“Stone Fruit”. Quando amare significa lasciare andare

di Valeria Righele

stone fruit lee lai

Avete mai desiderato nello stesso momento intimità e distanza da una persona? È una sensazione paradossale, eppure familiare a moltissime coppie, amicizie, famiglie. Proprio per la sua natura apparentemente contraddittoria, questo “scontro” tra bisogni può generare incomprensioni, confusione e ansia se non viene affrontato in modo sincero da tutte le parti coinvolte. La polpa di Stone Fruit matura proprio attorno a questo nocciolo. Il fumetto di debutto della ventisettenne Lee Lai, uscito a fine marzo per Coconino è una storia drammatica e commovente incentrata sulle vicende di una coppia queer in crisi e delle rispettive sorelle.

In una vecchia intervista a Vice da cui è tratto uno dei blurb in quarta di copertina, l’autrice ha dichiarato il suo grande interesse per tutto ciò che riguarda i rapporti interpersonali sopratutto tra soggettività non etero: «Mi piace scrivere e disegnare tutto ciò che riguarda le reazioni che due (o più) persone possono avere l’una verso l’altra. È così incasinato, lo adoro».

Le protagoniste di Stone Fruit sono Bron e Ray, che si sono sempre amate in maniera viscerale, completa, totale, diventando col tempo inseparabili. Dopo cinque anni di relazione, però, sembrano aver raggiunto un momento di immobilità da cui non sanno come uscire. Sulle loro spalle pesano troppe questioni irrisolte (sia personali che familiari) e questo sta modificando il loro rapporto. Per entrambe l’unica consolazione rimasta è il tempo trascorso assieme alla piccola Nessie, la nipote di Ray: una bambina dolce e vivace, di cui si prendono cura un paio di volte alla settimana per consentire ad Amanda, sorella di Ray e madre single, di dedicarsi al proprio lavoro.

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Le sedute di babysitting con Nessie sono una gradita distrazione e un rifugio sicuro per le due donne, che durante questi momenti di gioco sono libere di essere loro stesse e dimenticare la vita quotidiana, le tensioni familiari, l’isolamento. Il potere immaginifico della piccola Nessie è così contagioso che anche loro si “trasformano” giocando con lei: Lee Lai è abile a trasfigurare in queste sequenze i loro lineamenti, rendendo il trio simile a una famiglia di piccoli mostri, scalmanati e felici. L’innocenza e la mancanza pressoché totale di pregiudizi della bambina danno la possibilità alle due zie di vivere una leggerezza che pensavano non potesse più riguardarle.

«Il periodo migliore è stato quando Nessie aveva quasi sei anni» certifica Ray nella prima pagina del libro, mettendo così fin da subito in chiaro che la felicità è qualcosa che appartiene al passato e il presente della sua relazione con Bron non è affatto roseo. Quando Nessie è fuori dall’equazione, le due donne sprofondano nelle proprie insicurezze e oscurità. Ray è molto innamorata e vuole impegnarsi per costruire un futuro con la compagna, mentre Bron fatica a gestire una salute mentale precaria e il fatto che la sua famiglia conversatrice non abbia mai accettato la sua identità di donna transgender.

Separarsi sembra a quel punto inevitabile. Mettendo in discussione il loro amore, le loro emozioni e un senso di appartenenza più generale, le protagoniste scoprono che la distanza (fisica, non certo mentale) può rivelarsi un’opportunità: per capire loro stesse e potersi ricongiungere con le sorelle con le quali avevano avuto un legame piuttosto debole fino a quel momento.

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Lee Lai, che ha dedicato Stone Fruit a sua sorella Cesca, riesce a rendere i momenti di confronto tra sorelle i più determinanti del libro, costruendo dialoghi di grande naturalezza e intimità. Amanda e Grace non potrebbero essere più diverse dalle due protagoniste, eppure riescono ad essere per loro fonte di profondo amore e inaspettata compassione.

In una sequenza particolarmente rivelatoria, una Ray esausta scoppia a piangere nella cucina della sorella chiedendole se per qualche settimana può smettere di badare a Nessie, visto che si sente uno schifo e preferisce non farsi vedere in quello stato. Amanda le risponde impassibile: «Rachel, non dire scemenze… Mi stai chiedendo di ridurre le tue responsabilità così puoi cadere a pezzi. Stai dicendo che vuoi rintanarti da qualche parte perché le cose si sono complicate un po’. Così potrai ricomparire quando sarai pronta ad essere di nuovo la zia divertente». Solo accettando i propri lati bui, Ray potrà essere la zia di cui Nessie ha bisogno: un essere umano vulnerabile.

In parallelo, Grace entra in relazione con Bron ascoltando pazientemente i suoi sfoghi e riuscendo, pur nella scomoda posizione di sorella minore, a farle capire che la famiglia è dalla sua parte e non deve lasciare che la paura di non meritare affetto ostacoli la sua voglia di instaurare legami con le altre persone.

L’autrice intreccia narrazione e dialogo con il suo stile di disegno inconfondibile, fatto di una tavolozza limitata di tenui blu e grigi e una linea stretta e sinuosa: pulita sui primi piani, più libera sugli sfondi ricorrenti (le foreste, le camere da letto, le strade). Lai medita sui corpi, le loro storie e la loro ricollocazione in questi spazi. Corpi queer che hanno bisogno di riacquisire legittimità e spessore in questo medium. Come ha ben osservato anche Jonathan Bazzi nella prefazione scritta per l’edizione italiana del libro, «abbiamo assoluto bisogno di approfondire la tridimensionalità delle vite a lungo relegate ai margini (…) infinite sono le declinazioni dell’amore un tempo costretto all’invisibilità».

Il significato del titolo (“frutto a nocciolo”) è svelato in un flashback collocato nella seconda metà del libro dove Ray, voce narrante, ricorda la prima litigata con Bron. È un aneddoto banalissimo, in cui una cosa innocua e deliziosa come una pesca nettarina morsa con troppa foga provoca un dente scheggiato e diventa una funesta metafora delle imperfezioni dell’amore e dell’inevitabilità di ferirsi e ferire nelle relazioni affettive («Ero in imbarazzo quindi mi arrabbiai con lei»). Nessuno di noi vuole soffrire per amore, ma la verità è che amare è difficile; stare con una persona è difficile. L’amore richiede ascolto, tolleranza, sforzo.

Il micro universo di Stone Fruit racconta insomma un paradosso e una contraddizione, un trauma dalle mille implicazioni: la fine di una storia d’amore tra due donne innamorate l’una dell’altra, ma vulnerabili e impreparate ad adattarsi e compromettersi nello sforzo di reciproca accettazione.

Con Stone Fruit, Lee Lai ha scritto un inno all’amore in tutte le sue forme e suggerito con la dolcezza di un segreto sussurrato all’orecchio che dobbiamo smettere di opporre resistenza a ciò che va semplicemente lasciato andare. Che il modo più onesto per dimostrare il proprio affetto è facilitando l’altra persona nel seguire la sua strada – quella che ha deciso o che ha bisogno di seguire – anche se la condurrà lontana da noi.

Stone Fruit
di Lee Lai
traduzione di Alice Amico

Coconino Press, marzo 2021
brossura, 240 pp., colori
22,00 € (acquista online)

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