La Nuova Milano nel “Ramiro” di Frekt e Luca Albanese

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Una storia funziona, lo capisci subito, quando ti senti un po’ escluso. È come entrare in un gruppo di nuovi amici, in un nuovo ufficio, in un nuovo contesto. Qualcosa che esisteva già da prima. Qualcosa che va avanti da un po’ con quelle persone e quelle storie. Solo che adesso quelle persone e quelle storie iniziano a far parte della tua giornata, le interazioni accadono davanti ai tuoi occhi e insomma, anche se ti sentivi un po’ escluso adesso comincia a tornare tutto, man mano che le cose vanno avanti.

È quello che succede leggendo Ramiro. Una vita da lucertola, il primo di due album scritti da Frekt (al secolo Francesco Olivieri) e disegnati da Luca Albanese, editi da Poliniani, piccolo editore indipendente che sinora aveva pubblicato solo cose fatte da youtuber e influencer ma che con questa la collana Hicksville – di cui Ramiro è la prima uscita – fa il salto. E lo fa più che bene.

Ramiro mette assieme un po’ di cose che funzionano, con una chimica a metà fra la scrittura lineare ma ricca di Frekt e il disegno ingenuo e vibrante di emozioni di Albanese. Ramiro è un giovane aspirante cuoco, che in realtà la cucina ce l’ha nel sangue almeno da una generazione e che cade nella trama di un momento di passaggio del nostro Paese. Un momento che Frekt è bravissimo a fotografare con la sua sceneggiatura e mettere sullo sfondo narrativo. E che Albanese è altrettanto bravo a rappresentare come se fosse un passaggio da niente. In realtà questo è il filtro che sta a metà fra la realtà e la dimensione onirica dei personaggi di Ramiro.

Per provare a diventare cuoco, Ramiro partecipa a un reality in cui una delle autrici è Jojo, cioè Giovanna. Dietro ci sono anche il compagno di casa di Ramiro – un personaggio complesso che vedremo crescere probabilmente nel secondo numero – e l’antagonista principale, cioè lo chef Big Alfredo. Ramiro è il personaggio puro – privo di inibizioni perché privo di paure – che ci prova e si getta con il coraggio di chi è forse ingenuo e forse ancora pulito, in un mondo in cui cattiveria, paura e disincanto dominano come uniche difese dalle sconfitte accanto al più bieco arrivismo.

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Il sapore della storia è tutta nelle ambientazioni e nel contesto, tuttavia. Ambientazioni e contesto che toccano una serie di nodi cruciali del nostro momento storico: i social, la gamification del mondo, l’ambizione sfrenata, ma anche Milano e il sud, in un rapporto che sta cambiando e che rappresenta qualcosa di molto particolare in questo momento storico.

Frekt non è il primo autore che si cimenta con la Nuova Milano, con questa consapevolezza e con questo sapore ben conosciuto da chi è nato alla fine del millennio. Me ne rendo conto lentamente perché sono arrivato a Milano prima di questa trasformazione e come la proverbiale rana nel pentolone non mi sono accorto a lungo della temperatura dell’acqua che si stava rapidamente alzando. Ma negli ultimi venti anni la città è cambiata profondamente, ha superato la crisi di fine millennio, la crisi finanziaria del 2008 e adesso sta esplodendo in una chiave di diversità rispetto al resto d’Italia che pian piano viene vista e compresa da tutti.

La Nuova Milano di oggi è aliena, sofisticata, naturale, un crocevia di personaggi ingenui e calcolatori, di persone che vengono dal sud e di persone che arrivano da chissà dove, un mescolarsi di stupore e passione. Girano i soldi, le opportunità, c’è la tecnologia, gli influencer camminano per la strada e fanno le storie sotto le Tre Torri o a piazza Gae Aulenti. Indro Montanelli di bronzo sporcato di vernice mentre batte sulla sua Lettera 22 sembra appartenere alla stessa generazione dei moti del ’48, di piazza Fontana e di Cochi e Renato che vivevano sui barconi nei vecchi navigli. Una cosa da nostalgici che non c’è più.

È un punto importante. La storia scritta è importante, le citazioni colte e i ricordi meno banali di Frekt fanno gioco (la differenza tra Rolling Stone e Plastic e mille altre idee analoghe sparse con misura e noncuranza, in bocca al personaggio giusto, coerente con la battuta). Ma un fumetto va oltre i testi, sennò sarebbe un romanzo con qualche illustrazione. Invece Albanese è bravo, molto bravo.

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È bravo a caratterizzare i personaggi, certo, ed è bravo a restituire i piani di lettura della storia, i suoi momento onirici e quelli concreti, la soggettività di uno sguardo magari stravolto dall’alcol, le pause della narrazione. Ma c’è qualcosa in cui a mio avviso Albanese fa veramente la differenza e dà il meglio, riuscendo a prendere le distanze dal gruppone di disegnatori che in questi ultimi anni stanno illustrando la Nuova Milano.

Quello che Albanese fa è mostrare la sua capacità di rappresentare la città meneghina in un modo non banale, non nostalgico, non da cartolina, non reducistico, non antiquato, non passé. La sua è davvero la Milano banale dei nuovi grattacieli, delle architetture, delle persone con i telefonini e dei colori per le strade e delle atmosfere che si staccano così violentemente dalla tradizione del nord Italia e diventano metropoli continentale, nordeuropea. È una Nuova Milano, appunto, diversa da com’era prima, e totalmente funzionale alla storia di Frekt che, senza i disegni di Albanese, sarebbe una banale storia d’amore e di carriera.

Ramiro
di Frekt e Luca Albanese
brossurato, 128 pp., colore
Poliniani, giugno 2021
16,00 € (acquista online)

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