerriere non sta nel suo virtuosismo tecnico (inesistente) quanto nel modo in cui si colloca nella contemporaneità. I temi che affronta, di per sé importanti, sono affrontati nello sviluppo della storia con un equilibrio sorprendente, e a renderla intrigante è la capacità di parlarne a un pubblico ampio senza essere pedante, almeno per quel che riguarda la lotta ai diritti della comunità LGBT e, più in generale, l’accettazione di ciò che non comprendiamo.

Un concetto che rientra, molto semplicemente, nella nozione più ampia di libertà e rispetto verso il prossimo, a prescindere dalle sue scelte sessuali.

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