Da “Star Wars” ad “Adventureman”. Intervista a Terry Dodson

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Terry Dodson si è distinto – in coppia con la moglie Rachel, inchiostratrice di fiducia – per essere uno dei più raffinati disegnatori di fumetto supereroistico, grazie ai volti e alle movenze inconfondibili dei suoi personaggi e allo stile fluido del suo tratto. Attivo dai primi anni Novanta, ha lavorato soprattutto per Marvel Comics, firmando Trouble e Marvel Knights Spider-Man con Mark Millar, La malvagità degli uomini con Kevin Smith e Star Wars: Princess Leia con Mark Waid, senza disdegnare lavori di alto profilo per DC Comics (Harley Quinn, Wonder Woman) e Image Comics (Red One).

Dopo un periodo di relativa inattività, l’autore è tornato sugli scaffali con un progetto indipendente, Adventureman (in Italia per saldaPress), scritto da Matt Fraction, con cui aveva già collaborato in Marvel su Uncanny X-Men e The Defenders. La storia è incentrata sull’eroe di romanzi pulp Adventureman, le cui pubblicazioni terminarono bruscamente lasciando in sospeso il destino del personaggio. Ottant’anni dopo sono pochi i lettori che ancora se lo ricordano. Tra questi ci sono Claire e suo figlio, che per una serie di eventi verranno catapultati nel mondo avventuroso del personaggio, in un viaggio tra passato, presente e futuro.

Per Dodson e Fraction è un ritorno ad atmosfere che conoscono bene, quelle del fumetto d’avventura, qui distillato secondo le loro personalità. Ne abbiamo approfittato per parlare con il disegnatore dei suoi inizi e delle origini di questo progetto, pubblicato negli Stati Uniti da Image Comics nel 2020 e ora tradotto in Italia da saldaPress.

intervista terry dodson adventureman

Qual è la prima cosa che ti ricordi di aver disegnato?

I Jawa e i Tie Fighter di Star Wars, quando avevo otto anni. Anche se di recente ho trovato una cartolina d’auguri di Natale su cui disegnai un pupazzo di neve. Avevo cinque anni, mia mamma mi aveva “assunto” per disegnarlo!

Avevo letto che hai iniziato a leggere fumetti proprio per questa tua passione per Star Wars.

Sì, mi avvicinai ai fumetti per colpa dei film di Star Wars. Mi facevo comprare qualsiasi cosa avesse il marchio di Star Wars appiccicato sopra e la Marvel pubblicava i fumetti della saga. Il resto è storia.

Ti ricordi quando hai maturato il desiderio di diventare un disegnatore?

Alle medie, forse. Devo aver avuto 13 o 14 anni quando comprai il libro di Stan Lee e John Buscema Disegnare i fumetti in stile Marvel.

Che tipo di ragazzino eri a 16 anni?

Ero uno studente diligente, praticavo sport, a quell’età avevo appena iniziato a prendere lezioni di disegno a scuola. Sapevo che avevo tempo per disegnare per conto mio soltanto durante l’estate, quando non dovevo andare a scuola.

Ti ci rivedi, in quel ragazzo?

Non penso di essere cambiato molto, sono solo più acculturato, maturo, saggio e con più esperienze di vita. Ma, ora come allora, mi piace disegnare ascoltando musica.

intervista terry dodson adventureman

I tuoi genitori cosa pensavano della tua passione per il disegno?

Mi appoggiavano. Ero il quinto di cinque fratelli, tutti maschi, e mia madre pensava «Che faccia pure»: disegnare mi teneva occupato e fuori dai guai.

Adventureman come è nato?

Io e Matt stavamo lavorando su una storia di Uncanny X-Men ambientata a New York e io confidai a Matt che mi sarebbe piaciuto disegnare altre storie urbane. Mi chiese «New York?!» e poi mi mandò il soggetto per Adventureman. Era il 2010, circa.

Da lì si trattò di discutere con lui di tutte le cose mi piacevano e unirle all’idea originale di Matt – mantendo la storia ma creando un mondo compiuto in cui far vivere i personaggi. Matt ha una trama di base e una lista di personaggi/idee con nomi geniali, io cerco di infondere vita in quelle idee, scegliendo quali sviluppare.

La lavorazione del fumetto è durata molto tempo. Hai iniziato a disegnare il primo albo intorno al 2017. Avete avuto ripensamenti o occasioni per cambiare ?

L’essenza della storia è rimasta uguale ma i personaggi sono cambiati molto e con essi anche il mondo, che è diventato via via più definito. Abbiamo imboccato un sacco di strade alternative ma hanno aggiunto credibilità al nostro universo.

Adventureman è una lettera d’amore alle storie pulp degli anni Trenta e all’estetica dieselpunk. A chi ti sei ispirato per creare le ambientazioni e i personaggi?

J.C. Leyendecker, Hellboy, Long John Silver di Mathieu Lauffray. Le Vespa. È un calderone di influenze che io ho battezzato Steam Nouveau (marchio registrato!): lo steam punk incontra Indiana Jones che incontra l’Art Nouveau. È la summa di moltissime cose che mi piacciono – le passioni di una vita che avevo in testa.

Visti i tempi di realizzazione più rilassati rispetto alle scadenze dei lavori per Marvel/DC, ti sei trovato a rimuginare di più sulla pagina?

Il tempo in più mi ha permesso di provare cose nuove ed essere sicuramente più creativo. E soprattutto ho potuto mettere la quantità di dettagli che ritenevo consona a ogni scena per creare un mondo unico.

Qual è la cosa che preferisci disegnare?

Le persone. In particolare i bambini e gli anziani, hai molta più libertà quando disegni questi due tipi di personaggi.

intervista terry dodson adventureman

E la cosa che non ti piace, perché magari è più difficile o più laboriosa di altre?

Le folle, ma solo perché ci vuole molto tempo. Riesco a leggere una sceneggiatura e fare il calcolo mentale di quante ore in più mi ci vorranno se in una scena c’è una certa quantità di persone. Disegnare tante persone in una scena porta via molto tempo e consuma le mie energie perché cerco di disegnare ogni individuo meglio che posso.

Lavori da molti anni, senti di esserti evoluto rispetto agli inizi? Ti senti un disegnatore diverso?

L’obiettivo è quello di essere il disegnatore che ho sempre sognato di diventare. Per certi versi sono diventato davvero quel disegnatore, ma c’è sempre margine di miglioramento. Ed è bello vedere che sono diventato più bravo.

Sento di poter ancora migliorare in ogni aspetto del mio lavoro. Vorrei essere più costante nella qualità del mio lavoro, ma forse è questo che mi spinge a continuare a migliorare, perché se dovessi diventare costante smetterei di crescere come disegnatore.

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