Flex Mentallo: tradizione italiana di un classico della Golden Age

flex mentallo

di Leonardo Rizzi

In occasione della nuova edizione in volume del Flex Mentallo di Grant Morrison e Frank Quitely per i tipi di Panini Comics, siamo lieti di riproporre il seguente articolo originariamente pubblicato sulla prima edizione italiana del volume, edita da Magic Press. Questo articolo va a completare l’ampio apparato critico e bibliografico con cui Grant Morrison illustra la storia editoriale di Flex Mentallo negli Stati Uniti, tratteggiando la fortuna editoriale del personaggio nel nostro paese.

La rivisitazione fatta da Grant Morrison del classico personaggio di Flex Mentallo, ne sono certo, farà sbigottire i lettori italiani vecchi e nuovi, forse in attesa di un ritorno delle vecchie avventure di questo classico supereroe americano. Purtroppo, molte delle citazioni di Morrison non sono oggi riconoscibili a causa della travagliata storia editoriale di Flex nel nostro paese, che ha visto cambiare continuamente i nomi di personaggi e ambientazioni del nostro supereroe preferito. Ho pensato quindi di mettermi a sfogliare qualche enciclopedia e di montare una piccola cronologia del nostro lottatore di fiducia, a uso e consumo di tutti i lettori.

La maggior parte del materiale di Flex pubblicato nella Golden Age ha avuto una vita editoriale italiana non molto chiara, tanto è stato sballottato di editore in editore: dopo una breve parentesi in cui era noto come Agente Segreto Flex-9, si è in seguito affermato con il nome di Flex Birbone. Per fortuna, oggi possiamo goderci appieno le sue avventure nelle ristampe anastatiche dell’appassionato Editore Frustarelli.

L’edizione italiana, come sempre accadeva in quel periodo, possiede il discutibile merito di proporre ai lettori filastrocche dalla traballante metrica al posto delle nuvolette coi dialoghi. Ma questa è una buona occasione per recitare insieme le celebri rime che sicuramente i vostri genitori ricorderanno a memoria, utilizzate ogni volta che il buon Flex Birbone doveva scontrarsi con il suo classico arcinemico Lars Lotus, ribattezzato da Frustarelli “Il Ner Stregone”:

«Vuol ghermire Flex Birbone
il malvagio Ner Stregone.
Ma il malvagio ora pone
su Flex una maledizione.»

Raccapricciante, ma ai lettori dei fumetti di una volta piace così.

Ma Flex sarebbe stato impresso nelle menti di tutta una generazione solo grazie ai gemelli Gian e Carlo DeCeglie, la celebre coppia di raffinati intellettuali che si è nascosta per anni sotto il marchio GianCarlo Editore. Ecco come i gemelli raccontano la loro scoperta nell’Annuario del Fumetto pubblicato in occasione del Salone di Lucca del 1971: «Era la fine degli anni ’50, e in Italia non si faceva che parlare di Tex: Tex questo, Tex quello. Bonelli la faceva praticamente da padrone e tutti i nostri tentativi di entrare nell’editoria a fumetti erano stati fallimentari. Fu allora che leggemmo, su un giornale americano, del ritorno di questo personaggio da tempo scomparso: Flex Mentallo. L’assonanza col personaggio di Gianluigi e Aurelio era incredibile e, per paura che Bonelli potesse acquistarlo lui e trarne un altro successo, ce ne accaparrammo i diritti senza neanche vedere un solo albo, con un paio di telefonate fatte da un interprete. Purtroppo, all’epoca la posta era piuttosto lenta e quando ci arrivarono i primi albi del personaggio, ci mettemmo le mani nei capelli. Un maschio seminudo e peloso, di chiara origine meridionale, quando speravamo francamente in un dinoccolato Gary Cooper delle Praterie. Maledizione! Anche se non spiccicavamo una parola di inglese, dalla O finale avremmo dovuto capire che si trattava di un oriundo! Io e Gian eravamo turbati e ci chiedemmo che fare di quel benemerito pasticcio. Le storie erano belle, colorate. Insomma, validissime: ma come potevamo proporle al pubblico senza turbare i maschietti italiani, timorati di fronte a tanta nudità, e contemporaneamente attrarre anche le casalinghe di Voghera?».

«Vi dico io cosa facemmo», lo interrompe Carlo. «Ci armammo di tantissime boccette di inchiostro nero e ricoprimmo per intero il corpo seminudo di Flex, variando leggermente le traduzioni e dimenticandone il cognome italo-americano. Ora le storie erano ambientate nella misteriosa contea del Flexas. Il nostro piano originario, nel caso i risultati fossero stati fallimentari, era quello di scappare a Santo Domingo con i soldi dei nostri finanziatori ma, contrariamente a tutti gli auspici, il fumetto si rivelò il grande successo che sappiamo. La X alla fine del nome non ci aveva traditi.»

flex mentallo

Quanti ricordi, in quegli odoratissimi e ormai giallastri albi GianCarlo. E che talentuoso ingegno riversavano su quelle pagine quei pionieri del fumetto italiano. Certo, si perdeva ogni tanto qualche raffinatezza, ma erano quelli tempi felici e tutti sapevano che i fumetti servivano per sognare, sì, ma anche per divertire. Come dimenticare i prodigiosi adattamenti dell’epoca, che avrebbero trasformato “Gli Uomini Albero di Walzur” nel più poetico “Gli Uomini Albero del Valzer” (forse per un refuso iniziale che in seguito è diventato la norma).

Purtroppo, la ventata di allegria che tirava negli uffici della GianCarlo (dopo l’ingresso in borsa dell’azienda) avrebbe portato anche a strafalcioni, che però sono utili per farci capire oggi il sense of wonder del periodo. Così, i traduttori dell’albo sballarono completamente i nomi di due colleghi del nostro Flex: Zipper, che diventò noto con il nomignolo de Il Cernierone, e The Fact che, a causa del suo doppio significato in inglese, diventava in italiano indifferentemente Il Fatto o La Realtà, a seconda del traduttore di turno.

Quando i lettori scoraggiati facevano domande sulla pagina della posta di “Flex Ranger del Flexas”, per chiarirsi le idee su questa doppia versione del personaggio, i mitici Gian & Carlo si giustificavano inventando dal nulla una sordida spiegazione: quello che sembrava un unico personaggio non erano altro che due fratelli, un maschio e una femmina, che si alternavano sulle pagine dell’albo. Inutile dirlo: i lettori italiani bevvero in pieno questo squallore. Ma quelli erano altri tempi.

Purtroppo il Flex ricoperto tutto di nero non sarebbe durato a lungo, scheggiando come una meteora nel cuore fatuo della gioventù italiota. Ma non dobbiamo spargere troppe lacrime perché, il Flex ricoperto di nero, quando le cose finirono in vacca, ispirò un altro celeberrimo personaggio, il cui successo dura ancora oggi. Su un recente numero di Gente, commenta amareggiato Carlo: «Angela e Luciana erano come due figlie per noi. Non capiamo proprio come abbiano potuto farcelo. Fu – quando? – nel 1962 o nel 63? – che decisero di lanciare il loro personaggio. Anche il loro, nero come la pece: indovinate da dove avevano preso l’idea? Ma ciò che ci rovinò fu la nostra fiducia assoluta nella lettera X alla fine del nome. Purtroppo, quella della X era una moda che aveva fatto il suo tempo. Per il loro personaggio, Angela e Luciana non fecero altro che utilizzare il nostro Flex tutto nero e sostituire una K alla X finale. Presto, ci fu un impazzare di K in nei titoli di tutti i fumetti italiani. E così finì la nostra avventura del Flex. Scottati, io e Gian ce ne siamo usciti dall’arido e ingrato mondo del fumetto italiano. Per fortuna avevamo investito tutto in appartamenti».

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Poiché in Italia Flex non era più vincolato da nessun editore e, negli USA, la Stellar non aveva più interesse per il personaggio, diversi autori nostri connazionali iniziarono ad inserire nelle loro tavole il personaggio in mutandoni che tanto aveva acceso la loro fantasia. Gli autori sono veramente tanti per un articolo così breve, ma ci piace ricordare l’apparizione di Flex sulle pagine cultural-erotico-politico-informatiche della rivista Linux, alla fine degli anni ’60.

Infine, il nostro beneamato Flex è ricomparso in una delle primissime storie di Valentina, L’Esotico Fascino del Lottatore Muscoloso. E questa apparizione ci appare oggi comprensibile se consideriamo l’impermeabile da esibizionista usato dal nostro eroe e i suoi stivaletti sadomaso. Non è mai stato chiarito il motivo dell’attrazione per Flex da parte del creatore di Valentina, Crepax, e probabilmente questo rimarrà per sempre un enigma.

Oggi, finalmente, siamo in grado ripubblicare la nuova edizione di un personaggio che ha fatto sognare un’intera generazione. Edizione che è anche possibile dopo l’appianamento di una causa tra la DC Comics e gli eredi di Angelo Siciliana, noto al mondo come il muscolosissimo uomo-immagine Charles Atlas, idolatrato da tutti gli appassionati di pubblicità di culturismo a fumetti.

Secondo la teoria presentata dagli eredi di Atlas, il personaggio di Flex sarebbe stato nulla più che una parodia che sviliva l’apollinea figura dell’amato parente e addirittura i fumetti stessi in cui questo appariva. Ricusando queste affermazioni, il giudice avrebbe invece dichiarato che il fatto non sussiste e che, tutto sommato, noi lettori possiamo leggere queste pagine senza il timore di offendere nessuno. E così sia, anche se temiamo sempre che i nipoti del buon Siciliana, durante un viaggio nel Belpaese alla ricerca delle loro origini, scoprano tutti i misfatti pubblicati su questo volume. Nel caso siano vostri parenti, per favore, non diteglielo.

Postilla del 2021

Negli anni trascorsi dalla prima pubblicazione di questo articolo, svariati lettori hanno lamentato una certa confusione. Sembrerebbe infatti che le edizioni italiane citate dall’articolo siano estremamente rare, se non addirittura introvabili. A quanto pare, molte perlustrazioni delle librerie dell’usato e l’uso dei motori di ricerca di Internet non avrebbero dato alcun risultato.

I lettori più scettici ipotizzano che il personaggio di Flex Mentallo, prima della sua apparizione nelle pagine della Doom Patrol di Grant Morrison, fosse completamente inedito in Italia. Altri lettori, ancora più disincantati, sono arrivati addirittura a sostenere che il personaggio non sia mai esistito e che tutta la storia riportata nell’articolo non sia altro che il risultato di un’immaginazione sfrenata. Altri lettori ancora hanno invece difeso l’articolo, affermando di ricordare albi del genere in qualche meandro del loro passato.

Tuttavia, questi lettori non sono mai stati in grado di rintracciare fisicamente quegli albi, pur essendo certi della loro esistenza in qualche regione non meglio precisata del nostro mondo o di un altro. Lasciamo i nostri lettori liberi di trarne le loro valutazioni.

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