Fuga dal nostro Purgatorio. “Troppo facile amarti in vacanza” di Giacomo Bevilacqua

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A chi, o a cosa, si riferisce il titolo dell’ultimo graphic novel di Giacomo Bevilacqua, Troppo facile amarti in vacanza? Si riferisce forse a Linda B., la ragazza che decide di fuggire dall’Italia (in una versione distopica, resa invivibile da un’umanità spaventata e bigotta, invasa dalle piante e dalle acque) insieme al suo cane bianco Follia, perché questo Paese non le piace più, o meglio non le piace ciò che è diventata lei, per colpa di questo Paese.

Oppure si riferisce ad Aman, l’uomo che Linda incontra per caso e con il quale decide di interrompere il suo viaggio, per una “vacanza” che possa aiutarla a capire con lui quale futuro possa esserci per loro: Aman, che nella sua lingua di origine significa “tranquillità” e ha subìto più di lei le difficoltà di una integrazione complicata. Eppure, nonostante questo, conserva una scintilla di speranza, l’idea che possa ancora esserci un posto nel quale vivere una vita dignitosa.

O forse, infine, si riferisce proprio al nostro sfortunato Paese, quest’Italia a metà tra il Paradiso e l’inferno nella quale tutti noi siamo nati e vissuti, non molto dissimile dal paesaggio distopico di questo graphic novel: il Belpaese vagheggiato dai turisti di tutto il mondo, meta ideale per una magnifica vacanza, coi suoi colori e i suoi paesaggi magnifici così ben rappresentati nelle tavole brillanti di Bevilacqua.

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Ma amare quest’Italia da cartolina, quest’Italia accogliente, apparentemente spensierata e generosa, è facile per un turista, per un viaggiatore occasionale; è invece molto più difficile amarla, o tollerarla, per chi ci vive ogni giorno, per chi arriva da lontano in cerca di un riparo, per chi ascolta o peggio ancora subisce i suoi aspetti oscuri, le paure che l’attraversano e i mali che la consumano.

Quello che Bevilacqua, attraverso questo racconto che somiglia a un’invettiva pop, sembra volerci dire è che i mali del nostro Paese non hanno soluzione. Il pessimismo dell’autore, che già si coglieva in certi passaggi di Attica, qui si fa ancora più esplicito: il Paese (e il mondo) raccontato da Bevilacqua è quello che ogni giorno viene diffuso dai social network e dalle notizie di cronaca, dai titoli dei giornali e dalle dichiarazioni dei politici: espressione visibile e urlata di un’umanità vecchia, bigotta, ignorante, egoista e razzista.

Ed è da questa amara constatazione che comincia il percorso dell’autore, e del suo personaggio, in cerca di una possibile salvezza, ovunque essa sia. Linda B. – bella ragazza dai poteri misteriosi, imbattibile e grintosa – decide che non vuole più saperne di questo Paese che non è più suo. E lo attraversa a piedi, con uno zaino in spalla e la sola compagnia del suo fidato Follia, incontrando nel suo cammino figure esemplari della rovina in corso.

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Come in una versione fumettistica del Purgatorio dantesco, ogni capitolo di Troppo facile amarti in vacanza (a sua volta sostenuto da una colonna sonora, suggerita dall’autore, con brani pop più o meno adatti all’atmosfera) è dedicato alla raffigurazione di un vizio capitale: in una Roma deserta, dove le donne, per ordine della sindaca, devono restare segregate in casa e legarsi fedelmente al proprio coniuge-padrone, una coppia di anziani per strada le urla contro «sgualdrina libera!», rivelando così un’invidia istituzionalizzata; nella campagna toscana, un’umanità affamata non di cibo ma di “esperienze sensoriali” rimane in coda per ore portando tributi al più importante chef del paese, il quale in realtà conserva per sé le parti migliori mentre prepara per i suoi ospiti piatti insapori ma ben presentati; a Firenze, i palazzi e le strade sono interamente dipinte di nero dal nuovo padrone della città, che l’ha appena acquistata in offerta su internet e che non resiste alla tentazione di possedere fino alla morte tutto ciò che desidera, anche uno scettro insignificante.

Lungo l’accidentato percorso che la porta al confine, in un territorio ormai abbandonato a se stesso e invaso dalle acque, Linda incontra quindi le personificazioni dell’Accidia (una ragazza sola su un gigantesco yacht che beve, mangia e pensa senza sosta, disinteressandosi della rovina che le accade intorno), della Lussuria (tre uomini tentano di violentare Linda, durante una pausa in uno stabilimento termale) e della Superbia (un uomo politico, tipico rappresentante del modello sovranista-trumpiano, spara a Follia dopo aver sorpreso Linda che dorme in casa sua).

Ma alla fine il vizio più importante, quello che spinge definitivamente Linda a fuggire da questo Purgatorio, è proprio il suo: una Rabbia incontrollabile, vorace e distruttiva, alimentata dalla rassegnazione, da cui non basta una “vacanza”, una piccola sosta di riflessione e di amore con il saggio e riflessivo Aman, per liberarsene.

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Troppo facile amarti in vacanza non è forse il lavoro migliore di Bevilacqua, ma è sicuramente quello più doloroso, quello più schietto e sentito. In una sorta di favola a rovescio, tanto imperfetta quanto genuina, colma di giudizi netti e di personaggi stereotipati, che sarebbero così poco credibili se non somigliassero tanto a persone reali, si respira un’indignazione sincera e problematica.

Un pessimismo, pur giustificato, che tuttavia si sforza di trovare una via di uscita, nella figura positiva (eccessivamente idealizzata, come a rispondere a certi stereotipi negativi di segno opposto) di Aman, e ancor più nell’umanissima volontà di fuga di Linda B.: un comprensibile risentimento che chiede solo un po’ di speranza, per convincersi a tornare indietro, o semplicemente a lottare ancora.

Troppo facile amarti in vacanza
di Giacomo Bevilacqua
Bao Publishing, maggio 2021
cartonato, 240 pp., colore
21,00 € (acquista online)

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