I bambini di Hitler: “Neun” di Tsutomu Takahashi

di Angela Viola Borzachiello

neun Takahashi manga j-pop

«Un uomo di scienza non dovrebbe avere desideri, affezioni – nient’altro che un cuore di pietra», affermava Charles Darwin. In Germania, la figura di un tale scienziato si personificò nel medico genetista Alfred Ploetz, ideatore del piano eugenetico nazista finalizzato a ricreare la pura razza ariana. Già nel 1929, per volontà di Heinrich Himmler, comandante di polizia nella Germania nazista e Reichsfuhrer delle S.S., alcuni neonati erano sottratti alle madri e trasferiti in famiglie ritenute adeguate alla loro educazione, crescendo completamente all’oscuro del loro passato.

Da queste premesse storiche prende spunto Neun di Tsutomu Takahashi (autore tra gli altri di titoli come Jiraishin e Detonation island), manga in sei volumi pubblicato da J-Pop. Neun, che in tedesco vuol dire nove, è la storia di Franz Neun, un bambino cresciuto in una famiglia adottiva, ignaro di essere per l’appunto il nono di tredici bambini nati grazie a un esperimento atto a creare un bimbo perfetto, generato dal seme di Hitler. I tredici piccoli furono affidati alle cure di varie famiglie e alla protezione di un Wand (letteralmente “muro” in tedesco), affinché uno di loro potesse, un giorno, portare avanti il lascito del padre biologico. 

La vicenda, dalla trama scorrevole e concitata, in bilico tra storia e fiction, inizia con un Consiglio condotto da Himmler, che ordina di individuare i bambini e ucciderli tutti: una epurazione i cui motivi verranno a galla già nel secondo volume. A tale macabro scopo, i soldati tedeschi arrivano nel villaggio di Brausteppe e iniziano con l’inganno a censire le famiglie per individuare Franz Neun. Gli abitanti collaborano, ignari che, di lì a poco, il loro villaggio verrà raso al suolo. I genitori adottivi di Franz sono congedati dalla loro missione e uccisi senza pietà, insieme a tutte le altre persone a conoscenza dell’esistenza di Neun. 

neun Takahashi manga j-pop

Ma ad attivare la vicenda e renderla ancor più complicata è il rifiuto del wand Theo Becker di consegnare il piccolo Franz alle S.S. L’uomo ha il compito di proteggere il bambino da qualsiasi pericolo e continuerà a farlo ignorando l’ordine di Himmler, dimostrandosi fedele al suo protetto e disposto a qualsiasi cosa pur di salvargli la vita: solo il Führer può sollevarlo dal suo incarico. 

Nel prosieguo della vicenda, i due si nascondono in una pensione a pochi chilometri dal villaggio sterminato, dove incontrano un altro wand, Naomi, che ha in custodia Acht, il numero otto. Neun per la prima volta conosce qualcuno con il quale ha un legame di sangue. La purezza della razza risiede proprio nel sangue e quello del Führer scorre nelle vene di questi bambini, nonostante i due siano molto diversi fra loro. In particolare, Neun scopre di avere una forte sensibilità, in grado di sincronizzarsi con la mente di chi lo circonda.

Come il padre, Neun scopre di essere in grado di manipolare le persone per indurle ai suoi voleri. Forse per questo motivo, Neun e i suoi fratelli debbono morire. Uno di loro, il misterioso Sechs – il numero sei – sembra aver assunto un ruolo di comando all’interno del Partito Nazista e tutti sono sotto il suo controllo, da Himmler allo spietato Dottor U., deciso a portare a termine lo sterminio dei bambini a qualsiasi costo.

Fin dai primi episodi, emerge la capacità di Tsutomu Takahashi di raccontare i tanti risvolti emotivi di questa storia violenta, con tratti precisi e un uso sapiente del grigio. Si impone fin da subito una grande maestria nella gestione del ritmo narrativo, reso con dialoghi scarni e concisi. La costruzione delle tavole privilegia l’impatto della narrazione, il tratto nervoso accompagna i passaggi espressivi del racconto, superando la fredda rappresentazione realistica.

A volte Takahashi eccede con le tonalità di nero e grigio per esasperare la situazione claustrofobica in cui si trovano i personaggi. Il grigio onnipresente si fa materia fisica, come una patina di polvere che si posa sui volti e sugli oggetti e dona alla vicenda un tono angoscioso e mortifero. Il tratto di Takahashi rende l’angoscia del racconto un elemento quasi palpabile.

Tra le suggestioni storiche sui crimini del Nazismo e la vicenda di finzione, affiorano domande importanti: qual è il limite della scienza? Cosa rende una vita degna di essere vissuta? Nei primi tre volumi fin qui pubblicati sembra che l’autore voglia porre l’attenzione proprio sugli esperimenti di epoca nazista, mossi da una disumanità indicibile camuffata da ricerca scientifica. 

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Il Mein Kampf di Adolf Hitler ricorre in modo insistente nel corso della vicenda, guida spirituale e fonte di ispirazione per gran parte dei personaggi di questa storia: «Lo stato razzista deve considerare il bambino come il bene più prezioso della nazione». Eppure, questi bambini sono considerati solo rivoltosi in fuga che non meritano di vivere, perché non servono più allo scopo per il quale sono stati generati.

Nel corso di questa interessante serie, il piccolo Neun sarà costretto a prendere coscienza della sua vera natura e comprendere se merita o no di vivere, nonostante la sua condizione di “figlio del diavolo”.

Neun 1-3 (in corso)
di Tsutomu Takahashi
traduzione di Silvia Ricci
J-Pop, 2021
brossura, 192 pp. a voll., b/n
7,50 € a voll. (acquista online)

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