La mostra su Saul Steinberg alla Triennale di Milano

Saul Steiberg, Galleria di Milano, 1951, inchiostro e acquarello su carta, 58.4 x 36.8 cm. Collezione privata. © The Saul Steinberg Foundation/ARS, NY.

Dal 15 ottobre 2021 al 13 marzo 2022, negli spazi della Triennale di Milano, si terrà una mostra su Saul Steinberg – una delle figure più importanti del mondo dell’illustrazione nel XX secolo – che metterà al centro del proprio percorso il rapporto tra il disegnatore e il capoluogo lombardo.

L’esposizione, a cura di Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari e realizzata insieme alla casa editrice Electa, celebrerà infatti la città di Milano, in cui Steinberg visse e a cui dedicò molte delle sue opere. In mostra ci saranno disegni a matita, a penna e ad acquerello, maschere di carta, oggetti/sculture, documenti e fotografie, in una selezione resa possibile dal contributo di Saul Steinberg Foundation e di istituzioni, collezionisti e amici di Steinberg.

Steinberg arrivò a Milano dalla Romania, dove era nato ed aveva vissuto fino ai diciannove anni, e vi si stabilì fino al 1940. In quell’anno, in quanto ebreo, fu costretto a fuggire negli Stati Uniti, a causa delle leggi razziali, dopo essere stato in carcere a S.Vittore e nel campo di internamento di Tortoreto (un periodo cupo, di cui ha raramente parlato negli anni seguenti, tanto da rifiutare la pubblicazione delle proprie memorie per l’editore Adelphi).

A Milano, Steinberg si laureò in architettura al Politecnico nel 1940, mentre si era mantenuto producendo vignette satiriche per le riviste Bertoldo – con la quale iniziò a collaborare nel 1936 – e Settebello, distinguendosi presto per la sua originalità.

L’illustratore si affermò poi a New York, producendo illustrazioni e copertine per il New Yorker; ma gli anni trascorsi a Milano e la formazione culturale che lì ricevette rimasero sempre con lui. È proprio nel capoluogo lombardo che, persino, si può dire che nacque l’amore stesso di Steinberg per il disegno; ed lì che frequentò diversi artisti e intellettuali italiani, primo su tutti lo scrittore e architetto Aldo Buzzi, al quale fu particolarmente legato.

Come è stato spesso ricordato, da ultimo in una ampia (e discussa) biografia, Steinberg visse in diverse camere in affitto o pensioni, ma la maggior parte del suo soggiorno la passò in una camera stanza sopra al Bar del Grillo, un tempo al 64 di Via Pascoli, vicino al Politecnico.

Furono anni di povertà e di intensa attività, tra lo studio, i contributi a due riviste settimanali, i viaggi estivi in Romania e la partecipazione a un ambiente culturale molto vivace. Nel 1938, ormai affermato vignettista, Steinberg lasciò il Bertoldo (pubblicato da Rizzoli) per una collaborazione più regolare con Settebello (Mondadori), entrando anche nel comitato di redazione.

Presto, però, la sua traiettoria professionale finì per scontrarsi con il clima politico italiano e il crescente affermarsi del fascismo (alcuni suoi disegni non firmati furono addirittura utilizzati dalla propaganda). Nel 1942 riuscì a ottenere il visto per gli Stati Uniti, grazie anche a Cesare Civita, ex braccio destro di Mondadori e figura chiave nell’editoria fumettistica dell’epoca (di Steinberg, Civita fu anche l’agente negli USA, per qualche tempo).

Nel 1944 rientrò in Italia, come soldato e cittadino americano, lavorando con l’Office of Strategic Services. Nel dopoguerra collaborò con lo studio BBPR ed Ernesto N. Rogers, pubblicando i suoi disegni su Domus. A Milano realizzò lo sgraffito murale del Labirinto dei ragazzi per la X Triennale (1954) e quello di Casa Mayer in via Bigli (1961), purtroppo distrutto.

Essendo stato l’autore restio a ricordare gli anni trascorsi nell’Italia fascista, la maggiore testimonianza del periodo milanese di Steinberg rimane affidata ai disegni, alcuni dei quali realizzati solo in seguito, a memoria. In essi le architetture sono spesso in primo piano e assumono una funzione emotiva delicata ma prorompente, tramite proporzioni esagerate e surreali, delineate dalla linea sottile che contraddistingue il segno dell’artista. L’influenza della monumentalità dell’Art Deco e del simbolismo del Bauhaus accompagneranno per sempre l’artista, in ogni linea da lui tracciata.

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